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Condominio: gettare rifiuti dal balcone è reato

Integrata la fattispecie di getto pericoloso di cose ex art. 674 del codice penale
cartello di stop con bidoni spazzatura

di Marina Crisafi – Gettare rifiuti o oggetti dal proprio balcone in quello del vicino o nel cortile condominiale è reato.

E' integrata infatti la fattispecie di cui all'art. 674 del codice penale che punisce con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a duecentosei euro "chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti".

A sanzionare le diverse condotte dei condomini "maleducati" e incivili ci ha pensato più volte la Cassazione, condannando ad esempio, per tale reato, un condomino responsabile di aver gettato ripetutamente oggetti di qualsiasi tipo (tra cui anche una bottiglia) nel giardino dell'inquilino di sotto, trasformandolo in "un vero e proprio ricettacolo di rifiuti" (cfr. Cass. n. 44458/2015). A inchiodare l'uomo erano state le foto scattate dal vicino e le dichiarazioni dello stesso e di altri testimoni (leggi: "Cassazione: va punito il condomino che getta rifiuti nel giardino del vicino").


La ratio del reato

La ratio della contravvenzione di cui all'art. 674 c.p. ricorda la stessa Cassazione è quella di tutelare l'incolumità pubblica e più precisamente "l'interesse di prevenire pericoli più o meno gravi alle persone, dipendenti dal getto o versamento di cose atte ad offendere, molestare od imbrattare e dalla emissione di gas, vapori o fumi atti a cagionare tali effetti (Sez. 1, n. 9458 del 13/03/1986, Maistro, Rv. 173750), configurando la fattispecie un reato di pericolo, per integrare il quale è sufficiente che la cosa gettata o versata o l'emissione di gas, vapori o fumi sia idonea a produrre almeno uno degli effetti previsti, non essendo necessario provare che tali effetti si siano effettivamente verificati" (cfr. Cass. n. 44458/2015).

Quello analizzato è un tipico reato contravvenzionale, punibile indifferentemente a titolo di dolo o colpa. A risponderne, pertanto, è chiunque abbia agito volontariamente o per semplice negligenza o leggerezza, senza la consapevolezza di arrecare danno o molestia ad altri.

Le altre condotte sanzionate

La sentenza citata ovviamente non è l'unica. Più volte i supremi giudici sono tornati sull'argomento sanzionando comportamenti analoghi. Basta pensare, alla condanna nei confronti di una donna responsabile di aver gettato nel balcone dell'appartamento di sotto sia cenere che rifiuti corrosivi, come la candeggina (cfr. Cass. n. 16459/2013), o alla sorte del condomino condannato per aver gettato mozziconi dal balcone (leggi: "Buttare sigarette dal balcone è reato"). E, ancora, alle diverse pronunce sui condomini rei di aver innaffiato le piante facendo sversare l'acqua mista a terriccio negli appartamenti sottostanti o di aver, nell'intento di pulire il terrazzo dagli escrementi del proprio cane, fatto defluire gli stessi attraverso il foro di scarico nel fondo sottostante (Cass. n. 29614/2010). 

Per non parlare della fattispecie relativa a gas, vapori o fumo, sempre prevista dall'art. 674 c.p. Basta pensare che la Cassazione ha sanzionato più volte la diffusione di "odori" sgradevoli (leggi: "Quando la puzza diventa reato"), come ad esempio, la mancata raccolta degli escrementi del proprio cane da parte di un condomino che costringeva così i vicini di casa a sopportare gli olezzi molesti (cfr. Cass. n. 45230/2014), o anche il bruciare materiali o oggetti in condominio (leggi: "Condominio: bruciare plastica è reato"). 

E comunque, quand'anche non si versi in ambito penale, le condotte di gettare cose dalla finestra o dal balcone possono comunque rilevare dal punto di vista civilistico. Qualche tempo fa infatti la Cassazione ha ritenuto non configurasse il reato di cui all'art. 674 c.p., lo sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia, data "l'impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone, secondo la formulazione letterale della disposizione incriminatrice" (Cass. n. 27625/2012). Ma ciò non toglie che tale comportamento possa rappresentare un illecito civile, provocando danni all'altrui proprietà che quindi vanno risarciti.

Il più delle volte, dunque, sarebbe meglio, prima di arrivare a "sfogliare" il codice penale o quello civile, per capire cosa è lecito e cosa non lo è, basterebbe il buon senso che dovrebbe orientare ogni comportamento o azione, evitando così conseguenze spiacevoli. 

(17/07/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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