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Alla ricerca della paternità

Scavando il senso dell'essere padre, l'Autrice offre un'analisi della relazionalità intra ed extrafamiliare che costruisce e costituisce l'essenza della paternità
Padre e figlio seduti sotto un albero
Dott.ssa Margherita Marzario -

Dott.ssa Margherita Marzario

Nel codice civile, prima della riforma del diritto di famiglia del 1975, vi erano varie disposizioni che contornavano la figura paterna, dall'essere il "capo della famiglia" (art. 144 cod. civ.) al prendere provvedimenti in caso di cattiva condotta del figlio (art. 319 cod. civ.). Dopo la riforma della legge 151/1975 e altri interventi legislativi, il cambiamento della figura femminile e altre trasformazioni sociali, il ruolo del padre sembra aver perso contenuto e contorni.

Il gesuita Thomas Casey indaga: "L'immagine tradizionale della paternità è stata spesso troppo stretta e restrittiva. Ma la soluzione sta forse in un padre incerto, o distante e periferico? […] Tra questi due poli esiste un equilibrio: è il modello della paternità basata sull'autorevolezza anziché sull'autoritarismo, sul servizio piuttosto che sul servilismo, sulla leadership senza boria, sulla disciplina senza repressione. Il giusto equilibrio è difficile da trovare. Una madre sensibile può aiutare un padre a percorrere la sana via di mezzo tra gli estremi: la sua compassione naturale interverrà a fermare un padre che diventa troppo severo, e d'altra parte lei non esiterà a invocare il padre come una figura autorevole per il figlio"1. La paternità è una continua ricerca dell'equilibrio e in tal senso cerca – non senza contraddizioni – di contribuire anche la legislazione, tra cui le varie modifiche legislative sui congedi parentali.

T. Casey rileva: "Le madri e la maternità godono di un'immagine positiva nell'opinione pubblica, ed è giusto. I padri, invece, oltre a essere sotto i riflettori in quanto padri, sono oggetto di nuove domande; soprattutto, ci si aspetta da loro che assumano un ruolo più attivo e coinvolto nella vita dei loro figli. Gli uomini di oggi sono disposti a sporcarsi le mani cambiando pannolini e facendo i lavori di casa, ma parte del loro nuovo ruolo li mette davanti a una inadeguatezza: come fare ad aiutare i loro figli a svilupparsi emozionalmente? Come aiutarli a trovarsi a proprio agio nel mondo maschile?"2. Nell'art. 30 comma 4 della Costituzione si parla di "ricerca della paternità", mentre nell'art. 31 comma 1 della Costituzione si parla di "speciale adeguata protezione" della maternità: la paternità è punto d'inizio e anche di ritorno del circolo della vita al cui interno s'inscrive la maternità. La paternità trova la sua dimensione nella misura in cui la trova la maternità e insieme costituiscono la genitorialità.

Nella delineazione e nel percorso della paternità è determinante il ruolo delle donne, in qualità di madri, mogli, compagne e accompagnatrici di vita, come scrive lo scrittore statunitense James Oppenheim: "Noi combattiamo anche per gli uomini / Perché anche loro sono figli di donne, / E noi per loro madri ancora"3. Maternità è anche ricordarsi che gli uomini che si hanno accanto sono figli di madri, è far vivere la maternità agli uomini che l'hanno consentita, è generare, salvaguardare e valorizzare la paternità. Una madre non deve essere chioccia escludendo il padre. Una madre è tale anche grazie al padre, per cui occorre vivere e condividere maternità e paternità nella reciproca e comune genitorialità, seppure nelle e colle differenze. Ci sono donne che, subito dopo il concepimento o dopo il parto, cambiano drasticamente dimenticando di vivere la relazione di coppia col proprio partner e rendendo la paternità una mera donazione del seme.

