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Avvocati: in America, Perry Mason … in Italia, Alberto Sordi!

Nel Bel Paese l'immagine mediatica dei legali crea pregiudizi deleteri e affossa la dignità della professione
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di Valeria Zeppilli – Negli Stati Uniti, l'immagine che lo spettacolo ci restituisce degli avvocati è bella e vincente. Perry Mason, Rusty Sabich, per non parlare del tenebroso Keanu Reeves ne "L'avvocato del diavolo" e i tanti altri che danno della professione forense una visione accattivante e fascinosa.

Spesso gli avvocati americani sono dei veri e propri eroi, valorizzati, esaltati, ammirati.

Tornando al di qua dell'oceano, però, la situazione non è esattamente la stessa... ed ecco che se si pensa all'Italia e ai suoi professionisti del foro, la prima scena che ci viene in mente è quella di un Alberto Sordi straparlante in toga.

O, alla meglio, quella del manzoniano Azzeccagarbugli "alto, asciutto, pelato, col naso rosso, e una voglia di lampone sulla guancia".

O, ancora, quella del precario, sfigato e confuso (a tratti esilarante) avvocato Malinconico nato dalla penna di Diego De Silva.

Va un po' meglio con l'avvocato Guerrieri di Carofiglio, ma spostandoci alle recenti fiction dura è l'immagine che della toga ci è restituita dalla serie "Non dirlo al mio capo". Tornando un po' indietro nel tempo, spietato è Totò, che in uno dei suoi innumerevoli film affermava: "gli avvocati difendono i ladri. Sa com'è…tra colleghi".

La questione dell'immagine negativa dei legali restituita da film, libri e media è una cosa seria e ha dato addirittura lo spunto per un libro ("Estetica della giustizia penale: prassi, media, fiction" a firma del Prof. Ennio Amodio) e per un convegno tenutosi qualche tempo fa al Palazzo di Giustizia di Milano ("Immagini della giustizia penale sullo schermo e nelle fiction tivù").

Chiaramente la colpa non è solo del sistema, che pure non rende agevole l'esercizio della professione e non dà alla stessa il rispetto e la dignità che meriterebbe.

La responsabilità è anche, più in generale, della cultura popolare circa i temi della giustizia. E del resto, è più facile, diceva Seneca, nel giudicare una cosa, lasciarsi trascinare "dall'opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa". Ma di tale situazione, sono in parte responsabili molti avvocati che, seguendo lo stile stereotipato del Bel Paese, hanno contribuito a disegnare un'immagine della professione facile da deridere e a rendere aspra la lotta contro i pregiudizi, combattuta dalla maggior parte dei legali italiani. 

Certo è che, però, questi pregiudizi andrebbero sconfitti: essi affossano indubbiamente la professione dell'avvocato e, se si riuscisse a superarli, i vantaggi sarebbero tangibili anche nella vita quotidiana dei legali e nell'effettivo svolgimento del loro fondamentale ruolo. 

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(19/01/2017 - Valeria Zeppilli)
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