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Trasmissione, rappresentazione, sostituzione e accrescimento

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La trasmissione dell'eredità è l'istituto in forza del quale a seguito della morte del chiamato, avvenuta prima che questi abbia accettato l'eredità, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi. Tecnicamente si tratta di una successione della delazione. La delazione resta una anche se gli eredi del trasmittente sono più di uno e, nel caso di disaccordo tra eredi per l'accettazione o meno dell'eredità, chi accetta acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari. Etimologicamente, si individua l'originario de cuius nel “trasmittente” ed il soggetto che muore prima di aver accettato l'eredità del trasmittente nel “trasmissario”. E' opportuno notare che, nel caso in cui gli eredi del trasmissario accettassero l'eredità del trasmittente, essi starebbero accettando tacitamente anche l'eredità del proprio trasmissario, in quanto esercitano un diritto (l'accettazione dell'eredità del trasmittente) compreso nel patrimonio del trasmissario.


La rappresentazione opera, nella successione legittima, allorquando i discendenti subentrano, nel luogo e nel grado del proprio ascendente, in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare l'eredità. Nelle successioni testamentarie la rappresentazione opera solamente nei casi in cui non si tratti di eredi legittimari e quando il testatore non abbia provveduto, per il caso in cui il primo chiamato non potesse o volesse venire alla successione, mediante una sostituzione ordinaria.

La sostituzione può essere di due tipi: ordinaria e fedecommissaria. Con la prima il testatore dispone che, nel caso in cui un chiamato non possa o non voglia venire alla successione, gli sostituisce un chiamato in subordine. Con la sostituzione fedecommissaria, istituto eccezionale che mira alla tutela dei soggetti interdetti, il genitore, gli ascendenti in linea retta ed il coniuge possono istituire l'interdetto erede, con l'obbligo di conservare e restituire alla sua morte il patrimonio ereditario, a favore del soggetto che ha avuto cura dell'interdetto medesimo.

In dottrina e giurisprudenza vi è ampio dibattito sulla configurabilità o meno di una sostituzione fedecommissaria nel caso di attribuzione ad un soggetto dell'usufrutto universale e, ad altro chiamato, la nuda proprietà dell'intera eredità. La Suprema Corte ha sempre ribadito che, non trattandosi di una delazione successiva, tale fattispecie non integri un fedecommesso, nullo, al di fuori dell'ipotesi di tutela espressamente prevista dal legislatore.


L'accrescimento opera di diritto quando più eredi sono stati istituiti, con uno stesso testamento, nell'universalità dei beni senza determinazione di quote o in parti uguali. Nel caso in cui uno dei coeredi non possa o non voglia venire alla successione (in mancanza dell'operare delle altre fattispecie summenzionate), la quota si accresce agli altri coeredi. In merito alla validità di una disposizione testamentaria con la quale il testatore operi un accrescimento volontario si ritiene che questo possa essere valido.

Testamentariamente sono possibili due tipologie di sostituzione: la sostituzione ordinaria e la sostituzione fedecommissaria. Con la sostituzione ordinaria il testatore sostituisce, all'istituito, un'altra persona nel caso in cui il primo non possa o non voglia accettare l'eredità. L'art. 688 c.c. prosegue, al secondo comma, indicando che nel caso in cui il testatore avesse disposto di uno solo dei casi, si presume si sia voluto riferire anche all'altro. Esempio: Tizio istituisce erede Caio e dispone che, nel caso in cui Tizio non voglia accettare l'eredità, questa sia devoluta a Sempronio. Se Caio morisse prima di Tizio si rientrerebbe nel caso in cui Caio non possa accettare (e non “non voglia” come disposto dal testatore): cosa accade? Per la presunzione operata dal legislatore Sempronio diverrà, ugualmente, erede di Tizio.

La sostituzione fedecommissaria, invece, è un istituto in forza del quale se il primo istituito è un soggetto interdetto, l'eredità a lui devoluta, alla sua morte, si trasferirà al sostituito, ossia il soggetto che si è preso cura dell'interdetto. In questa sede tratteremo dei rapporti con la sostituzione ordinaria e non fedecommissaria.


Analizziamo i rapporti della sostituzione ordinaria con gli istituti della rappresentazione e dell'accrescimento:

  • rappresentazione: è l'istituto in forza del quale i discendenti subentrano nel grado del loro ascendente quando questi non può o non vuole accettare l'eredità. Sembrerebbe che le due norme trattino della medesima ipotesi: ossia quando il chiamato non può o non vuole accettare l'eredità. Per dirimere la questione, il secondo comma dell'art. 467 c.c. dispone che la rappresentazione opera, nella successione testamentaria (ovviamente, in quanto in mancanza di testamento, il testatore non potrebbe disporre la sostituzione) quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l'istituito non possa o non voglia accettare. Ossia, se il testatore non ha disposto una sostituzione ordinaria, opererà la rappresentazione. La norma incontra una limitazione concernente il legato di usufrutto ed i diritti personali. E' bene sottolineare che l'operare della sostituzione non può pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari: l'ultimo comma dell'art. 536 c.c. enuncia che a favore dei discendenti dei figli, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti;

  • accrescimento: l'accrescimento è l'istituto in forza del quale, nel caso di chiamati istituiti in un medesimo testamento, nella medesima quota (o senza quote) ed uno di essi non possa o non voglia accettare, la sua quota si accresce agli altri coeredi. Il conflitto con la sostituzione viene evitato dal legislatore il quale, al terzo comma dell'art. 674 c.c. dispone che l'accrescimento non ha luogo quando, dal testamento, risulta una diversa volontà del testatore, ossia risulti una sostituzione ordinaria. La sostituzione ordinaria prevale quindi sull'accrescimento.

(Dott.ssa Francesca Tessitore)
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