Avv. Roberto Cataldi |

Giustizia: inchiesta di "Repubblica" sulle inefficienze dei processi per direttissima

Il quotidiano "La Repubblica" in dossier – inchiesta ha evidenziato una serie di inefficienze relative ai procedimenti dei processi per direttissima. Secondo il noto quotidiano, nella maggior parte dei casi, gli arrestati tornano in libertà e, per di più, chiedono il gratuito patrocinio a spese dello Stato con la conseguenza che in questo modo "la collettività paga due volte". "E' sufficiente dichiarare che il proprio reddito annuo non supera i 9.732,84 euro fermo restando il diritto a scegliere il proprio avvocato di fiducia. E nessuno controlla davvero. Un modulo, una firma e si passa oltre. Il sistema processa un esercito di dichiarati nullatenenti".
"I processi per direttissima – si legge nel dossier - sono il secchiello bucato con cui l'amministrazione della giustizia si sveglia al mattino per svuotare il mare. Perchè l'ingresso nell'ingranaggio penale del reo confesso o arrestato in flagranza condivide con il resto del sistema la sua irragionevolezza ed inefficienza".

Altre informazioni su questo dossier

Richiamando le dichiarazioni fatte dal Presidente della Cassazione nel corso dell'ultima inaugurazione dell'anno giudiziario, la Repubblica ha evidenziato che da quasi tutti i distretti giudiziari, "si segnala il costante aumento del ricorso al patrocinio a spese dello Stato con un abnorme impatto sulla finanza pubblica. I dati raccolti al ministero di Giustizia, confermano che nel 2006 le parcelle saldate dallo Stato agli avvocati dei dichiarati indigenti hanno superato i 70 milioni di euro; ne hanno beneficiato in 84 mila tra indagati, imputati e condannati in primo grado e l'87% di chi ne aveva fatto richiesta. Otto su 10 sono cittadini e non contribuenti italiani, due invece stranieri e questo in una geografia di dichiarata povertà assai curiosa".


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