Nell'ordinamento italiano il reato di riciclaggio è stato introdotto con la legge 191/1978, la quale ha modificato il codice penale inserendo l'art. 648 bis
euro

Cos'è il riciclaggio

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Il riciclaggio è una figura di reato di tipo concorsuale ed associativo, che si configura quando un soggetto, fuori dei casi di concorso nel reato, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo o compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa.

La pena prevista è quella della reclusione da quattro a dodici anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000.

I reati presupposti

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Secondo la prima formulazione dell'articolo 648 bis Codice penale, le tipologie di reato presupposto erano quattro, ovverosia:

Dalla tassatività nella individuazione dei reati presupposti, tuttavia, erano derivati problemi non solo di natura interpretativa, ma anche di compatibilità con gli ordinamenti delle organizzazioni internazionali e soprattutto di tipo operativo.

Tali problematiche sono state superate con la legge del 9 agosto 1993 n. 328, la quale, adeguandosi alle disposizioni della Convenzione di Strasburgo dell'8 novembre 1990, ha ampliato notevolmente le tipologie dei reati presupposti. In tal modo il reato di riciclaggio, da quello che era nelle sua originaria formulazione un reato che si poteva considerare "a numero chiuso", si è trasformato in un reato più facilmente integrabile, dato che l'attuale formulazione della norma insiste sull'aspetto della dissimulazione dell'origine delittuosa dei proventi, senza scendere ulteriormente nel dettaglio.

Affinché un soggetto possa essere incriminato ai sensi dell'articolo 648 bis del Codice penale, è sufficiente accertare che lo stesso abbia agito con l'intento di procurare e sé o ad altri un profitto o di aiutare gli autori dei delitti ad assicurarsi i profitti del reato.

Da ciò si desume la natura eterologa del reato presupposto, il quale può consistere in false fatturazioni, traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, usura, evasione fiscale, truffa, reati contro la Pubblica Amministrazione, estorsione, bancarotta fraudolenta, illecita influenza sull'assemblea, aggiotaggio, millantato credito, concussione, abuso d'ufficio, appropriazione indebita, frode informatica, rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio, mendacio e falso interno bancario, reati contro il patrimonio, sequestro di persona, abusi di mercato e in tutti quei reati (o meglio delitti non colposi) dai quali si ricavano illecitamente proventi, utilità e vantaggi di tipo economico.

Soggetto attivo del reato di riciclaggio

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Nel reato di riciclaggio, il soggetto attivo è colui che, conoscendo l'origine illecita di una certa risorsa, la gestisce occultandone la provenienza e impegnandosi anche a reinvestirla in attività lontane dall'illecito, come per esempio attività commerciali sia a livello nazionale che a livello internazionale.

La pena

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Per quanto riguarda il regime sanzionatorio del reato di riciclaggio, l'articolo 648 bis del codice penale prevede, per chi lo commette, la pena della reclusione da quattro a dodici anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000.

Si stabilisce, poi, che la pena:

  • è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale;
  • è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

Come riciclare il denaro

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Il fenomeno del riciclaggio di denaro sporco può essere posto in essere, principalmente, attraverso tre diverse modalità:

placement: il denaro sporco viene trasformato in moneta scritturale, frazionandolo;

layering: il denaro sporco è ripulito mediante operazioni volte a rendere non rintracciabile la fonte illecita;

integretion: il denaro è introdotto sul territorio nazionale ovvero su quello internazionale mediante operazioni legali, come per esempio l'acquisto di immobili o l'esercizio di attività imprenditoriali più o meno grandi.

La lotta al riciclaggio

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A livello sia nazionale che sovranazionale, negli ultimi decenni, sono stati posti in essere molteplici interventi mirati per contrastare il fenomeno del riciclaggio.

Si pensi, ad esempio, al TFUE, che, nel Capitolo IV rubricato CAPITALI E PAGAMENTI, si occupa della disciplina della circolazione dei capitali regolandola in modo tale da controllarne il flusso. Sempre a livello europeo, possiamo poi citare i molteplici programmi specifici atti a contrastare l'incessante fenomeno del riciclaggio.

Il d.lgs. n. 231/2007

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In materia di contrasto al fenomeno del riciclaggio una particolare attenzione deve essere volta al Decreto Legislativo 231 del 2007,che ha introdotto un concetto estraneo al diritto penale, ossia il concetto di autoriciclaggio. Infatti, se nel diritto penale il riciclaggio non è imputato a colui che ha commesso il reato presupposto, di segno contrario è invece tale concetto nel menzionato Decreto.

Più nello specifico, ai fini della normativa antiriciclaggio, posta dal predetto decreto legislativo, a rilevare sono sei diverse condotte:

  • riciclaggio,
  • autoriciclaggio,
  • favoreggiamento,
  • ricettazione,
  • concorso,
  • associazione a delinquere.


L'osservanza di quanto stabilito dal decreto 231/2007 è assicurata dalla Banca di Italia nonché dalle altre autorità di vigilanza del settore finanziario.

L'UIF

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Particolarmente importante è l'Ufficio di Informazione Finanziaria (UIF), che è stato istituito presso la Banca di Italia in data 1° gennaio 2008 con l'obiettivo di segnalare le operazioni sospette al Ministero dell'Economia e delle Finanze, secondo quanto è previsto dall'articolo 6 del Decreto 231/2007.

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