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L'Eccezione di inadempimento

scrive penna
di Gilda Summaria -
Premesso che il rimedio generale della risoluzione del contratto resta la causa principale di estinzione del contratto stesso, ciascuna delle parti nei contratti sinallagmatici o a prestazioni corrispettive, può rifiutarsi di adempiere la propria obbligazione se l'altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria (art. 1460 cod.civ. : c.d. eccezione di inadempimento).

Questa facoltà viene a salvaguardare l'equilibrio contrattuale, il cosiddetto “sinallagma”.

Il rimedio evidentemente concerne le ipotesi in cui le prestazioni debbano essere eseguite contemporaneamente, non è ipotizzabile quando per le prestazioni siano previste tempistiche differenti o per contratto o perché connaturate al tipo di prestazioni da effettuarsi, non può peraltro essere più utilizzato se la parte che se ne poteva giovare esegue comunque la sua prestazione (Cass. Civ. Sez. Lavoro, 307/96 ).

Colui che intende avvalersi del rimedio, avuto riguardo alle circostanze del caso, non può agire quando il suo rifiuto di adempiere appaia contrario alla buona fede (Cass. Civ. Sez. II, 10506/94 ), è lo stesso Il comma dell' art. 1460 c.c. a menzionare tale regola, che sottende all'intera materia dell'esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.) .

L' Eccezione di inadempimento, appare una forma piuttosto efficace di autotutela predisposta e regolata dalla legge, anche e soprattutto da utilizzare fuori dall' alveo del giudizio, poiché rende legittimo un rifiuto della prestazione altrimenti non consentito (Cass. civ. III sez. n. 1944/77).

Tale principio e/o forma di autotutela, deve ritenersi legittimamente applicabile anche nelle ipotesi di inadempimento di un diverso negozio, purchè collegato con il primo (che contempla l'adempimento soddisfatto), da un nesso di interdipendenza funzionale, per volontà delle parti, che renda un “unicum” l'intero rapporto obbligatorio (Cass. civ. III sez. 19556/2003; Cass. Civ. Sez. III, 1389/81 ; Cass. Civ. Sez. II, 3397/84 ; Cass. Civ. Sez. III, 19556/03), infatti l'interdipendenza che deve sussistere tra le obbligazioni, può tranquillamente concretizzarsi nel nesso che si pone tra un'obbligazione collaterale (tale quella rientrante nei c.d. obblighi di protezione e di collaborazione) ed una principale (Cass. Civ. Sez. II, 387/97 ).

Il rimedio “ de quo” risulta efficace strumento di autotutela anche in sede processuale, poiché l' eccezione di inadempimento può essere strumentale alla paralisi della domanda attorea di adempimento, essa è proponibile non solo quando manchi del tutto l'adempimento, ma anche a fronte di un adempimento inesatto, concetto che assomma per es. la presenza di vizi o difetti su qualità essenziali, che connotano un un bene oggetto di compravendita (Cass. Civ. Sez. II, 7228/97 ). In una una recentissima sentenza della Cassazione (Cass. Sez. Lav. n. 890 /2013), si dice a chiare lettere che “...l'eccezione di inadempimento è una forma di autotutela privata, che deve essere fondata su prove…e che circa la prova dell'inadempimento di un'obbligazione, è ormai pacifico, in dottrina e giurisprudenza, che il creditore che agisce per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, o per l'adempimento, deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre sarà il debitore convenuto ad essere gravato dell'onere della prova dell' avvenuto adempimento.

Se è poi vero che eguale criterio di riparto dell'onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui il debitore convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell'eccezione ex art. 1460 c.c., è pur vero che in tal caso su entrambe le parti contrattuali grava l'onere della prova dei fatti costitutivi del diritto fatto valere o dell'eccezione, sicché, come chi agisce per l'adempimento, deve provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il termine di scadenza, chi agisce ex art. 1460 c.c. deve provare il fatto che sta alla base dell'eccezione in ossequio all' art. 2697 c.c…” 
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(11/07/2013 - Gilda Summaria)
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