"Avere un padre significa rendersi conto che non siamo stati noi a dare inizio alla nostra vita – ricorda lo studioso Casey –. Noi non siamo all'inizio di tutto. Siamo connessi a qualcuno che è venuto prima di noi. In questo senso avere un padre vuol dire essere «religiosi», nel senso etimologico della parola. Il verbo latino religare, infatti, ha la connotazione di «legare, vincolare». Abbiamo un legame, un vincolo; siamo collegati a qualcuno che ci precede, siamo in relazione con qualcuno che è al di là e prima di noi stessi. Tutti hanno bisogno di un padre. Avere un padre dà un senso più solido di chi siamo, da dove veniamo. Senza un padre, ci si sente deboli e fragili, non si è mai certi. Ci si sente diseredati e rinnegati, defraudati e deprivati"4. La locuzione "ricerca della paternità" (art. 30 comma 4 Cost.) è rivolta anche alle mamme (o future mamme) affinché comprendano l'importanza della paternità.

Casey aggiunge: "I figli non vogliono un padre che neghi loro la libertà e non permetta loro di vivere la propria vita. […] Oggi l'autorità dei padri deve provenire soprattutto dalle persone che sono; deve irradiare verso l'esterno dal loro carattere. Particolarmente importante è il rapporto che esiste tra i padri e coloro dei quali si mettono al servizio. Se le persone si fidano di una figura paterna e ne vedono la purezza, l'integrità e la convinzione di un uomo che vive ciò che insegna, gli accorderanno autorità"5. La paternità è autorità, è applicazione del filosofico principio di autorità (caratterizzato da asimmetria verticale e reciprocità) e in questo gioca un ruolo rilevante e imprescindibile la maternità.

Ancora Casey: "Ogni padre si trova davanti a una tentazione a doppio taglio: o interpretare la paternità come un assoluto che lo rende del tutto autoritario, o dissolvere la paternità a tal punto che il suo rapporto con i figli diventa blando e insipido, senza alcun vincolo di autorità"6. Perché un padre sia padre occorre che la madre sia madre e che lo aiuti a diventare ed essere padre nella quotidianità. Questa è un'interpretazione evolutiva di due locuzioni significative usate nella Costituzione: "ricerca della paternità" (art. 30 comma 4 Cost.) e "essenziale funzione familiare" della madre (art. 37 comma 1 Cost.).

Sin dalla mitologia e, poi, dalla psicoanalisi si è messo in evidenza la particolarità e la difficoltà della figura paterna. Nelle parole di Casey: "La scomparsa dei padri è una delle più grandi crisi che la cultura mondiale stia affrontando. Se manca un sano rapporto con i padri, i neonati e i bambini piccoli diventano radicalmente insicuri. Sono i padri che danno il coraggio ai figli: la prontezza ad assumersi rischi, la disponibilità a essere intellettualmente curiosi, la forza per diventare sempre più indipendenti. Se vogliamo un futuro migliore per i nostri figli, dobbiamo investire nei padri"7. L'espressione costituzionale "ricerca della paternità" (art. 30 comma 4 Cost.) è sempre più attuale: è bene che il figlio conosca e riconosca il padre, come tale, affinché sappia, poi, conoscere e riconoscere altre figure e ruoli nell'ambiente extrafamiliare.

