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L''incauto acquisto

Rilevanza penale della condotta colposa di chi acquista un bene senza accertarsi della provenienza
vendita illegale di borse concetto ricettazione

Avv. Daniele Paolanti -

Che cosa è l'incauto acquisto e quale la disciplina normativa

L'incauto acquisto è una fattispecie di rilevanza penale che trova disciplina nel disposto dell'art. 712 del Codice Pehale, il quale così recita:

"Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda non inferiore a dieci euro. Alla stessa pena soggiace chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza".

La conditta incriminata

La norma è di apodittica chiarezza. La condotta incriminata consiste nell'acquistare un bene di cui si dubita riguardo alla provenienza.

Elementi che dovrebbero allarmare l'acquirente possono essere la qualità o le condizioni con le quali il bene viene offerto, tali che dovrebbero indurre a ritenere che i beni stessi provengano da reato.

Carattere distintivo rispetto alla similare figura della ricettazione risiede nell'elemento soggettivo: colpa per quanto riguarda l'incauto acquisto e dolo nella ricettazione.

Nella ricettazione, infatti, c'è consapevolezza e certezza riguardo la provenienza delittuosa della cosa acquistata o venduta, mentre nella fattispecie di cui all'art. 712 c.p. elemento incriminante è il mancato accertamento della provenienza (di natura evidentemente colposa).

Esegesi della norma

Partiamo dal tenore letterale dell'art. 712 c.p.. La norma esordisce con "chiunque", di conseguenza non si tratta di un reato qualificato, ma può essere commesso dalla generalità dei consociati, non è necessario essere in possesso di determinate qualifiche. La condotta consiste nel procurarsi, mediante l'acquisto, cose che per le condizioni alle quali sono offerte o per la qualità delle medesime si sospetta possano provenire da reato. Elemento soggettivo è indiscutibilmente la colpa, poiché se vi fosse dolo si ravviserebbe la più grave fattispecie di ricettazione punita dall'art. 648 c.p. ("…chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da cinquecentosedici euro a diecimilatrecentoventinove euro […]"). La pena prevista è l'arresto fino a sei mesi o l'ammenda non inferiore a dieci euro.

La giurisprudenza più significativa in materia di ricettazione

La Corte di Cassazione ha ritenuto in un precedente piuttosto recente che ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 712 c.p. non è necessario che l'agente fosse consapevole dell'illecita provenienza dei beni richiedendosi semmai la dovuta accortezza che dovrebbe possedere una persona di normale diligenza. Queste le parole della Suprema Corte: "secondo l'ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, ai fini della configurabilità della contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza, non occorre che sia accertata la provenienza delle cose da reato, essendo a tal fine richiesta solo la prova dell'acquisto o della ricezione, senza gli opportuni accertamenti, di cose rispetto alle quali l'agente abbia motivi di sospetto circa la loro provenienza, come indicati nell'art. 712 cod. pen. (Sez. U., sent. n. 12433 del 26/11/2009, dep. 30/03/2010, Nocera, Rv. 246325). Il reato, pertanto, si realizza allorquando l'acquisto avvenga in circostanze tali da indurre una persona di media avvedutezza in una condizione di oggettivo sospetto circa la legittima provenienza delle cose, che prescinde dall'opinione o dalla valutazione dell'agente, la cui colpa si configura per la sola omissione dei doverosi accertamenti circa tale legittima provenienza" (Cassazione penale, sez. II, 21/10/2015, (ud. 21/10/2015, dep.12/11/2015), n. 45218). Per quanto riguarda invece l'acquisto di un prodotto con marchio contraffatto non si configura, secondo le Sezioni Unite, l'illecito penale di cui all'art. 712 c.p. quanto piuttosto l'illecito amministrativo previsto dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. in l. 14 maggio 2005, n. 35 e ciò per tre specifiche ragioni: dapprima mentre la norma del codice individua il soggetto agente con chiunque la norma amministrativa lo identifica nel solo acquirente finale; in relazione all'oggetto, stante l'alto grado di specificità dell'espressione "cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale" rispetto alle "cose provenienti da delitto" di cui all'art. 648 cod. pen.; 3) valga inoltre quale elemento indiziante finanche l'eliminazione dell'espressione "senza averne accertata la legittima provenienza", la cui assenza determina in modo inequivoco l'allargamento dell'ambito applicativo dell'elemento psicologico dell'agente (Cass. pen., Sez. Unite, ud. 19 gennaio 2012 – dep. 8 giugno 2012, n. 22225).

Relativamente agli obblighi di controllo gravanti sui soggetti acquirenti, leggi: "Sanzionato per incauto acquisto chi non controlla la legittima provenienza delle cose acquistate".

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(27/12/2016 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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