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Bioetica: malato Sla, no a legge testamento biologico che non preveda rifiuto alimentazione

Ancora un intervento sul delicato tema del testamento biologico. Questa volta a dire la sua è un malato di sclerosi laterale amiotrofica (Sla) Paolo Ravasin. La sua presa di posizione è chiara: una legge sul testamento biologico deve preveda la possibilita' di rifiutare l'alimentazione e l'idratazione artificiale. "Ho sentito per televisione che non vogliono introdurre l'alimentazione artificiale come cura in un eventuale disegno di legge sul testamento biologico. Se cosi' fosse il testamento biologico che ho sottoscritto nei mesi scorsi non avrebbe valore". Per Ravasin "una legge concepita in questo modo sarebbe un atto pro forma, che non vale nulla e peggiora la situazione mia e di quanti sono nelle mie condizioni perche' ci costringono a soffrire contro le nostre volonta'. Questo atteggiamento e' contro ogni rispetto della persona, dell'essere umano, perche' devo essere io a decidere che tipo di sofferenze riesco a sopportare. Anche attraverso la sentenza della Cassazione sul caso Englaro - continua il malato di Sla - si evince che l'alimentazione artificiale e' una cura che i medici attuano. Con una legge del genere come quella della quale si discute, invece, torniamo indietro di cento anni". Secondo Ravasin una legge che non consente di rifiutare l'alimentazione e l'idratazione peggiorerebbe la situazione attuale giacché in base all'articolo 32 della Costituzione "possiamo almeno rifiutare le cure". Si potrebbe aggiungere che lo stesso art. 51 del codice di deontologia medica attualmente sembrerebbe escludere la possibilità di costringere un paziente alla nutrizione artificiale: Ecco il testo della norma: Art. 51 - Rifiuto consapevole di nutrirsi - Quando una persona, sana di mente, rifiuta volontariamente e consapevolmente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle conseguenze che tale decisione può comportare sulle sue condizioni di salute. Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, ma deve continuare ad assisterla.

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(17/09/2008 - Roberto Cataldi)
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