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Appalti: ok definitivo al nuovo codice. In vigore da lunedì

Ecco tutte le novità approvate dal Cdm
gruppo team di appalto

di Marina Crisafi - "Un ulteriore passo nel tentativo di sbloccare i tanti lavori fermi da troppo tempo in Italia". Con queste parole il premier ha commentato il via libera definitivo al nuovo codice degli appalti approvato oggi dal Consiglio dei ministri.

"Più semplice, meno norme, grande battaglia alla corruzione, valorizzazione del ruolo di Anac" questi i punti principali del nuovo codice sintetizzati dallo stesso Renzi, che ha sottolineato l'enorme semplificazione operata dal testo che passa da 660 articoli (e 1500 commi) a 217.

Il codice, che manda definitivamente in pensione il vecchio testo unico (d.lgs. n. 163/2006) recependo tre direttive europee (che scadevano il 18 aprile), andrà in Gazzetta Ufficiale già lunedì per entrare in vigore il giorno stesso.

Ecco tutte le novità per stazioni appaltanti e imprese:

Anac, fulcro del sistema

L'Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone diventa il cardine di tutto il nuovo sistema con poteri rafforzati che già hanno sollevato dubbi sulla capacità di farvi fronte data l'invariabilità delle risorse.

Tra i poteri, vecchi e nuovi, attribuiti all'Anac, quelli di: vestire i panni di un organo regolatore del mercato, con la preparazione di linee guida generali e del settore, prepara le linee guida del settore, di qualificare le stazioni appaltanti, abilitandole a bandire le gare in funzione delle competenze e delle risorse in loro possesso, di giudicare sulla base di un rating di reputazione, di gestire le banche dati pubbliche del settore (ecc.).

Addio gare al massimo ribasso

Stop al criterio del massimo ribasso per l'aggiudicazione delle gare che diventerà marginale rispetto a quello principale dell'offerta più vantaggiosa, dal punto di vista economico e tecnico (qualità, attrezzature, organizzazione, personale, ecc.), resa obbligatoria per i lavori al di sopra dei 500mila euro e di 209mila euro per i servizi e le forniture.

Giro di vite sui subappalti e sui ricorsi

Stretta anche sui subappalti con tetto massimo del 30% dell'importo complessivo del contratto, esteso a tutte le lavorazioni del cantiere.

Giro di vite anche sul fronte dei ricorsi, con l'inaugurazione di un nuovo rito, con decisioni più rapide (in camera di consiglio) sulle contestazioni legate alle gare, attivabile entro 30 giorni dalla pubblicazione degli ammessi.

Cabina di regia

Tra le novità più rilevanti anche la costituzione di una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio dei Ministri avente il compito di effettuare una ricognizione sull'attuazione del decreto, di esaminare le proposte di modifica e promuovere accordi, protocolli e convenzioni anche con privati per agevolare la bancabilità delle opere pubbliche.

La disciplina del funzionamento della cabina di regia sarà affidata a un decreto governativo ad hoc.

Qualificazione e rating imprese

Rimane in vita il sistema delle Soa attuale per la qualificazione delle imprese (sopra la soglia di 150mila euro) e si aggiunge con il nuovo testo il rating targato Anac. Viene introdotto un sistema per valutare tutta la "storia" dell'impresa (curriculum lavori, ritardi, contenziosi, irregolarità, ecc.), modellato sul rating di legalità utilizzato oggi dall'antitrust per i finanziamenti privati e pubblici. L'attuazione specifica dei principi sanciti nel testo sarà affidata ad Anac.

Novità anche per l'introduzione di un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti, le P.A., che come le imprese dovranno dimostrare di rispettare requisiti prefissati dall'Anac (struttura organizzativa, misure di prevenzione dei rischi di corruzione, sistemi di gestione della qualità, ecc.).

Concessioni, rischi trasferiti ai privati

A trainare la parte del codice dedicata alle concessioni è la direttiva europea 2014/23 che fa debuttare l'obbligo di trasferire il "rischio operativo" sui privati e non più sullo Stato. Entro un anno dalla firma del contratto, inoltre, deve arrivare il financial closing, ma è previsto, sempre sulla base della direttiva, un ampliamento dei casi in cui il contratto può variare in corso d'opera.

Archiviata la legge obiettivo

Addio alla legge obiettivo (introdotta dal governo Berlusconi nel 2002) sulle grandi opere che saranno scelte sulla base dell'utilità. Cessa di esistere quindi il Programma delle opere strategiche che oggi valgono più di 280 miliardi di euro a favore di un'unica programmazione nazionale. A fare da guida sarà il Piano generale dei trasporti e della logistica (Pgtl) da approvare ogni 3 anni su proposta del Mit e delibera Cipe.

Débat public e baratto amministrativo

Per le grandi opere, impattanti sul territorio e sull'ambiente, diventa obbligatorio il débat public alla francese. L'amministrazione o l'ente aggiudicatore che propone l'opera convoca una conferenza alla presenza degli interessati, enti, amministrazioni e anche comitati di cittadini. Il parere non è vincolante ma dovrà essere valutato per la definizione del progetto definitivo. Previsto inoltre il c.d. "baratto amministrativo", in base al quale la gestione di un'opera o bene pubblico potrà essere affidata a un gruppo di cittadini in cambio della sua ristrutturazione o manutenzione a scopi sociali o culturali.

Fase transitoria

La fase di attuazione delle nuove regole è la grande incognita della riforma. Il codice, infatti, entra in vigore da lunedì abrogando nell'immediatezza il vecchio testo, ma per le linee guida dell'Anac bisognerà ancora attendere diversi mesi, senza contare la quarantina di decreti attuativi necessari per completare la riforma. Un assetto che inevitabilmente genererà dubbi e problemi per gli operatori.

Il testo in PDF del nuovo codice degli appalti
(15/04/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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