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Carcere per chi viola il divieto di comunicazione con il figlio attraverso un contatto per interposta persona

Legittimo l'aggravamento della misura cautelare nonostante l'approccio 'satellitare' tramite il cellulare degli amici
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di Lucia Izzo - Viola il divieto assoluto di avvicinamento e comunicazione con il figlio, il padre che, servendosi di un cellulare usato come registratore e del sostegno di alcuni amici, fa recapitare i suoi saluti al minore.

La Sezione Feriale Penale della Corte di Cassazione ha così stabilito nella sentenza n. 36898/15 (qui sotto allegata) a seguito del ricorso di un uomo, condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia in danno della propria compagna cui aveva cagionato anche lesioni personali aggravate.

Il ricorrente, inizialmente sottoposto alla misura dell'allontanamento dalla casa familiare e dal divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla compagna e dai figli, impugna l'ordinanza impositiva di un aggravamento della misura cautelare commutata in arresti domiciliari prima e custodia in carcere in seguito poiché l'imputato (poi condannato in primo grado a 3 anni di reclusione) nuovamente violava i divieti impostigli dall'autorità.

L'ennesimo aggravio veniva stabilito dal Tribunale in quanto l'uomo si sarebbe messo in contatto con il figlio mentre costui si trovava in pizzeria con la squadra di amichetti dopo una partita di calcio: il ragazzino sarebbe stato avvicinato da due amici dell'imputato i quali, con il telefono in mano usato come registratore, gli avevano portato i saluti del padre.

Gli Ermellini abbracciano la ricostruzione del Tribunale, ritenendo che quel tipo di condotta realizzata dall'imputato ben potesse realizzare una fattispecie di "contatto indiretto" tra l'uomo ed il figlio rientrante nel divieto di comunicazione "in qualunque forma" che l'uomo doveva rispettare nei confronti della compagna e dei figli.

L'iniziativa dell'imputato è risultata idonea a creare disagio e turbativa al minore, soprattutto considerando che il maltrattamento posto in essere da parte dell'uomo in danno alla madre aveva comunque causato danni anche ai figli sistematicamente costretti ad assistere alla condotta paterna, circostanza avvalorata anche dalla moderna pedagogia circa la violenza in ambito familiare che valorizza non solo quella materiale e diretta, ma anche quella cd. assistita.

Né si può ipotizzare che il fatto sia dotato di minor gravità perché, secondo il "suggestivo" lessico difensivo, l'infrazione possa apparire "satellitare" giacche, di fatto, gli arresti domiciliari erano stato imposti all'uomo proprio per contrastare i comportamenti persecutori di costui tendenti a violare quel divieto d'incontro con i figli che era stato inizialmente protetto con misure più lievi rivelatesi poi inefficaci.
Rigettato il ricordo, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.
Cass., Sezione Feriale Penale, sent. 36898/15
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(15/09/2015 - Lucia Izzo)
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