Il curatore fallimentare

Al curatore, il cui ruolo e funzioni sono disciplinate dagli artt. 27-39 della L.F. 267/1942, il legislatore ha attribuito importanti poteri, riducendo, di riflesso, quelli del giudice delegato, che ai sensi dell'art. 25 della L.F.: “…esercita funzioni di vigilanza e di controllo sulla regolarità' della procedura”. Le riforme hanno quindi scisso le funzioni di controllo e di gestione, riconoscendo al curatore l'amministrazione del patrimonio fallimentare e il compito di porre in essere tutte le operazioni della procedura di propria competenza, al giudice delegato e al comitato dei creditori (art. 31 L.F.) il potere di vigilanza.

Ferma restando la qualità di pubblico ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni (art. 30 L.F.), il curatore è tenuto ad adempiere ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico, tenendo un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, dove annotare quotidianamente le operazioni relative alla sua amministrazione (art. 38 L.F.).

Il curatore svolge compiti inerenti l'esercizio provvisorio dell'impresa: predisposizione del programma di liquidazione e, nella fase dell'accertamento del passivo, la formazione del progetto di stato passivo (in precedenza spettante al giudice delegato). Egli ha la possibilità di rassegnare "motivate conclusioni" in ordine alle domande dei creditori e di "eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere, nonché l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione" (art. 95 L.F.)

Le novelle legislative hanno reso più articolati anche gli obblighi di comunicazione e relazione del curatore. Tra i compiti specifici dello stesso, secondo l'art. 31-bis, vi è quello di effettuare le comunicazioni ai creditori e ai titolari di diritti sui beni del fallito all'indirizzo di posta elettronica certificata e di conservare tutti i messaggi inviati e ricevuti in pendenza della procedura e fino a due anni dalla chiusura.

Il curatore, inoltre, ai sensi dell'art. 33 L.F., deve presentare al giudice delegato, entro sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento, una relazione particolareggiata sulle cause e circostanze dello stesso, sulla diligenza e responsabilità del fallito o di altri nell'esercizio dell'impresa e su quanto può interessare anche ai fini dell'istruttoria penale.

Ogni sei mesi è tenuto altresì a redigere un rapporto riepilogativo delle attività compiute a cui allegare il conto provvisorio della gestione per consentire al comitato dei creditori di formulare osservazioni e controllare lo svolgimento della gestione.

Al curatore, infine, oltre alla tradizionale funzione di procedere all'inventario dei beni del fallito (art. 87 L.F), compete l'apposizione dei sigilli sui beni stessi (art. 84 L.F).

Reclamo avverso i provvedimenti del curatore

Contro gli atti di amministrazione del curatore, commissivi ed omissivi, secondo il disposto dell'art. 36 (dedicato anche alle autorizzazioni o ai dinieghi del comitato dei creditori), sia il fallito che ogni altro interessato possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge, entro otto giorni dalla conoscenza dell'atto o, in caso di omissione, dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere. Il giudice delegato, sentite le parti, decide con decreto motivato. Ove il reclamo concernente un comportamento omissivo del curatore venga accolto, sulla base del nuovo terzo comma dell'art. 36 L.F., questi è tenuto a darvi esecuzione, mentre se trattasi di atto commissivo l'accoglimento del ricorso determina l'annullamento o la revoca dello stesso.

Responsabilità del curatore

Il curatore è obbligato ad esercitare personalmente le funzioni del proprio ufficio, potendo tuttavia delegare ad altri specifiche operazioni, previa autorizzazione del giudice delegato, e farsi coadiuvare da tecnici o da terzi retribuiti, compreso il fallito, sotto la propria responsabilità e previa autorizzazione del comitato dei creditori (art. 32 L.F.). In realtà, solo per quanto riguarda gli atti di straordinaria amministrazione (le riduzioni di crediti, le transazioni, i compromessi, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, la cancellazione di ipoteche, la restituzione di pegni, lo svincolo delle cauzioni, l'accettazione di eredita' e donazioni e gli atti di straordinaria amministrazione), ai sensi dell'art. 35 L.F., il curatore necessita dell'autorizzazione del comitato dei creditori, che si pronuncerà, prevalentemente, sul merito delle scelte che intende compiere.

