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Revenge Porn: cos'è e cosa significa veramente

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Cos'è il revenge porn, i diversi casi, come difendersi e le proposte di legge che mirano a contrastarlo attraverso un reato ad hoc
donna triste che riceve molestie tramite computer

di Lucia Izzo - Negli ultimi anni è, purtroppo, capitato di sentir parlare assai spesso di "revenge porn", un fenomeno che ha assunto dimensioni a dir poco preoccupanti, con una diffusione sempre più capillare, complice una presenza costante e massiccia dei social media nella vita quotidiana.

  1. Cosa significa "Revenge Porn"
  2. Cos'è il revenge porn
  3. Sempre più casi di "Ricatti sessuali" in Italia
  4. Il caso di Giulia Sarti
  5. Come difendersi dal revenge porn
  6. Il ddl del governo lega 5 stelle
  7. Le altre proposte contro il revenge porn
  8. Facebook contro il revenge porn

Cosa significa "Revenge Porn"

La locuzione di origine angolassone "revenge porn", o anche "revenge pornography", associa la parola "vendetta" (revenge) a quella di pornografia, lasciando subito intendere l'uso distorto che viene fatto di immagini o video privati, a sfondo sessuale, che vengono diffusi sui social network o sul web a scopi vendicativi e senza il consenso della persona ritratta.

La nozione è ormai di uso tristemente comune, complice il moltiplicarsi di episodi di "vendetta porno" ai danni di innumerevoli vittime, uomini e (prevalentemente) donne, che si sono ritrovate violate nella loro sfera intima e hanno visto la propria immagine diffondersi in maniera "virale" senza averlo mai concesso o, addirittura, dopo essere state immortalate a loro insaputa.

Cos'è il revenge porn

Il revenge porn può, dunque, essere identificato nella pubblicazione, o minaccia di pubblicazione (anche a scopo di estorsione), di fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, senza che ne sia stato dato il consenso dal diretto interessato, ovvero la persona o una delle persone coinvolte.

La cronaca ha dimostrato come a perpetrare il ricatto sessuale siano soprattutto persone legate alla vittima da un rapporto sentimentale (coniugi, compagni/e, fidanzati/e), che agiscono in seguito alla fine di una relazione per "punire", umiliare o provare a controllare gli ex facendo uso delle immagini o dei video in loro possesso.

Può trattarsi, ad esempio, di selfie scattati dalla stessa vittima e inviati all'ex partner, oppure di video e fotografie scattate in intimità con l'idea che dovessero rimanere nella sfera privata oppure, addirittura, di scatti e riprese avvenuti di nascosto, senza che una delle parti ne fosse consapevole.

La condivisione di tali immagini, che può avvenire in rete, ma anche attraverso e-mail e cellulari, conduce a un risultato aberrante per le vittime: umiliazione, lesione della propria immagine e della propria dignità, condizionamenti nei rapporti sociali e nella ricerca di un impiego.

Molte vittime di revenge porn hanno riferito agli psicologi che l'impatto della diffusione su larga scala di immagini scattate privatamente può essere paragonato a quello di una vera e propria violenza sessuale.

Sempre più casi di "Ricatti sessuali" in Italia

Il fenomeno, purtroppo, ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni anche in Italia dove gli episodi di vendetta pornografica hanno talvolta assunto contorni drammatici, risolvendosi nella morte delle vittime, esasperate dalla situazione creatasi a seguito della diffusione dei proprio video o scatti privati.

Il pensiero va subito a Tiziana Cantone, giovane donna napoletana i cui video hard avevano iniziato a circolare in rete, ma anche su Whatsapp e poi su Facebook, diffondendosi con quella incontrollabile "viralità" a cui i social ci hanno tristemente abituati. Una vicenda che, nonostante la battaglia legale intrapresa a difesa del proprio diritto all'oblio, si è conclusa con il suicidio della vittima.


Leggi Diritto all'oblio: quando la rete uccide

Il caso di Giulia Sarti

Ma Tiziana, purtroppo, non è (e non è stata) la sola vittima di questa "piaga sociale" che ha compromesso molte esistenze e costretto a estenuanti battaglie per ottenere la difesa dei propri diritti e della propria dignità.

Negli ultimi tempi ha assunto i contorni di un vero e proprio caso politico la vicenda della ex presidente grillina della commissione Giustizia di Montecitorio, Giulia Sarti, le cui immagini private sono state diffuse online divenendo presto virali a causa delle incessanti condivisioni.

Un fenomeno che ha portato il Garante per la privacy a intervenire per richiamare "l'attenzione dei mezzi di informazione al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e del codice deontologico dei giornalisti".

Tali regole, ha precisato il Garante in un comunicato, impongono al giornalista di astenersi dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della sua vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul suo ruolo e sulla sua vita pubblica.

Inoltre, assieme all'iniziativa dell'Authority, sono giunte numerose e unanimi reazioni di solidarietà nei confronti della deputata da parte di personalità istituzionali ed esponenti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento.

Come difendersi dal revenge porn

Molti paesi, stante le dimensioni sempre più preoccupati che ha assunto il fenomeno, hannod eciso di seguire una linea dura e adottare normative ad hoc per contrastare e perseguire il revenge porn: ciò è avvenuto, ad esempio, in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli USA.

In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica in materia e l'unica possibilità riconosciuta alle vittime quella di fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali. Ciò, tuttavia, è apparso insufficiente in relazione alla gravità e alla peculiarità del fenomeno.

