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POSTA e RISPOSTA: multe e dintorni - carcere per debiti? (22^ puntata)

posta e risposta id9497
La proposta del lettore Antonio, pubblicata il 1° gen '11, muove gli strali critici e sbigottiti di un nostro affezionato visitatore: 1. LUCHIANO'64 (utenza mail identificata): "Ma ho capito bene? Il sig. Antonio vorrebbe stabilire per legge la decurtazione dei punti automatica contestuale alla notifica del verbale? Quello ci manca. Non serve far riferimento ad altre situazioni che nulla ci azzeccano con il "diritto". luchiano1964". 2. ANGELO PALMIERO è di diverso avviso, ma mette il dito nella piaga dell'obiettivo-fare cassa: "Potrei anche essere d'accordo con Antonio per quanto concerne il discorso di civilizzazione ma quando le multe vengono fatte per risanare i bilanci dei Comuni chi andrebbe civilizzato? Angelo Palmiero". 3. MARCO M. di Arezzo pone in risalto un aspetto ermeneutico sulle multe relative alle strisce blù: "l'art. 7 CdS non lo dice esplicitamente ma il 'porlo in funzione' comporta da parte dell'utente un suo utilizzo secondo le caratteristiche proprio dell'apparecchio. Caratteristiche che sono determinate come si legge al successivo comma 5 letto anche nell'ottica del comma 1 lett. f). Comunque, sinceramente, spero di sbagliarmi. Marco M. di Arezzo". 4. USEG (utenza identificata) è sfiduciato: "se un cittadino italiano povero, pensione inferiore ai 1000 euro, non riuscendo a fare la spesa a fine mese, non paga qualche multa, bollo auto, tassa rifiuti urbani, non ritira nemmeno più le raccomandate di equitalia, non possedendo immobili e mobili tranne una 500 scassata, cosa può succedergli, il carcere...". Mi rendo conto, e talora ne parlo e ne scrivo, di quale crisi stia attanagliando il nostro Paese, di quali salassi dobbiamo quotidiamente affrontare. Non trovo parole per confortarLa (vorrei essere un poeta del livello di Pablo Neruda per elaborarne) se non coraggio, coraggio, coraggio! Leggendo il Suo disperato sfogo mi ha fatto ripensare a Cosimo AMIDEI, giurista e filosofo vissuto nel Settecento per una sessantina d'anni. Se la detenzione carceraria per debiti non esiste più da molto tempo lo si deve proprio a questo pressoché ignoto studioso. Amidei è, infatti, autore del "Discorso filosofico-politico sopra la carcere de' debitori" (1770). Ispirata dalla fondamentale opera "Dei delitti e delle pene" di BECCARIA, che stava cent'anni avanti rispetto ai contemporanei, l'elaborazione è considerata una delle più importanti espressioni del riformismo e dell'umanitarismo settecentesco. L'opuscolo ebbe immediatamente successo. Il testo di Amidei influì certamente sulla riforma leopoldina del 1776, che, per merito del ministro Francesco Maria Gianni, abolì la carcerazione per debiti; un'identica riforma si realizzò, in periodo coevo, anche in Russia.
Ringrazio i quattro lettori protagonisti dei contributi ed invito tutti a fruire dello spazio qui sotto, indicando, se volete e potete, nome, cognome e luogo da dove scrivete: ci fa piacere sapere dove vivete. Con l'uso di telefonino e mail ha perso di significato il luogo, lo spazio fisico, che pure ha una sua importanza sotto moltissimi profili.
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(03/01/2011 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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