In questi casi, il genitore sarebbe indotto, da propri meccanismi psicologici, a provocare una fittizia malattia nel figlio per un bisogno coatto di vederlo malato, al fine di attirare l'attenzione su di sé, proiettando sul piccolo le proprie insoddisfazioni e problematiche più profonde. E' evidente come tale pratica possa essere considerata una grave forma di abuso nei confronti del minore, che può spingersi fino a simulare sintomi, procurare dei disturbi o una vera e propria malattia, così da potersi occupare in modo ossessivo della salute del bambino, sottoponendolo ad esami, visite mediche e talvolta anche interventi invasivi.
La diagnosi deve essere in prima analisi effettuata dal pediatra, sulla base del fatto che il bambino non sembra presentare i sintomi che la madre (o il padre) denuncia. Ma è una diagnosi complessa, perché spesso i sintomi descritti non sono ascrivibili a nessuna malattia nota, e questo può spingere i sanitari ad approfondire il caso con ulteriori accertamenti. Risulta inoltre difficile “sospettare” di un genitore che appare così premuroso e attento (ipercuria) alla salute del proprio figlio-vittima. Un elemento fondamentale per effettuare la diagnosi risulta l'osservazione del caregiver che accudisce il bambino.
Karlin (1995) distingue tre tipi di madri che inducono la sindrome: le “help seekers”: donne che attraverso la preoccupazione per la salute del figlio, esprimono ansia e depressione e, soprattutto, la loro incapacità a prendersi affettivamente cura del minore. Spesso si tratta di madri sole, di gravidanze inattese o di situazioni di coppia fortemente conflittuali. Le “active inducers”: donne per lo più ansiose e depresse che inducono nei figli malattie con metodi drammatici e tendono a controllare i medici, aspirando ad apparire come madri impeccabili. Infine le “doctors addicts”: donne focalizzate sul bisogno di ottenere cure mediche per malattie inesistenti del proprio figlio. Rifiutano l'esclusione della malattia e appaiono sospettose e diffidenti. In generale, quindi, le madri che procurano la sindrome di Munchausen sono affette da una forma ipocondriaca piuttosto grave che tendono a proiettare sul figlio, insieme alla parte deteriorata del proprio sé.
Può capitare anche nella pratica di un avvocato, nell'ambito di una separazione o altro, di entrare in contatto con questa forma di abuso di difficile individuazione e che pertanto necessita di un occhio attento e vigile da parte di tutte le figure che si trovano a lavorare in ambito minorile e che sono tenute ad intervenire, sempre, nel rispetto della tutela del minore e di chi se ne prende cura.