Nell'attesa che anche l'Italia colmi il vuoto normativo attraverso un intervento adeguato, le vittime potranno tentare di arginare le conseguenze denunciando immediatamente l'accaduto, munendosi di screenshot e "prove" di quanto subito.

Nonostante la potenziale e difficilmente controllabile diffusività di video e immagini, anche in tempi piuttosto brevi, resta sempre consigliato contattare quanto prima le piattaforme in cui sono presenti i contenuti e chiederne la rimozione. I social network, in virtù della pericolosità e dei danni che il revenge porn è idoneo a procurare, hanno nel tempo dimostrato particolare sensibilità e adottato meccanismi ad hoc per intervenire il più prontamente ed efficacemente possibile.

Il ddl del governo lega 5 stelle

Il caso dell'on. Sarti ha avuto l'effetto di accelerare l'iter per l'approvazione di una legge avente a oggetto il revenge porn. Nei giorni scorsi, alla commissione Giustizia di Palazzo Madama, si è svolta la relazione introduttiva di un d.d.l., prima firmataria la senatrice di M5S Elvira Evangelista, che mira a introdurre una fattispecie di reato ad hoc.

Il disegno di legge punta a sanzionare penalmente, con la pena della reclusione, la condotta di coloro che pubblicano, attraverso strumenti informatici o telematici, immagini o video privati sessualmente espliciti, senza l'espresso consenso delle persone ivi rappresentate, al fine di provocare nelle persone offese gravi stati di ansia, di timore e di isolamento.

Previsto anche un aggravamento di pena qualora il fatto sia commesso dal coniuge (anche separato o divorziato), dall'altra parte dell'unione civile o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima e qualora, come conseguenza non voluta, si arrivi alla morte della persona offesa.

Infine, il testo prevede anche una multa nei confronti di coloro che contribuiscono alla diffusione dei contenuti e iniziative formative rivolte a giovani e minori per un uso consapevole di internet e dei social media.

Andrea Ostellari, senatore della Lega, presidente della Commissione Giustizia, ha dichiarato: "Il testo, di cui sono relatore, a prima firma della senatrice Elvira Evangelista, incontra già una vasta condivisione trasversale. Proporrò alcune modifiche, fra cui l'ulteriore inasprimento delle pene, previste dalla bozza, per chi pubblica materiale senza consenso, contando su un rapporto fiduciario con la persona offesa e, soprattutto, in caso di morte di quest'ultima".

Le altre proposte contro il revenge porn

Il testo recentemente presentato dal M5S, tuttavia, non è l'unico sul tema: in totale sarebbe quattro le proposte in circolazione nelle aule parlamentari. Già nel settembre 2016, Forza Italia aveva ritenuto necessario prendere posizione e punire il revenge porn tramite una norma ad hoc nel Codice penale destinata a perseguire la diffusione di immagini e video sessualmente espliciti.

Alla proposta sono seguiti altri due disegni di legge: uno, presentato a Montecitorio il 9 gennaio (primo firmatario Galeazzo Bignami) e l'altro presentato in Senato il 12 marzo scorso (primo firmatario Enrico Aimi). Il terzo disegno di legge proposto da Forza Italia, prima firmataria Sandra Savino, è stato presentato il 5 marzo in Senato e assegnato alla II commissione Giustizia.

In generale, i contenuti dei provvedimenti, sia quelli presentati da FI che quelli a firma pentastellata, appaiono tra loro assai affini. La larga convergenza in materia esistente tra tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, rende auspicabile che si arrivi presto a elaborare un testo definitivo da sottoporre all'approvazione del Parlamento.


Leggi anche: I ddl sul revenge porn

Facebook contro il revenge porn

Inoltre, anche i social network hanno reagito alla capillarità degli abusi perpetrati tramite le loro piattaforme, invase da segnalazioni inerenti contenuti offensivi e immagini intime pubblicate per vendetta.

Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Facebook Inc., ha dichiarato guerra agli account responsabili di violazioni correlate al revenge porn. Oltre a sfruttare le segnalazioni da parte degli utenti per rintracciare i contenuti abusivi, il social ha fatto uso della tecnologia del photo-matching per evitare che gli elementi eliminati venissero condivisi nuovamente.

Proprio nei giorni scorsi, sono state annunciate nuove iniziative e strumenti per il rilevamento di immagini intime condivise senza autorizzazione: "Grazie all'apprendimento automatico e all'intelligenza artificiale, ora siamo in grado di rilevare in modo proattivo immagini o video che vengono condivisi senza autorizzazione su Facebook e Instagram. Ciò significa che possiamo trovare questi contenuti prima che qualcuno li segnali", ha spiegato in un post Antigone Davis, Global Head of Safety di Facebook.

Persone appositamente formate esamineranno i contenuti individuati dalla nostra tecnologia", ha aggiunto. "Se un immagine o un video viola i nostri standard lo rimuoveremo, e nella maggior parte dei casi disabiliteremo gli account che condivideranno contenuti intimi senza autorizzazione".

Inoltre, il social è pronto a lanciare un centro di supporto alle vittime all'interno di un Safety Center sviluppato insieme ad esperti: "qui le vittime troveranno organizzazioni e risorse che possono offrire loro sostegno, compresi gli strumenti da usare per rimuovere un contenuto dalla nostra piattaforma e impedirne l'ulteriore condivisione".

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(30/03/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com

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