La ministra Cartabia ha aperto i lavori. Focus su sostenibilità della giurisdizione e della professione forense nella contemporaneità e nel futuro post-pandemico
mattoni con parola riforma

Cartabia apre i lavori del Congresso nazionale forense

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È stata la ministra Marta Carta ad aprire i lavori della Sessione Ulteriore del XXXIV Congresso nazionale forense. Un convegno che ha ospitato 650 delegati, avvocate e avvocati per discutere sulle riforme della Giustizia avanzate dal governo e in discussione in Parlamento. Tematica e dibattito politico più infuocato che mai quello sulla riforma della giustizia. «Nonostante le proposte siano già state approvate dal governo - chiarisce la Guardasigilli - io non smetto di ascoltare, di seguire, di vagliare attentamente tutte le ragioni che sono state esposte e cercare di capire, laddove davvero segnalano delle criticità, se è possibile rimediarvi. Facciamo, sapendo che il fare suscita critiche, dibattito, polemiche. Non ci tireremo indietro dall'ingrato compito. Speriamo di avere tempo per lavoro strutturale». Anche sulla prescrizione: «Non mi sottraggo alle mie responsabilità, che sono dure, sono esigenti, ma dobbiamo andare avanti»

Giustizia, i numeri del disastro

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La lentezza della giustizia nel nostro Paese è uno dei punti dolenti, sul quale la ministra afferma «L'Italia è stata vergognosamente condannata 1.202 volte per la violazione della ragionevole durata del processo. La Corte europea dei diritti dell'uomo ci ha condannato per un numero doppio al secondo in classifica che è la Turchia, che ha avuto 608 condanne. Possiamo noi permetterci questo triste primato? Il tema è difficile, ma tanto difficile quanto ineludibile. La ragionevole durata del processo evita le prescrizioni, la ragionevole durata del processo è una garanzia dei diritti voluta dalla Costituzione».

Cartabia agli avvocati: «Ho bisogno di voi»

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C'è da rimboccarsi le maniche sicuramente. E la riforma in atto non può che essere il primo step di tanti altri. Un primo passo però che, considerato il punto di partenza, deve servire a dare lo slancio. «In 5 anni siamo chiamati ad abbattere del 40% la durata dei processi civili, non perdiamo di vista la meta dalla quale dipende l'erogazione di 204 miliardi del Recovery. Non posso non rinnovare a ciascuno dei 240mila avvocati italiani, di farsi carico con me a provare ad arrivare a quella meta. Ho bisogno di ciascuno di voi, non posso farcela semplicemente portando da sola un'ipotesi di riforma che deve affrontare problemi che derivano da decenni di disattenzione della giustizia italiana».

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Foto: 123rf.com
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