I cittadini che contraggono l'epatite C dopo una trasfusione in ospedale non hanno diritto all'assegno 'una tantum'. Anche se la trasfusione e' 'comuqnue indispensabile pena il rischio della vita'. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 11659, ha sottolineato come ai politrasfusi contagiati spetta solo l'indennizzo da inabilita' permanente e non anche il surplus di risarcimento (l'assegno unatantum e' pari al 30% dell'indennizzo da inabilita', ndr) previsto per chi rimane vittima della vaccinazione obbligatoria.
Scrive piazza Cavour che 'ai fini della decorrenza dell'indennizzo, a carico dello Stato, in conseguenza di un danno irrimediabile alla salute non puo' essere confrontata la disciplina apprestata in casi di danno da vaccinazione obbligatoria con quella del danno da trasfusione, anche se quest'ultimo trattamento - deve riconoscere la Cassazione - sia comunque indispensabile pena il rischio della vita'.
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