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Il reato di bancarotta fraudolenta e di bancarotta semplice

Guida legale ai reati di bancarotta (semplice e fraudolenta) previsti e puniti dagli artt. 216 e 217 della legge fallimentare

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Guide di diritto penale

Cosa è la bancarotta

La bancarotta è un reato che si configura ogniqualvolta un imprenditore o una società dichiarati falliti con sentenza dall'autorità giudiziaria mettono in atto azioni imprudenti per impedire ai creditori di rifarsi sul patrimonio personale o sociale. Non è possibile fornire una definizione univoca della bancarotta perché la legge fallimentare ne contempla diverse figure. Queste si distinguono per le diverse condotte e i diversi stati psicologici necessari affinché si configurino le distinte fattispecie. Ne consegue che l'elemento costitutivo comune alle varie tipologie di bancarotta è la dichiarazione giudiziale di fallimento dell'imprenditore commerciale o della società che si rendono penalmente responsabili a causa delle loro condotte.

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I riferimenti normativi

 La bancarotta è contemplata dalla Legge Fallimentare (Regio Decreto n. 267 del 16.03. 1942), modificata dal D.L. n. 59 del 3.05.2016, convertito e modificato dalla L. n. 119 del 30.06.2016 in vigore dal 3.07.2016. Gli artt. 216 e 217 della legge fallimentare  contemplano rispettivamente il reato di bancarotta fraudolenta e di bancarotta semplice. Il concorso nei reati propri di bancarotta è disciplinato dall'art. 223 legge fallimentare da interpretare unitamente agli artt. 216 e 217. 

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La bancarotta fraudolenta

La bancarotta fraudolenta si caratterizza per la frode commessa dall'imprenditore o dalla società diretta ad aggravare il proprio stato d'insolvenza a suo esclusivo vantaggio e in danno delle legittime pretese avanzate dai creditori. Per comprendere al meglio il significato della disposizione si rende quindi necessario definire lo stato d'insolvenza del soggetto fallito, secondo quanto le previsioni dell'art. 5 della legge fallimentare: "1. L'imprenditore che si trova in stato d'insolvenza è dichiarato fallito. 2. Lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Il reato di bancarotta fraudolenta racchiude al suo interno tre diverse tipologie di illecito: per distrazione, preferenziale e documentale.

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La bancarotta fraudolenta per distrazione

Il reato si configura nel momento in cui l'imprenditore o l'amministratore della società  sottrae, distrae, nasconde o distrugge beni e risorse finanziarie dal proprio patrimonio o da quello collettivo per arricchire se stesso, privando nel contempo i creditori di qualsiasi forma di garanzia patrimoniale su cui soddisfarsi (Cassazione Penale, Sez. V, n. 18981 del 6.05.2016)  

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La bancarotta fraudolenta preferenziale

In questa ipotesi il soggetto o la società dichiarati falliti pagano solo alcuni dei creditori a danno degli altri. Questa condotta risulta dannosa poiché uno dei principi su cui è improntata la gestione del patrimonio fallimentare è quello della pars condicio creditorum. In virtù di questa regola ogni creditore ha il diritto soddisfare le proprie pretese sul patrimonio del fallito in condizioni paritarie (Cassazione penale, Sez. V, n. 35365 del 23.08.2016)

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La bancarotta fraudolenta documentale

Nel momento in cui un soggetto decide di esercitare un'attività commerciale è tenuto a compilare, tenere e conservare determinati libri contabili. La forma giuridica con cui si sceglie di svolgere l'attività d'impresa ha notevoli ripercussioni anche sulla complessità delle scritture e dei libri contabili previsti dall'ordinamento per finalità amministrative, legali e fiscali. Si rende quindi responsabile del reato di bancarotta fraudolenta documentale l'imprenditore che falsifica, distrugge o sottrae i libri contabili al fine di procurarsi un ingiusto profitto, danneggiando nel contempo i suoi creditori (Cassazione penale, Sez. V, n. 24059 del 9.06.2016)
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La bancarotta semplice

In questo caso il reato si configura perché il soggetto dichiarato fallito non si comporta in modo da arrecare intenzionalmente danno ai creditori. Dalla sua condotta, tuttavia, emerge una gestione scriteriata e imprudente dell'attività imprenditoriale perché:

- ha sostenuto spese personali sproporzionate alle sue reali possibilità economiche,

- ha compiuto operazioni finanziarie palesemente imprudenti,

- ha messo in atto azioni imprudenti per ritardare il fallimento (Cassazione, Sez. V, Penale, n. 35708 del 9.06.2015– 26.08 2015)

- ha aggravato la sua condizione non chiedendo personalmente il fallimento o commettendo altra grave colpa,

- non ha adempiuto le obbligazioni scaturite da una precedente procedura fallimentare,

- non ha tenuto le scritture per i tre anni che hanno preceduto il fallimento (Cassazione penale n. 5246 del 09.02.2016

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Il concorso nel reato di bancarotta

La bancarotta è un reato proprio che presuppone specifiche qualità del soggetto: imprenditore o società dichiarati falliti dall'autorità giudiziaria. Questo non significa che un soggetto esterno non possa concorrere nel reato. Il concorso dell'extraneus nel reato di bancarotta fraudolenta è normativamente disciplinato dal combinato disposto degli art. 216 - 217 e 223 della legge fallimentare. La recente Cassazione penale n. 8349 del 01/03/2016 richiamando precedente giurisprudenza ha definito così il concorso in bancarotta fraudolenta: «è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell'evento e il terzo concorrente abbia operato con la consapevolezza e la volontà di aiutare l'imprenditore in dissesto a frustrare gli adempimenti predisposti dalla legge a tutela dei creditori dell'impresa (Cassazione, Sez. V, n. 27367 del 26/04/2011).

Annamaria Villafrate

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