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La previdenza complementare

Cos'è e come è disciplinata la previdenza complementare
lavoro team
di Valeria Zeppilli

Cos'è la previdenza complementare

La previdenza complementare (o integrativa) è una forma di previdenza che si affianca, senza sostituirla, a quella obbligatoria e che si è sviluppata a partire dagli anni 90 del secolo scorso con il fine di integrare le prestazioni pensionistiche erogate dalle gestioni obbligatorie pubbliche o private al compimento dell'età pensionabile, alla luce del costante impoverimento che le ha caratterizzate nel corso degli anni.
Attualmente, la disciplina della previdenza complementare, per il settore privato, è contenuta nel decreto legislativo numero 252/2005. Per il pubblico impiego continua invece ad applicarsi la vecchia regolamentazione di cui al decreto legislativo numero 124/1993.

Chi può aderire alla previdenza complementare

La possibilità di aderire a una forma pensionistica complementare per ottenere una rendita pensionistica o una rendita pensionistica aggiuntiva a quella ordinaria non è una prerogativa dei lavoratori ma si estende a tutti i cittadini.
Infatti, possono scegliere di investire in tale sistema pensionistico integrativo:
  • i lavoratori subordinati (pubblici o privati)
  • i lavoratori autonomi
  • i libero professionisti
  • i lavoratori subordinati
  • i soggetti fiscalmente a carico
  • gli inoccupati o i disoccupati.

Il conferimento tacito del TFR

A proposito dei soggetti destinatari della previdenza complementare, va però fatta un'opportuna precisazione: per i lavoratori subordinati del settore privato vige una regola particolare, che è quella del cd. silenzio assenso.
In particolare, se entro sei mesi dall'assunzione il lavoratore non effettua alcuna scelta circa la destinazione del TFR, e quindi non specifica se preferisce lasciarlo in azienda o destinarlo alla previdenza complementare, per lui è prevista l'adesione automatica al fondo pensione di riferimento, ad altro fondo eventualmente individuato dalla contrattazione collettiva o, in assenza di entrambi, a Fondinps (che è una forma pensionistica complementare residuale costituita presso l'Inps).

Il sistema di finanziamento della previdenza complementare

Alla base della previdenza complementare vi è un sistema di finanziamento a capitalizzazione (e non a ripartizione, come avviene per la previdenza obbligatoria).
Ciò, in sostanza, vuol dire che ogni iscritto a tale sistema previdenziale convoglia i suoi versamenti in un conto individuale, le cui risorse vengono poi investite, da gestori specializzati, nel mercato finanziario attraverso titoli obbligazionari, azioni, titoli di Stato e così via. I rendimenti prodotti da tali investimenti sono quindi condizionati sia dall'andamento dei mercati che dalle scelte di gestione.
Su tale ultimo aspetto va detto che i comportamenti delle forme pensionistiche complementari sono sottoposti alla vigilanza della Covip - Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che ne assicura la trasparenza e la correttezza.

Tipologie di forme pensionistiche complementari

A seconda di quale sia la propria posizione lavorativa, i lavoratori possono scegliere di aderire a tre diverse tipologie di forme pensionistiche complementari.
Innanzitutto vi sono i fondi pensione negoziali (o chiusi), che sono quelli destinati a coloro che fanno parte di uno specifico settore lavorativo. Si pensi ad esempio, tra i tanti, a Fondapi, destinato ai lavoratori delle piccole e medie imprese, a FondoPoste, destinato ai dipendenti del gruppo Poste Italiane, o a Previprof, destinato a coloro che lavorano in studi professionali.
Vi sono, poi, i fondi pensione aperti, che sono quelli destinati a tutti i lavoratori (subordinati, autonomi o libero professionisti), ai loro familiari e ai non lavoratori. Sono gestiti da banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare.
Infine, una terza tipologia di forma pensionistica complementare è rappresentata dai PIP - Piani Individuali Pensionistici, che altro non sono che delle polizze assicurative a carattere individuale con finalità previdenziali.

Liquidazione delle prestazioni maturate

Le prestazioni maturate dal lavoratore con riferimento alla previdenza complementare vengono generalmente corrisposte mediante una rendita, aggiuntiva alla pensione ordinaria, liquidata al momento del pensionamento e comprensiva dei risultati di gestione.
Non è tuttavia escluso né che le prestazioni maturate vengano corrisposte, a determinate condizioni, integralmente o parzialmente in capitale, né che le stesse vengano corrisposte a prescindere dalla sussistenza di una pensione derivante dalla previdenza pubblica.

Differenze tra previdenza complementare e previdenza obbligatoria

Tutto quanto sinora detto rende evidenti gli elementi di differenziazione della previdenza complementare rispetto alla previdenza obbligatoria.
In particolare, essa si caratterizza, innanzitutto, per essere volontaria e per rappresentare, quindi, una semplice possibilità e non di certo un obbligo per i lavoratori.
Il sistema, inoltre, è a capitalizzazione individuale e non a ripartizione.
La previdenza complementare è poi gestita sempre da soggetti ed enti di diritto privato ed è a contribuzione definita, in quanto il lavoratore sa sempre quanto versa.

Il regime fiscale dei fondi pensione

Rispetto agli altri tipi di risparmio, invece, la previdenza complementare si caratterizza per un importante elemento: la sussistenza di particolari vantaggi fiscali, differenziati tra fase di contribuzione, fase dei rendimenti e fase delle prestazioni.
In particolare, durante la fase di contribuzione è possibile dedurre i contributi versati entro il tetto massimo fissato dalla legge; durante la fase dei rendimenti ad essi si applica un'imposta sostitutiva assoggettata a un'aliquota più bassa rispetto a quella fissata per le altre forme di risparmio; nella fase delle prestazioni, infine, per i lavoratori privati è prevista la riduzione dell'aliquota fiscale al crescere degli anni di partecipazione al fondo pensione mentre per i lavoratori pubblici è prevista la tassazione ordinaria sulle rendite e la tassazione separata sulle prestazioni in capitale.

La giurisprudenza sulla previdenza complementare

Si riporta qui di seguito quanto ribadito in due recenti sentenze della Corte di cassazione in materia di previdenza complementare.
"Con riferimento al periodo precedente la riforma introdotta dal D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124, i versamenti effettuati dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare hanno - a prescindere dalla natura del soggetto destinatario della contribuzione e, pertanto, sia nel caso in cui il fondo abbia una personalità giuridica autonoma, sia in quello in cui esso consista in una gestione separata nell'ambito dello stesso soggetto datore di lavoro - natura previdenziale e non retributiva e non sussistono pertanto i presupposti per l'inserimento dei suddetti versamenti nella base di calcolo delle indennità collegate alla cessazione del rapporto di lavoro" (Cass. n. 22128/2016).
"La "posizione previdenziale" individuale, come già precisato da Cass. 17567/2002, è ciò che risulta dai finanziamenti indicati nel precedente D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 8, e cioè sia del lavoratore che del datore di lavoro. Essa rappresenta il valore che, tenuto conto delle caratteristiche e della specifica disciplina di ciascuna forma pensionistica, il singolo iscritto ha maturato nel programma previdenziale, valore che è determinabile in relazione alla durata del periodo di iscrizione dell'interessato e dell'apporto contributivo" (Cass. n. 24105/2015).
Guida del 20 novembre 2017
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(27/11/2017 - Valeria Zeppilli)
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