Un clandestino non può evitare l'espulsione per la sola circostanza di vivere con il partner come una "famiglia di fatto"
La Cassazione chiarisce che in materia di immigrazione clandestina non e'
possibile 'estendere l'equiparazione tra famiglia legittima e
famiglia di fatto'.
E' stato così respinto il ricorso di un clandestino contro un provvedimento di espulsione applicato dal Tribunale di sorveglianza.
L'uomo aveva sostenuto di non poter essere espulso dal nostro Paese perché conviveva con una italiana e che la loro era a tutti gli effetti una coppia di fatto. Piazza Cavour ha respinto il ricorso ricordando
che 'la convivenza more uxorio con una cittadina italiana non puo'
costituire legittimo motivo ostativo all'espulsione, in quanto il
divieto di espulsione di cittadino extracomunitario coniugato con
cittadino italiano o convivente con parenti entro il quarto grado di
cittadinanza italiana, risponde all'esigenza di tutelare da un lato
l'unita' della famiglia e dall'altro il vincolo parentale che riguarda
persone che si trovano in una situazione di certezza di rapporti
giuridici'.
Tali vincoli, spiega la Corte, sono assenti 'nella convivenza more uxorio' fra un clandestino e un italiana, 'non
risultando possibile estendere l'equiparazione tra famiglia legittima e famiglia di fatto alla materia dell'immigrazione clandestina
disciplinata da norme di ordine pubblico e nella quale l'obbligo dell'espulsione incontra solo i limiti strettamente previsti dalla
legge al fine di escludere facili elusioni alla normativa dettata per il controllo dei flussi migratori'.
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