Anche i titolari dei Night Club o di circoli in cui lavorano ballerine e spogliarelliste, possono finire sotto processo per sfruttamento di prostituzione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione affermando che il reato sussiste anche se le prestazioni sessuali sono eseguite a distanza, in videoconferenza. Non
importa infatti se "prostituta e cliente sono in luoghi diversi".
Secondo la Terza sezione penale questo
genere di prestazioni "eseguite in modo da consentire al fruitore
delle stesse di interagire in via diretta e immediata con chi esegue
le prestazioni, con la possibilita' di richiedere il compimenti di
atti sessuali determinati, assume il valore di atto di prostituzione e
configura il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di
coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne
abbiano consentito lo svolgimento creando i necessari collegamenti via
internet e ne abbiano tratto guadagno".
Secondo i supremi Giudici (sentenza 37188/2010) è irrilevante il fatto che
"chi si prostituisce ed il fruitore della prestazione si trovino in
luoghi diversi". E' chiari infatti che la videoconferenza consente una interazione tra cliente e prostituta tanto che il primo può ordinare e ottenere prestazioni sessuali a pagamento.
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