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Shopping-dipendente? Cara moglie ti addebito la separazione!

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di Barbara LG Sordi -
Immagino che molti uomini, soprattutto quelli in piena crisi coniugale, gioiranno per una sentenza che è destinata a diventare un precedente giurisprudenziale decisamente singolare.

Secondo una recente sentenza della sezione specializzata in Diritto di Famiglia del Tribunale Civile di Roma fare shopping sfrenato può essere un valido, anzi validissimo, motivo di addebito di colpa in caso di separazione. Un uomo, stanco della moglie shopping-dipendente, ha infatti chiesto che venisse riconosciuto alla stessa l'addebito della colpa per la separazione, data la situazione diventata ormai intollerabile. La signora infatti dedicava ogni giorno, dopo l'uscita dal lavoro, alla sua attività preferita: fare compere. Ogni momento era buono per acquistare profumi o vestiti, dedicarsi alle cure estetiche più nuove, spendendo ogni singolo centesimo guadagnato con il lavoro di impiegata.

Piccolo neo nel ménage, che alla fine ha portato il marito a lamentarsi davanti ai giudici, era la presenza in famiglia di due figli, che la signora pare abbia completamente ignorato nella sua foga di acquisti per sé. Nessuna delle spese tracciate nell'arco di un triennio, 2006-2009, potevano in qualche modo relazionarsi ad un solo acquisto fatto anche per i due ragazzi. E nulla, ma proprio nulla, per la dispensa di casa. Insomma tutto il carico delle spese gravava sulle spalle del marito, che ha dovuto per anni barcamenarsi tra mutuo e spese della casa, cibo, istruzione dei figli, e così via.

Fino a che il suo lavoro funzionava l'uomo ha potuto sopportare persino che la donna attingesse anche dal fondo cassa comune (creato per le spese gestionali), quando il credito sul suo personale iniziava a virare verso il color rosso. Quando però per l'uomo le cose sono cambiate professionalmente, anche la sua sopportazione per la moglie spendacciona si è drasticamente ridimensionata. Registrando un crollo improvviso. Ed ha così invocato l'aiuto degli avvocati, che si sono appellati all'art.143 del codice civile, che obbliga entrambi i coniugi a concorrere alle spese nell'interesse della famiglia.

Così per la prima volta i giudici hanno addebitato una separazione per un motivo diverso dal tradimento coniugale o dalla violenza familiare, per una causa frivola ma assai dannosa. E alla donna spetterà farsi carico anche delle spese processuali.
Email barbaralgsordi@gmail.it
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(17/04/2013 - Barbara LG Sordi)
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