Casey descrive altri aspetti: "Le donne hanno la possibilità di prepararsi alla maternità attraverso la gravidanza. Mentre sentono il proprio corpo cambiare e crescere nel corso di nove mesi, ricevono un acuto promemoria visibile di ciò che sta per accadere e, una volta che il bambino è nato, sono fisicamente attrezzate per allattarlo. Gli uomini non scorgono davanti a sé un ruolo già così chiaramente pianificato: una volta che la moglie resta incinta, il suo ruolo fisico nella nascita del nuovo bambino sembra concluso. Essere un padre in attesa significa accettare in modo passivo ciò che sta accadendo, guardare da una distanza che contribuisce a tenerlo poco coinvolto e finanche estraneo. Quanti padri in attesa vengono invitati a corsi preparto? Quanti ricevono almeno spiegazioni dal ginecologo della moglie? Quanti ricevono il congedo di paternità? È fin troppo facile, per i padri, sentire il messaggio subliminale che sono soltanto genitori di seconda classe, mentre il centro della scena appartiene alle madri"8. Il ruolo del padre è iscritto in quello dello spermatozoo: prontezza, giusta distanza, capacità di trasformarsi, contributo della madre, autonomia del nuovo essere. E a questo il padre deve educare il figlio. Il codice paterno è importante quanto quello materno. Lo psicologo e psicoterapeuta Fabrizio Fantoni scrive, a tale proposito: "Spesso gli adolescenti riservano al genitore del sesso opposto un trattamento tanto più ruvido e distanziante quanto più sentono l'esigenza di sciogliersi da un abbraccio che li terrebbe bloccati nell'infanzia, impedendo loro di esprimere la loro voglia di crescere. Al papà rimane il compito, non sempre facile, di costruire una relazione in cui vengono evitati gli atteggiamenti affettuosi verso la sua "piccola" a vantaggio di un riconoscimento di quelle doti da grande che la ragazza sta mettendo in campo. Ad esempio la maturità, l'autonomia, l'intraprendenza che dimostra. Una presa di distanza può essere utile per entrambi". Nell'art. 1 della legge 29 luglio 1975 n. 405 "Istituzione dei consultori familiari" si legge "maternità e paternità responsabile", un connubio che deve essere tale soprattutto nel periodo adolescenziale dei figli in cui bisogna dare risposte ai loro quesiti ed esigenze esistenziali. In particolare il padre riveste un ruolo fondamentale nella formazione della personalità e della sessualità delle figlie.

Una bambina e un uomo, prima abbracciati, poi l'una sulle gambe dell'altro, guancia a guancia, capelli nei capelli: magari fosse veramente così la vita di figli e padri e tra figli e padri e in particolare con le figlie. A differenza della maternità che è viscerale, corporea, la paternità è una relazione che va costruita a livello epidermico, con contatto, vicinanza, presenza, sensibilità. È una relazione che va ri-conosciuta e ri-cercata: anche questo è il senso dell'espressione "ricerca della paternità" (art. 30 comma 4 Cost.).

"Un bambino viene avvicinato all'arte dal padre, di domenica in domenica, di scoperta in scoperta, anche di fatica in fatica. Tanto tempo dopo, quell'emozione ritorna insieme a nuove domande: perché arte e vita oggi quasi mai vanno assieme? Ed anche arte e rito? E arte e festa?"9: tanto "paternità" quanto "maternità" contengono tra le loro lettere la parola "arte", perché insieme dovrebbero trasmettere e avviare all'arte del vivere e poi all'arte e alla cultura in generale (come si evince pure dalla Carta dei diritti dei bambini all'arte e alla cultura, Bologna 2011).

Ogni paternità dovrebbe essere: lasciare tracce dei colori dell'amore e dileguare le negatività rinnovando e rinsaldando i valori della vita. Come un papà che preleva sua figlia da scuola abitualmente in tenuta da lavoro, vecchi indumenti con gocce di colori per pitturazioni edili e sbiancati dalla calce.

Quella paternità non tutelata adeguatamente dalla legislazione e anche dall'interpretazione e applicazione delle leggi ma che, per i figli, è una vitale relazione.


1. T. Casey in "La forza della famiglia", da "La Civiltà Cattolica", n. 3987-3988 del 13-27 agosto 2016, pp. 272-273

2. T. Casey in "La forza della famiglia", cit., p. 271

3. J. Oppenheim nella poesia "Il pane e le rose", 1911

4. T. Casey in "La forza della famiglia", cit., pp. 273-274

5. T. Casey in "La forza della famiglia", cit., p. 274

6. T. Casey in "La forza della famiglia", cit., p. 272

7. T. Casey in "La forza della famiglia", cit., p. 271

8. T. Casey in "La forza della famiglia", cit., pp. 271-272

9. Dal monologo "Stran'arte. Il bambino che guardava quadri" di e con Gianluigi Gherzi

(04/04/2017 - Margherita Marzario) Foto: 123rf
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