La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che non costituisce reato tacciare gli esponenti di un partito di estrema destra come "neonazisti" o "nazifascisti" giacchè sussiste l'esimente del diritto di critica.
Secondo la Corte esiste una collusione e una vicinanza storica tra fascismo e nazismo e se un partito "si rifà piú o meno esplicitamente all'ideologia fascista" è giustificato l'uso di espressioni e parole sferzanti caratterizzate da una forza polemica che risulta comunque proporzionata all'oggetto della critica.
Nella parte motiva della sentenza (n. 19449/2010) la Corte ripercorre la Storia dello stato italiano ed afferma che vi è una base di verità nella critica che identifica nazismo e fascismo nel quadro delle scelte di razzismo che risultano dalla storia ufficialmente documentata.
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