Matrimonialisti: bene sentenza Cassazione su risarcimento danni a coniuge tradito
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Matrimonialisti: bene sentenza Cassazione su risarcimento danni a coniuge tradito

La recente sentenza della Corte di Cassazione sul diritto al risarcimento dei danni in favore del coniuge tradito trova il pieno consenso dei matrimonialisti. L'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, afferma infatti che la decisione di piazza Cavour apre il varco ad una "moltitudine di cause" e commenta: "Finalmente la Suprema Corte di Cassazione precisa il principio della risarcibilita' dei danni derivanti dall'infedelta' coniugale, che rappresenta una delle ragioni piu' frequenti delle crisi coniugali'. Quando ci si separa - spiega Gassani - il giudice e' tenuto a verificare caso per caso se l'infedelta' coniugale sia la causa o solo la conseguenza di una crisi gia' in atto". Ora "con questa sentenza si stabilisce che l'infedelta' che abbia leso la dignita' e l'onore del coniuge tradito rappresenta un illecito civile suscettibile di risarcimento danni. In forza di tale orientamento vengono condannate le infedelta' coniugali consumate in modo plateale e che hanno leso la dignita' e l'onore di chi le subisce. Spetta al coniuge tradito provare l'entita' dei danni subiti, sia morali che economici".

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Commentando la sentenza della Suprema Corte anche la matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace, interviene esprimendo, in una intervista all'Adnkronos, il suo apprezzamento per la decisione che stabilisce che in caso di danni alla salute o alla dignita' il coniuge tradito possa ottenere i danni, "il problema e' che i giudici italiani - spiega - deprezzano il dolore". Secondo la Matrimonialista "c'e' un totale scollamento tra i danni biologici e i danni effettivamente liquidati, per cui quando un giudice deve liquidare un danno di natura psicologica inevitabilmente lo deprezza". Racconta De Pace: "dal tradimento il piu' delle volte non ci si riprende. Uomini e donne spesso non hanno nessuna vergogna a farsi vedere nei luoghi socialmente condivisi o davanti ai figli piccoli con l'amante. Il fatto e' che i giudici italiani non danno alcun valore al danno psicologico per cui, al di la' della praticabilita' della sentenza della Cassazione, spesso non vale la pena fare una causa di questo tipo. La realta' e' che davanti alla sofferenza c'e' poca via d'uscita. La strada non e' certamente quella legale".


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