Nel caso in cui gli atti menzionati superano il valore di € 50.000 e in ogni caso per gli atti transattivi, il curatore ne mette al corrente preventivamente il giudice delegato, a meno che gli stessi non siano già stati approvati ai sensi dell'art. 104 ter.

Nomina, revoca e compenso del curatore

Nominato dal Tribunale ai sensi dell'art. 29 L.F. :“Il curatore deve, entro i due giorni successivi alla partecipazione della sua nomina, far pervenire al giudice delegato la propria accettazione. Se il curatore non osserva questo obbligo, il tribunale, in camera di consiglio, provvede d'urgenza alla nomina di altro curatore.” In realtà l'accettazione può essere comunicata anche trascorsi i due giorni indicati dalla disposizione, purché prima della nomina del nuovo curatore.

L'art. 28 L.F. dispone che possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore: gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri e i ragionieri commercialisti, anche sotto forma di studi associati o società di professionisti e ferma restando, all'atto dell'accettazione dell'incarico, la designazione della persona fisica responsabile della procedura; coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento. La legge vieta, invece, la nomina di curatore al coniuge, ai parenti e agli affini entro il quarto grado del fallito, ai creditori di questo e a chi ha concorso al dissesto dell'impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonché a chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento.

Il tribunale può in ogni tempo, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o d'ufficio, revocare il curatore per inadempienza dei doveri d'ufficio, provvedendo con decreto motivato (reclamabile in Corte d'Appello), previa audizione dello stesso curatore e del comitato dei creditori (art. 37).

In base al novellato art. 37 bis L.F: i creditori riuniti per l'esame del passivo (presenti o tramite delega) possono richiedere che il curatore venga sostituito, precisandone le ragioni e indicando un nuovo incaricato.

L'art. 39 L.F. infine stabilisce che il compenso e le spese spettanti al curatore sono liquidati ad istanza del curatore e stabilite con decreto del tribunale non reclamabile e sulla base della relazione del giudice delegato. La liquidazione avviene dopo l'approvazione del rendiconto o l'esecuzione del concordato. Il tribunale può accordare acconti sul compenso per giustificati motivi. Nessun compenso, oltre quello liquidato dal tribunale, può essere preteso dal curatore, neppure a titolo di rimborso di spese.

Disegno di legge n. 2681 - 11/10/2017: nuovi poteri del curatore

La riforma amplia notevolmente i poteri del curatore nelle procedure di crisi e dell'insolvenza dei gruppi di imprese, facendolo diventare il dominus della procedura di liquidazione giudiziale, che sostituirà la procedura fallimentare.

Ecco cosa prevede il disegno di legge all'art. 3, comma 3:

- lettera a): “Nell'ipotesi di gestione unitaria della procedura di liquidazione giudiziale di gruppo, devono essere previsti, tra l'altro a) “la nomina di (…) un unico curatore;

- lettera c): l'attribuzione al curatore, anche nei confronti di imprese non insolventi del gruppo, del potere di:

1) azionare rimedi contro operazioni antecedenti l'accertamento dello stato di insolvenzadirette a spostare risorse a un'altra impresa del gruppo, in danno dei creditori;

2) esercitare le azioni di responsabilità di cui all'articolo 2497 del codice civile;

3) promuovere la denuncia di gravi irregolarità gestionali nei confronti degli organi di amministrazione delle società del gruppo non assoggettate alla procedura di liquidazione giudiziale;

4) nel caso in cui ravvisi l'insolvenza di imprese del gruppo non ancora assoggettate alla procedura di liquidazione giudiziale, segnalare tale circostanza agli organi di amministrazione e di controllo ovvero promuovere direttamente l'accertamento dello stato di insolvenza di dette imprese;

d) la disciplina di eventuali proposte di concordato liquidatorio giudiziale, in conformità alla disposizione dell'articolo 7, comma 10, lettera d).

