Il “reddito di cittadinanza” secondo Grillo. Cos'è e come si può attuare. In allegato il testo del DDL

Ecco la proposta di legge sul reddito di cittadinanza che potrebbe essere discussa a breve dal Governo
soldi euro

di Marina Crisafi - Potrebbe essere discussa a breve dal Governo la proposta del reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle, riportata alla ribalta da Grillo (sul blog e in un'intervista recente al Corriere della Sera) prendendo spunto dall'invito della minoranza Pd al premier di riaprire la discussione in materia costruendo un tavolo aperto al confronto anche alle forze di opposizione, al fine di condividere una scelta di pura civiltà.

In realtà, la proposta di legge sul reddito di cittadinanza esiste già da tempo, ed è il cavallo di battaglia dei pentastellati sin dagli albori del M5S, ma sino ad oggi non è mai stata calendarizzata in aula.

Forse per via della complessità della materia, della difficoltà di reperire le coperture finanziarie necessarie, o, della mancanza di una volontà effettiva da parte della politica di affrontare decisioni che si muovono “realmente” nel senso di una sostanziale redistribuzione delle ricchezze.

Fatto sta che, comunque, nel breve periodo questa potrebbe essere “la volta buona”, per citare il “motto” twitteriano del premier o, comunque, una base seria da cui partire per un contrasto effettivo alla povertà e alla disuguaglianza.

Ecco i punti principali del progetto di legge dei Grillini sul reddito di cittadinanza:

Obiettivi

La misura corrisponde, tecnicamente, a un reddito minimo garantito (più che un reddito di cittadinanza che spetterebbe ai cittadini in genere e dunque, paradossalmente, anche ai ricchi), una sorta, cioè di sussidio universale, ma al contempo selettivo, ovvero basato su regole identiche per tutti e destinate a tutti (e non solo ad una determinata categoria di lavoratori), ma subordinato agli accertamenti dei requisiti soggettivi e oggettivi.

In particolare, come prevede l'incipit del ddl, si tratta di una misura finalizzata “a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale, a garantire il diritto al lavoro, la libera scelta del lavoro, nonché a favorire il diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all'inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro”.

A tal fine il reddito di cittadinanza verrebbe istituito su tutto il territorio nazionale, anche allo scopo di “contrastare il lavoro nero e sottrarre i cittadini al ricatto del lavoro sotto pagato, eliminare la precarietà, nel rispetto della dignità della persona, contribuendo alla ridistribuzione della ricchezza”.

Importo

Come si legge nel ddl e come ampiamente annunciato da Grillo & Co., si mira a garantire al beneficiario (unico componente di un nucleo familiare) il raggiungimento di un reddito annuo netto pari a 9.360 euro e, quindi, un assegno mensile di 780 euro (oppure un''integrazione, nell'ipotesi in cui il beneficiario abbia già un reddito).

In sostanza, lo Stato dovrà assicurare ad ogni nucleo familiare il raggiungimento del reddito minimo indicato, sotto il quale scatta la soglia di povertà, sulla base dell'importo stabilito dall'indicatore ufficiale di povertà monetaria dell'Unione Europea, il cui valore è comunque aggiornato annualmente secondo gli indici di variazione delle retribuzioni orarie contrattuali.

La misura è calcolata mensilmente sulla base del reddito familiare dichiarato al momento della presentazione della richiesta, non costituisce reddito imponibile ed è impignorabile.

Beneficiari e requisiti

Quanto alla platea degli aventi diritto al reddito di cittadinanza (esteso per tutto il periodo in cui perdurano le condizioni richieste), secondo l'art. 4 della proposta di legge, i beneficiari sarebbero tutti i cittadini italiani e stranieri che abbiano sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, che percepiscono un reddito netto annuo inferiore a 9.360 euro, mentre sono esclusi tutti i soggetti che si trovano in stato detentivo per tutta la durata della pena.

Quanto ai requisiti soggettivi e oggettivi per l'accesso al reddito, si richiede il compimento della maggiore età (e fino al compimento del 25° anno il possesso di una qualifica o diploma professionale, ovvero di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado utile per l'inserimento nel mondo del lavoro o ancora la frequenza ad un corso o percorso di istruzione o di formazione per il conseguimento di uno dei predetti titoli o qualifiche) e l'obbligo di fornire “immediata disponibilità al lavoro presso i centri per l'impiego territorialmente competenti”, instaurando un percorso di accompagnamento all'inserimento lavorativo tramite le strutture preposte e offrendo la propria disponibilità “per la partecipazione a progetti gestiti dai comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza o presso quello più vicino che ne abbia fatto richiesta”.

Ove il beneficiario non ottemperi a tali obblighi, rifiuti tre “congrue” offerte di lavoro ovvero ottenga (volontariamente) esito negativo in più di tre colloqui di selezione, perde il diritto al reddito di cittadinanza.

Coperture

Quanto alle coperture (che rappresentano uno dei nodi principali del progetto), la proposta di legge valuta il fabbisogno del provvedimento in quasi 17 milioni per il primo anno (e poco più di 16 per l'anno successivo), ai quali può provvedersi modificando, innanzitutto: - la misura del prelievo erariale sui giochi e addizionali (ivi comprese le percentuali del compenso per le attività di gestione e dei punti vendita), dalla quale si prevede possa ricavarsi un'entrata non inferiore a 600 milioni di euro); - la misura delle spese militari, con “tagli” alle missioni internazionali e dimissione dei mezzi e del patrimonio immobiliare della difesa, dalla quale si prevede un'entrata non inferiore a 3.5 milioni annui.

La proposta prevede, inoltre, che il resto delle entrate necessarie possa arrivare: dalla riduzione delle indennità parlamentari; dalla soppressione degli enti pubblici non economici; da un'imposta progressiva sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari (ovvero superiori a 2 milioni di euro) determinata e percepita dallo Stato, oltre che da “tagli” vari, tra cui non potevano mancare le auto blu e, non ultimo, l'intervento sulle pensioni d'oro, da sottoporre a prelievi progressivi e al divieto di cumulo.

Controlli

Le funzioni di “gestione, controllo ed erogazione” del beneficio verrebbero affidate a diversi soggetti (Ministeri, Regioni, Comuni, Centri per l'Impiego, Inps, Asl, Agenzie per il lavoro, scuole di ogni ordine e grado, università, ecc.) ma tutto farebbe capo alla “struttura informativa centralizzata” che raggrupperebbe le banche dati condivise, favorendo l'incrocio tra la domanda e l'offerta di lavoro; garantendo il riconoscimento delle competenze e l'implementazione del libretto formativo del cittadino e delle qualifiche, consentendo a tutti l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni centrali e con i gestori dei servizi statali, oltre ad assicurare il monitoraggio delle dinamiche del mercato del lavoro e la verifica in tempo reale dei risultati raggiunti, fornendo un sistema uniforme su tutto il territorio nazionale e agevolando la definizione di politiche pubbliche e la cooperazione tra i diversi soggetti interessati. Verrebbe istituito, inoltre, il nuovo Osservatorio nazionale del mercato del lavoro e delle politiche sociali”, con compiti di analisi, informazione e attuazione, “a tutela delle esigenze di carattere sociale e occupazionale”.

Vai al testo della proposta di legge dei Grillini
(07/03/2015 - Marina Crisafi)
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