Contributi volontari INPS 2026: quanto bisogna pagare per non perdere anni di pensione
Sara Zotta |

Contributi volontari INPS 2026: quanto bisogna pagare per non perdere anni di pensione

Chi ha smesso di lavorare può continuare a versare contributi per coprire i periodi senza contribuzione e non interrompere la propria carriera previdenziale. Ecco chi può farlo, quanto deve pagare nel 2026 e come ottenere l'autorizzazione dell'INPS.

Nel corso della vita lavorativa non sempre la carriera procede senza interruzioni. Un periodo di inattività, un cambio di lavoro o una riduzione dell'attività possono lasciare dei vuoti nella storia contributiva e rendere più difficile raggiungere i requisiti per la pensione.

Per evitare che questi periodi restino scoperti, esistono i contributi volontari: versamenti effettuati direttamente dal lavoratore all'INPS per continuare a maturare contributi anche nei periodi in cui non vengono versati contributi obbligatori.

Chi può versare i contributi volontari?

Per poterli versare è necessario ottenere l'autorizzazione dell'INPS. Non è però indispensabile aver smesso completamente di lavorare: in alcune situazioni i contributi volontari possono essere versati anche durante periodi di sospensione dell'attività, ad esempio in caso di aspettativa non retribuita o di lavoro part-time con periodi senza contribuzione. 

Per ottenere l'autorizzazione, bisogna avere almeno 5 anni di contributi complessivi, pari a 260 settimane, oppure almeno 3 anni di contributi nei 5 anni che precedono la domanda.

Prima di presentare la richiesta è quindi utile controllare la propria posizione previdenziale. Nel Fascicolo Previdenziale del Cittadino, disponibile sul sito dell'INPS e accessibile con SPID, CIE o CNS, è possibile verificare i contributi già versati e i periodi eventualmente scoperti. Il simulatore della pensione può invece aiutare a capire quale potrebbe essere l'importo della futura pensione.

Come si presenta la domanda all'INPS?

Se i requisiti sono presenti, la domanda di autorizzazione si presenta online sul sito dell'INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS al servizio dedicato ai Versamenti Volontari. Una volta ottenuta l'autorizzazione, i bollettini per effettuare i pagamenti possono essere scaricati dal Portale dei Pagamenti. Dal 2026 le comunicazioni sugli importi e gli avvisi di pagamento sono disponibili online e non vengono più inviati per posta.

È importante rispettare le scadenze previste per i singoli trimestri: un pagamento effettuato in ritardo non permette di recuperare successivamente il periodo attraverso il versamento volontario.

Quanto costano i contributi volontari nel 2026?

Non esiste una cifra uguale per tutti. L'importo dipende dal tipo di lavoro svolto e dalla gestione previdenziale di appartenenza. Nel 2026 l'INPS ha aggiornato gli importi con la circolare n. 27 dell'11 marzo 2026, con decorrenza dal 1° gennaio.

Per capire quanto si deve versare, bisogna quindi distinguere tra le diverse categorie di lavoratori:

  • Lavoratori dipendenti non agricoli: l'aliquota è del 33% per chi è stato autorizzato dopo il 31 dicembre 1995, mentre resta al 27,87% per chi ha ottenuto l'autorizzazione entro quella data. Il calcolo si basa sulla retribuzione delle ultime 52 settimane di lavoro, con un minimo di 244,74 euro a settimana. Per le retribuzioni superiori a 56.224 euro annui si applica inoltre un'aliquota aggiuntiva dell'1%. Per i lavoratori soggetti al sistema contributivo è previsto un massimale di 122.295 euro sulla retribuzione utilizzabile per il calcolo. Per esempio, con una retribuzione annua lorda di 30.000 euro e un'aliquota del 33%, il costo dei contributi volontari per un anno è di circa 9.900 euro.
  • Artigiani e commercianti: il calcolo segue regole diverse e tiene conto della classe di reddito. Nel 2026 l'aliquota è del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti. Nella classe di reddito più bassa, il versamento per un artigiano parte da circa 376 euro al mese, mentre per un commerciante è leggermente più alto.
  • Gestione Separata: il calcolo si basa sulla media dei compensi dell'anno precedente e varia in base alla categoria. Nel 2026, per i professionisti senza altra previdenza, l'aliquota è del 25% e il contributo minimo è di circa 392 euro al mese. Per collaboratori e figure assimilate l'aliquota è invece del 33%, con un contributo minimo di circa 517 euro al mese.

I contributi volontari sono deducibili?

C'è poi un altro aspetto importante: i contributi volontari sono interamente deducibili dal reddito, senza un limite massimo. In pratica, le somme versate riducono il reddito sul quale viene calcolata l'IRPEF e possono quindi ridurre le imposte da pagare.

Il risparmio dipende dall'aliquota IRPEF applicata al proprio reddito. Ad esempio, su 9.900 euro di contributi, il risparmio fiscale teorico è di 3.267 euro con un'aliquota del 33% e di 4.257 euro con un'aliquota del 43%. Il beneficio effettivo può, però, essere diverso, perché dipende dal reddito complessivo e dalla situazione fiscale del singolo contribuente.

Contributi volontari e riscatto della laurea: qual è la differenza?

Attenzione, infine, a non confondere i contributi volontari con il riscatto della laurea. Si tratta di due strumenti diversi: il riscatto della laurea permette di trasformare in contributi alcuni periodi degli studi universitari già trascorsi, mentre i contributi volontari servono soprattutto a continuare a versare contributi quando viene meno la contribuzione obbligatoria.

Prima di scegliere è quindi importante controllare quanti contributi sono già presenti nella propria posizione, quali periodi possono essere coperti e quanto costerebbe il versamento. Solo dopo aver fatto questi calcoli è possibile capire se i contributi volontari sono davvero utili per raggiungere prima i requisiti della pensione o aumentare l'importo dell'assegno futuro.



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