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Affido condiviso: Aiaf, il giudice "non può imporre un modello unico di famiglia separata"

L'appello dell'Associazione Avvocati per la Famiglia e i Minori contro le linee guida del tribunale di brindisi sull'affidamento condiviso
bambino confuso guarda figure padre madre concetto divorzio

di Marina Crisafi - Il giudice deve limitarsi ad "applicare la legge – e non – abrogarla de facto". Ad affermarlo è l'Associazione Avvocati per la famiglia e i minori, entrando a gamba tesa nel dibattito scaturito dalla redazione delle linee guida per l'affido condiviso stilate nei giorni scorsi dal tribunale di Brindisi (leggi in merito: "Affido condiviso: addio al collocamento prevalente").

Le linee guida

La gestione dei figli minori di una coppia separata rimane una tematica sempre molto delicata e, nonostante sia trascorso più di un decennio dalla legge 54 che ha introdotto l'affido condiviso, nella pratica le regole dettate sono spesso disattese e spetta poi ai giudici districare il "bandolo della matassa", mettendo pace tra i genitori che sentendosi penalizzati ricorrono all'autorità, il tutto ovviamente a discapito del "diritto dei fanciulli alla bigenitorialità".

Da qui la scelta del tribunale di Brindisi di redigere delle vere e proprie linee guida: "istruzioni per l'uso" destinate ai coniugi, agli avvocati e ai giudici con il fine di avere regole precise nelle separazioni consensuali, a partire dai giorni di affidamento (all'uno o all'altro genitore), passando per l'organizzazione delle vacanze (estive, natalizie, ecc.) sino al mantenimento della prole.

Il tutto secondo un modello "paritetico" che di fatto supera il concetto della collocazione prevalente, muovendosi verso un coinvolgimento quotidiano di entrambi i genitori nella crescita ed educazione dei figli, i quali dovranno essere domiciliati presso papà e mamma, con valenza solamente anagrafica della residenza abituale.

Le critiche dell'Aiaf

Per l'Aiaf, le linee guida del tribunale di Brindisi, tuttavia, sono piuttosto "un'imposizione aprioristica di un modello unico per la risoluzione di ogni conflitto familiare che calpesta la specificità di ogni singolo caso che non può essere semplicisticamente ed ideologicamente risolto tramite un richiamo egualitario di natura totalitaria".

Infatti, si legge nel comunicato diffuso dall'associazione, ciò che è proposto dal presidente della sezione civile del tribunale "sulla carta – in realtà – impone (anticipando il pensiero proprio che si suppone applicherà anche nei giudizi contenziosi) un modello unico di famiglia separata, fondata sul matrimonio o di fatto, in cui:
i figli devono stare due giorni da un genitore e due giorni dall'altro; 
nella casa familiare, dovrà restare a vivere, sempre, chi l'ha comprata facendo così prevalere le ragioni della proprietà sulla tutela dei diritti dei minori;
nessun assegno sarà mai dovuto al genitore economicamente più debole per il mantenimento del figlio". Ciò, prosegue la nota dell'Aiaf, "in evidente contrasto con le ultime decisioni della Corte di Cassazione che ha asserito il principio esattamente contrario e, conseguentemente, si assoggetta il figlio a due distinti e alternati tenori di vita".

In sostanza, rincarano gli avvocati per la famiglia e i minori, "si elimina il diritto alla conservazione dell'habitat domestico, si dividono salomonicamente i minori in due come fossero spicchi di un'arancia e si nega il diritto dei figli a non subire le conseguenze economiche della separazione dei genitori".

Un modello, dunque, conclude l'associazione, "profondamente lesivo dei diritti dei minori, il cui interesse viene subordinato a quello dei genitori, ma soprattutto non coglie il vero spirito della legge sull'affidamento condiviso e della riforma della filiazione, con cui si è passati dalla visione 'adultocentrica', che il documento presentato vorrebbe surrettiziamente reintrodurre, a quella 'bambinocentrica'".

Da qui il fermo "no", conclude l'Aiaf, all'applicazione di "linee guida chiuse e predeterminate" e l'appello al "ministro della giustizia e al procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione affinché intervengano quanto prima, con gli strumenti che la legge fornisce loro, per impedire la negazione sistematica del diritto e per evitare che la Costituzione sia calpestata".

(13/03/2017 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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