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Avvocati: atti processuali chiari e sintetici, arriva il decreto

Sinteticità e chiarezza capisaldi del processo, dai protocolli processuali alla redazione degli atti. Queste le proposte che il ministro Orlando ha annunciato in tempi brevi
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di Lucia Izzo - Un decreto ministeriale per stabilire l'obbligo di sinteticità e chiarezza degli atti processuali. È questa la proposta che il Ministero della Giustizia, Andrea Orlando, ha promesso di realizzare in tempi brevi. Un concetto ribadito nei giorni scorsi a seguito della riunione del Gruppo di lavoro istituito lo scorso 9 febbraio, presieduto dal capo dipartimento per gli affari di giustizia Antonio Mura.
L'obiettivo è quello di rendere la risposta di giustizia civile e penale non solo rapida, ma soprattutto di qualità: giustizia, infatti, non significa necessariamente "oscurità" e complessità. Per questo i capisaldi della manovra dovranno essere i principi generali di "sinteticità e chiarezza" in modo da riuscire a realizzare una vera e propria cultura, esigendo esplicitamente che in determinati passaggi giudiziari gli atti siano redatti in maniera breve e con linguaggio "limpido".
Concetti in parte già recepiti sia dal processo amministrativo che da quello civile: il primo, ad esempio, nella versione vigente stabilisce il principio generale di chiarezza e sinteticità art. 3 C.p.a.), parametri tanto essenziali da poter essere valutati dal giudice per decidere sulle spese a carico di chi perde la causa (art. 26 C.p.a.). Nel processo civile una regola simile è stata introdotta dall'art. 16-bis, comma 9- octies, del decreto legge 179/2012 per esigenze relative al procedimento telematico.

Le proposte

Da un lato, il gruppo di lavoro ha pensato di strutturare una serie di interventi normativi tesi all'enunciazione del principio generale di sinteticità (sia per i provvedimenti giudiziari che per gli atti di parte) e di norme promotrici della sinteticità e dell'organicità in ogni atto di parte o del giudice.
Si pensa di intervenire già dalle aule universitarie, inserendo l'insegnamento dell'argomentazione e del linguaggio giuridico, fino a trasfondere i summenzionati parametri valutativi nei concorsi in magistratura e nell'esame di abilitazione forense, nonché nei corsi tenuti dalle scuole di specializzazione.
Tutto ciò punterebbe a raggiungere anche la sinteticità dell'intervento orale da parte dei soggetti attivi nelle udienze, assegnando maggiori poteri al Presidente del Collegio nella conduzione delle udienze, realizzando protocolli processuali condivisi e strutturando una vera e propria banca dati delle prassi virtuose, anche relativamente alla redazione degli atti processuali. Interventi che coinvolgeranno la Corte di Cassazione, gli uffici giudiziari di merito, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Nazione Forense.
"Nel nostro ordinamento processuale, abbiamo una tendenza alla scrittura enciclopedica di atti e sentenze particolarmente prolissi", ha dichiarato il ministro Orlando, il quale ha precisato che i principi di chiarezza e sinteticità dovranno "riguardare tutti gli atti processuali per onorare il principio del giusto processo che diventa lo scopo finale: per le esigenze che impone la tecnologia tradotta in processo civile telematico, per l'archiviazione in banche-dati, per la ricerca mediante registri informatici".
Per il ministro, la sinteticità è il mezzo per raggiungere la chiarezza, che è il fine, in quanto la sovrabbondanza allunga il processo scontrandosi con la ragionevole durata auspicata dall'art. 111 della Costituzione, danneggiando altresì la parte nel proprio diritto di difesa e la collettività che ha interesse a vedere realizzarsi una giustizia giusta anche dal punto di vista dei costi che questa richiede.
(24/12/2016 - Lucia Izzo)
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