Novità sui nuovi poteri del curatore sono previste anche ai sensi dell'art. 7 del disegno, per quanto riguarda nelle procedure di crisi e dell'insolvenza dei gruppi di imprese, disponendo:

- comma 2: Il Governo adotta misure dirette a rendere più efficace la funzione del curatore:

a) integrando la disciplina sulle incompatibilità tra gli incarichi …;

b) definendo i poteri di accertamento e di accesso a pubbliche amministrazioni e a banche di dati, per assicurare l'effettività dell'apprensione dell'attivo ..;

c) specificando il contenuto minimo del programma di liquidazione;

d) chiarendo l'ambito dei poteri giudiziali di cui all'articolo 108, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in ipotesi di subentro del curatore nel contratto preliminare di vendita;

e) attribuendo al curatore, previa acquisizione delle prescritte autorizzazioni, i poteri per il compimento degli atti e delle operazioni riguardanti l'organizzazione e la struttura finanziaria della società, previsti nel programma di liquidazione, assicurando un'adeguata e tempestiva informazione dei soci e dei creditori della società nonché idonei strumenti di tutela, in sede concorsuale, degli stessi e dei terzi interessati.”

- comma 5: Ai fini dell'esercizio delle azioni di responsabilità, il Governo prevede la legittimazione del curatore a promuovere o a proseguire:

a) per le società di capitali e per le società cooperative, l'azione sociale di responsabilità e l'azione dei creditori sociali prevista dall'articolo 2394 del codice civile, l'azione prevista dall'articolo 2476, settimo comma, del codice civile, le azioni di responsabilità previste dall'articolo 2497 del codice civile e le altre analoghe azioni di responsabilità contemplate da singole disposizioni di legge;

b) l'azione sociale di responsabilità e l'azione dei creditori sociali prevista dall'articolo 2394 del codice civile, in caso di violazione delle regole di separatezza fra uno o più patrimoni destinati costituiti dalla società e il patrimonio della società medesima;

c) per le società di persone, l'azione sociale di responsabilità nei confronti del socio amministratore cui non sia stata personalmente estesa la procedura di liquidazione giudiziale.

- comma 10: “al fine di accelerare la chiusura della procedura (...), sono adottate misure dirette a:

a) affidare la fase di riparto al curatore fatta salva la facoltà degli interessati di proporre opposizione, ricorrendo al giudice;

b) integrare la disciplina della chiusura della procedura in pendenza di procedimenti giudiziari, specificando che essa concerne tutti i processi nei quali è parte il curatorecomprese le azioni per l'esercizio dei diritti derivanti dalla liquidazione giudiziale e dalle procedure esecutive, nonché le azioni cautelari ed esecutive finalizzate ad ottenere l'attuazione delle decisioni favorevoli conseguite dalla liquidazione giudiziale; prevedere in particolare che il curatore conservi la legittimazione esclusiva in relazione ai predetti procedimenti e che, con il decreto di chiusura in pendenza di procedimenti giudiziari, il tribunale disponga sulle modalità del rendiconto e del riparto supplementare nonché sulla determinazione del supplemento di compenso eventualmente spettante al curatore in caso di realizzazione di ulteriore attivo; prevedere che al curatore sia consentito di mantenere aperta la partita IVA anche dopo la chiusura della liquidazione giudiziale in pendenza di procedimenti giudiziari;

c) prevedere che, alla chiusura della procedura relativa a società di capitali, nei casi di cui ai numeri 1) e 2) del primo comma dell'articolo 118 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il curatore convochi l'assemblea ordinaria dei soci per le deliberazioni necessarie ai fini della ripresa dell'attività o della sua cessazione, ovvero per la trattazione di argomenti sollecitati, con richiesta scritta, da un numero di soci che rappresenti una percentuale significativa del capitale sociale."

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