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Avvocati: in arrivo la legge sull’equo compenso

Il ministro Orlando annuncia al Congresso Nazionale Forense l’approdo del suo disegno di legge a palazzo Chigi
avvocato che sogna equo compenso

di Marina Crisafi – E' pronto il disegno di legge sull'equo compenso degli avvocati. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Andrea Orlando nel suo intervento al Congresso Nazionale Forense che si è chiuso ieri a Rimini.

Di equo compenso per riequilibrare i rapporti contrattuali con i clienti forti, come banche, imprese e assicurazioni, se ne parla da tempo. Esigenza rafforzata, soprattutto dopo lo "scandalo" delle convenzioni capestro di Equitalia - poi congelate a seguito dell'intervento del Cnf (leggi: "Avvocati: Equitalia congela i compensi capestro")  -, che ha spinto lo stesso Consiglio a preparare un disegno di legge in merito. Nella stessa direzione, poi, si muove peraltro il disegno di legge della parlamentare Camilla Sgambato che vuole modificare l'art. 2233 del codice civile, prevedendo la nullità di ogni patto contenente compensi manifestamente sproporzionati all'opera prestata.

Ma il ddl del ministro Orlando, sembrerebbe aver battuto i tempi, essendo già stato inviato a palazzo Chigi e, quindi, pronto ad approdare sul tavolo di uno dei prossimi consigli, intervenendo così a garanzia di un equo compenso per le prestazioni degli avvocati.

Il ddl Orlando e le altre proposte di legge

Il ddl Orlando mira, come annunciato dallo stesso ministro, a sanzionare con lo "stigma" della nullità, qualsiasi clausola o patto vessatorio che stabilisca compensi non equi per le prestazioni legali.

Nel dettaglio, sarà demandato all'autorità giudiziaria il compito di rideterminare i compensi, tenendo conto dei parametri ordinari. Tra le clausole che saranno considerate vessatorie rientra certamente quella che attribuisce al committente la facoltà di recedere dal contratto senza un preavviso congruo e quella che impone al legale di anticipare le spese per la controversia.

Nella stessa direzione, come anticipato sopra, si muove il disegno di legge del Consiglio Nazionale Forense, promosso durante l'agorà degli ordini forensi nei mesi scorsi al fine di evitare, come emerso dall'esame di numerose convenzioni tra i legali e i c.d. grandi committenti, la presenza di clausole capestro che non rispettino la proporzione tra gli onorari spettanti agli avvocati in base alla qualità e quantità del lavoro svolto.

Anche tale proposta prevede, dunque, con l'obiettivo di impedire la prassi invalsa delle convenzioni capestro imposte soprattutto dalle grandi imprese, come banche e assicurazioni, l'istituzione di una commissione ad hoc, presso il ministero della giustizia, che si occupi di valutare l'equo compenso nella professione forense, definendone i criteri di base ed individuando "gli operatori economici che ne garantiscano il rispetto dandone adeguata pubblicità".

Il ddl del Cnf definisce, inoltre, le tipologie delle clausole da considerarsi abusive, ovvero quelle che prevedono condizioni contrattuali contrari all''equo compenso, decretandone la nullità (leggi in merito: "Avvocati: arriva l'equo compenso").


Analogamente, il disegno di legge Sgambato, attualmente all'esame della Camera, con la ratio di evitare qualsiasi squilibrio di diritti e obblighi tra le parti, sanziona con la nullità qualsiasi patto che preveda un compenso ridotto o non equo per l'avvocato. Il ddl, in particolare, mira a modificare l'art. 2233 c.c. in materia di compensi agli avvocati, prevedendo, a garanzia di una misura "adeguata" all'importanza dell'opera e al decoro della professione, la sanzione della nullità di ogni patto contenente un compenso "manifestamente sproporzionato all'opera prestata", applicando, ai fini della valutazione della sproporzione i parametri stabiliti dalla legislazione vigente per le professioni regolamentate nel sistema ordinistico.

Non solo. Il novellato art. 2233 c.c. renderebbe nullo, inoltre, qualsiasi accordo "che stabilisca per il professionista un compenso inferiore a quanto liquidato dall'organo giurisdizionale, con diritto del cliente di trattenere la parte liquidata eccedente, ovvero che precluda al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che gli imponga l'anticipazione di spese per conto del cliente". Ciò al fine, si legge nella relazione al ddl, di fermare i numerosi "attentati" a danno della dignità del professionista "obbligato alla stipula di convenzioni da clienti con astratta capacità di imporre condizioni di contratto per prestazioni professionali a carattere fiduciario, spesso indecorose" (leggi in merito: "Avvocati: nullo ogni patto che prevede compensi da fame").


Le altre novità annunciate da Orlando

Gli annunci del guardasigilli non si sono fermati all'equo compenso. Durante il congresso, infatti, Orlando ha confermato il favor al rafforzamento del ruolo degli avvocati nei consigli giudiziari, che avranno maggiore voce in capitolo nelle valutazioni sui magistrati (leggi: "Giustizia: anche gli avvocati potranno valutare i capi degli uffici giudiziari"), nonché l'avvio di un tavolo di confronto per innalzare le tutele a favore delle donne avvocato, oltre alla necessità di creare degli spazi dedicati ai figli di chi frequenta i palazzi di giustizia, almeno in quelli di nuova costruzione.

Il ministro non si è tirato indietro neanche sui temi caldi della giustizia, riconoscendo gli sforzi del Csm in merito alle nuove regole per le nomine e le valutazioni delle performance, e ribadendo di fronte al Congresso, l'impegno del Governo su mediazione e Adr, e soprattutto sulla negoziazione assistita, sul patrocinio a spese dello Stato, sul ddl concorrenza e sulla giovane avvocatura.


(09/10/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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