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La successione dell'ex coniuge (separato o divorziato)

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Il coniuge è uno dei soggetti ai quali il legislatore riserva una determinata quota di patrimonio: ma quanto dura questo obbligo?

L'art. 585 c.c. e l'art. 548 c.c. dispongono che il coniuge, cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, gode degli stessi diritti successori del coniuge non separato. Ossia, il coniuge separato senza addebito ed il coniuge separato con addebito, ma con sentenza non ancora passata in giudicato, godono degli stessi diritti successori del coniuge non separato.


Si ritiene, inoltre, che il coniuge separato senza addebito goda ancora del legato ex lege di cui all'art. 540 secondo comma c.c.: in linea di principio spetteranno i diritti di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano, se di proprietà del coniuge defunto, o comuni. Il legislatore ha previsto che tali diritti gravino sulla quota disponibile e, da tale assunto, in dottrina ed in giurisprudenza si è aperto un acceso dibattito in quanto l'articolo in commento si riferisce alla successione testamentaria e non alla successione legittima. Alcuni autori sostengono che, nella successione legittima, tali diritti compongano la quota del coniuge (e, conseguentemente, non debbano essere sommati alla quota del coniuge) mentre altra opinione ritiene che, come nelle successioni testamentarie, la quota debba gravare sulla disponibile. La Suprema Corte, nella sentenza a SS.UU. 27.02.2013, n. 4847 ha enunciato che i diritti vengono attribuiti nella successione legittima “in aggiunta alla quota (…) spettante ai sensi degli art. 581 e 582 c.c.” in quanto la norma mira a tutelare l'interesse, del coniuge, alla continuazione della permanenza nella casa adibita a residenza familiare.

Diversamente, se la separazione è stata addebitata con sentenza passata in giudicato, il coniuge superstite è ammesso a fruire dell'assegno vitalizio solo se, al momento dell'apertura della successione, godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. La natura giuridica di tale assegno, dibattuta in dottrina, non è priva di conseguenze: se si qualificasse l'assegno quale legato ex lege o diritto di riserva, sarebbe consequenziale definire il coniuge separato con addebito un legittimario e, quindi, dovrebbe imputare eventuali donazioni ricevute dal de cuius, e dovrebbe agire con l'azione di riduzione per il pagamento dell'assegno da parte dei coeredi.

Diversamente, se si qualificasse l'assegno vitalizio come un diritto di credito a carico dell'eredità, il coniuge separato con addebito dovrebbe agire con decreto ingiuntivo, come un qualsiasi creditore dell'eredità.


Solamente a seguito del divorzio, essendoci la cessazione degli effetti civili del matrimonio, i coniugi perderanno i diritti successori. L'art. 9 della L. 898/70 ha stabilito che, il coniuge divorziato che versa in stato di bisogno, possa agire in giudizio per chiedere l'attribuzione di un assegno periodico a carico dell'eredità, salvo il caso in cui il mantenimento del coniuge divorziato fosse stato versato in un'unica soluzione.

(Dott.ssa Francesca Tessitore)
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