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Istat: si muore come ai tempi della guerra. È allarme

Secondo i dati dell'istituto sono 445mila i decessi, in aumento dell'11% rispetto all'anno precedente
Grafico a colonne

di Marina Crisafi – 445mila decessi nel 2015, ossia l'11% in più rispetto all'anno precedente (in valore assoluto 45mila scomparsi in più), come in una guerra ma in tempi di pace. Un dato inquietante quello fornito dall'Istat che sta rimbalzando in ogni dove per la sua "inspiegabilità".

Per rintracciare un livello simile di mortalità infatti si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, scrive il professor Gian Carlo Blangiardo sul sito di demografia Neodemos, "occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918: due periodi della nostra storia segnati dalle guerre che largamente spiegano dinamiche di questo tipo". Ma oggi, in un'epoca come quella attuale, "in condizioni di pace e con uno stato di benessere che, nonostante tutto, è da ritenersi ancora ampio e generalizzato", le cose sono un po' diverse.

Come si giustifica un rialzo della mortalità di queste dimensioni si chiede quindi il professore dando voce alla domanda che ci poniamo un po' tutti.

E se Grillo sul suo blog dà la colpa al Governo, la cui "spocchia stiamo pagando col sangue", scatenando le polemiche, la questione è ancora aperta e impegnerà analisti ed esperti per i mesi a venire.

Per ora, ragionando con i numeri disponibili si può solo notare che l'incremento appare in gran parte concentrato nella componente femminile della popolazione (+41mila) e coinvolge soprattutto la fascia più anziana dei residenti nel nostro Paese. C'è da considerare, inoltre, che le schede pubblicate sul sito dell'istituto di statistica si fermano ai primi 8 mesi dell'anno (all'agosto scorso) e se i dati verranno confermati su base annua si arriverebbe a 666mila morti nel 2015, ossia circa 68mila decessi in più rispetto al 2014.

Occorre dunque attendere maggiori elementi per capire se si tratta della naturale conseguenza del progressivo invecchiamento della popolazione, (anche se gli stessi analisti escludono che possa spiegare un aumento della mortalità in tale ordine ma solo di 15mila morti all'anno), di una congiuntura dovuta alle malattie stagionali e ai cali della vaccinazione o al caldo estivo, o di un vero e proprio segnale d'allarme.

Insomma, si dovrà attendere per avere spiegazioni più esaurienti e intanto il giallo delle morti resta. E con esso la paura, come sottolineato sempre su Neodemos, che a c'entrare qualcosa siano anche la crisi economica e i tagli al welfare. In altre parole, se la colpa dell'evento straordinario sia da attribuire ai tagli alla sanità pubblica dovuti alla crisi che hanno aumentato i rischi di mortalità nella parte più fragile della popolazione, come avvenuto del resto nei paesi dell'Est europeo nel passaggio dal comunismo all'economia di mercato.

Un "dejà vu che non vorremmo certo rivivere", conclude Blangiardo, e che di certo, per l'Italia rappresenterebbe il fallimento dello stato sociale.

(28/12/2015 - Marina Crisafi)
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