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Pensioni: l'Inps ignora sentenze su part-time ciclico

La denuncia dell'Inca Cgil sulla questione dei contributi del part-time verticale ciclico
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di Marina Crisafi - Un modo "singolare" di procedere che rischia di far crescere le pendenze giudiziarie dell'Inps "per le quali la soccombenza è quasi matematicamente cerca". Ad affermarlo è la presidente Inca Cgil, Morena Piccinini, sul numero di ieri della rivista del patronato, intervenendo a gamba tesa sulla questione dei contributi del part-time verticale ciclico.

Secondo l'Inca, infatti, l'Inps continua ad attenersi alle disposizioni operative indicate con circolare n. 246/1986 e non ammette "deroghe finché non si modifica la normativa di riferimento". Tuttavia, esiste un contenzioso ultradecennale in materia e un "orientamento giurisprudenziale consolidato nel corso di 30 anni" che dice il contrario, prosegue la Piccinini, citando l'ultima sentenza emessa dal tribunale di Busto Arsizio il 16 gennaio scorso (la n. 16/2017). E nonostante questo "l'Inps – in mancanza di una disposizione legislativa ad hoc - continuerà a calcolare l'anzianità contributiva di questi lavoratori sulla base dell'effettivo lavoro, escludendo i periodi non lavorati".

In sostanza, secondo l'istituto, l'anzianità contributiva va calcolata soltanto sui periodi di effettiva prestazione lavorativa, anche laddove la retribuzione annuale sia superiore al minimale previsto per l'accredito dei contributi dell'intero anno. Siffatto metodo comporta, quindi, che i periodi non conteggiati non solo non vengono valorizzati per il diritto a pensione, ma "non sono coperti nemmeno dalla disoccupazione".

Una posizione che rappresenta – denuncia l'Inca – "una discriminazione se si considera che a parità di orario annuale e di retribuzione, il lavoratore a part time orizzontale ha diritto all'accredito dell'intero anno''. E che, conclude, fa aumentare i costi per la collettività per via dell'ingigantirsi del contenzioso.

(11/02/2017 - Marina Crisafi)
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