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Arriva il contributo unificato ridotto, ma solo per i più poveri

Lo ha annunciato il Ministro Orlando nella relazione sull'amministrazione della giustizia ieri alla Camera
Banconota stretta con cintura simbolo risparmio

di Marina Crisafi - È in arrivo la riduzione del contributo unificato per le fasce più deboli e povere della popolazione. Ad annunciarlo è il ministro della giustizia Andrea Orlando alla Camera, al termine del dibattito sulla relazione annuale sull'amministrazione della giustizia (qui sotto allegata) che ha avuto il via libera da Montecitorio (con 234 voti a favore, 13 contro e 13 astenuti) e si appresta ora ad essere esaminata al Senato.

Il pagamento del contributo unificato è un obbligo previsto ex lege per tutti i contribuenti, fatta eccezione soltanto per coloro che rientrano nei parametri del gratuito patrocinio. In caso contrario, lo stesso va pagato, a prescindere dal reddito posseduto, semplicemente in base al parametro del valore della causa (all'aumento del quale, aumenta anche il contributo), senza la previsione di scaglioni ad hoc o di riduzioni o esenzioni.

Questo sinora. Perché a breve questa situazione, secondo quanto annunciato dal titolare di via Arenula, dovrebbe cambiare attraverso la "revisione del contributo unificato" in favore di "alcune categorie più deboli della popolazione".

Per recuperare le risorse necessarie alla riduzione del tributo, il ministro punta ai risparmi derivanti dal processo civile telematico, la cui partenza e successivo sviluppo "sarebbe stata impossibile, senza la collaborazione dell'avvocatura", ha tenuto a sottolineare lo stesso.

Quanto ai dati sulla giustizia italiana, Orlando ha confermato di fronte al Parlamento la tendenza al calo delle iscrizioni delle nuove cause e delle pendenze arretrate, che dovrebbero scendere ulteriormente a meno di 4 milioni alla fine del 2016.

Oltre alla giustizia meno lumaca, buone notizie, quelle del ministro anche sul fronte penale, con l'indice di sovraffollamento delle carceri che è sceso dal 131 al 105%, in conformità ai dettati di Strasburgo.

Rimane il nodo "tortura", il cui disegno di legge è ancora all'esame del Parlamento.

La relazione sull'amministrazione della giustizia 2015
(21/01/2016 - Marina Crisafi)
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