Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: Preside rispetti insegnanti. Stop alle mortificazioni ai prof

Il Preside deve rispettare gli insegnanti e non può permettersi di utilizzare espressioni che ne mortificano la dignità. Questa volta una vera e propria tirata d'orecchie ai dirigenti scolastici arriva dalla Corte di Cassazione che ha detto stop a certi atteggiamenti assunti nei confronti dei prof. Secondo la Cassazione (sentenza 21/2010) non si può invocare lo 'ius corrigendi' se, nel riprendere un insegnante, si fa ricorso ad "espressioni che trascendono i limiti della correttezza o siano foriere di tratti destinati a mortificare la dignita' e il rispetto della dignita' umana". Con questa motivazione è stata confermata una condanna per minaccia inflitta ad un preside che nel riprendere una insegnante le aveva detto "la faro' piangere tutta la vita". Queste parole secondo gli Ermellini "attestano la volonta' di turbare la liberta' psichica della professoressa, limitandone la liberta' morale".

Altre informazioni su questa sentenza

Il dirigente scolastico che era gia' stato condannato dal Tribunale, aveva tentato di difendersi in Cassazione cercando di dimostrare che la frase pronunciata non poteva "incutere timore" nell'insegnante. La Suprema Corte ha bocciato il ricorso del dirigente scolastico e ha ricordato che la frase incriminata, anche se e' rimasta fine a se stessa, ha "limitato la liberta' morale" della docente. Del resto, annotano i giudici, per fare scattare una condanna punita dall'art. 612 c.p. "non e' richiesto che il bene tutelato sia realmente leso, bastando che il male prospettato possa incutere timore nel soggetto passivo". Una potenzialita' "indubbia - hanno osservato ancora gli 'ermellini' - quando proviene da un superiore gerarchico che contesta alla professoressa violazioni incidenti sulle chance connesse alla sua carriera professionale". I supremi giudici, inoltre, fanno notare che "non e' proponibile l'ipotesi della giustificazione, anche putativa, dell'esercizio della ius corrigendi del superiore verso il sottoposto, soprattutto quando esso si manifesti in espressioni che trascendono i limiti della correttezza o siano foriere di tratti destinati a mortificare la dignita' e il rispetto della dignita' umana".


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