È entrato in vigore il decreto legge n. 66 del 7 maggio 2026 dedicato al nuovo Piano casa, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento punta ad aumentare gli alloggi a prezzi accessibili attraverso recupero del patrimonio pubblico, rigenerazione urbana e partecipazione dei privati.
Tra gli obiettivi indicati dal Governo vi è il recupero di migliaia di abitazioni popolari oggi inutilizzabili perché necessitano di interventi di manutenzione e adeguamento.
Il decreto introduce numerose semplificazioni amministrative, ma nella versione definitiva è stata ridimensionata l'ipotesi iniziale di limitare il ruolo delle Soprintendenze. Per gli interventi edilizi resta infatti prevista una conferenza di servizi semplificata alla quale partecipano anche le amministrazioni competenti in materia ambientale, paesaggistica e culturale.
Il Piano casa prevede interventi di edilizia pubblica, sociale e convenzionata destinati in particolare a giovani, studenti fuori sede, lavoratori trasferiti, coppie, anziani e genitori separati. Le misure comprendono recupero di immobili inutilizzati, housing sociale e programmi di edilizia integrata con partecipazione di capitali privati.
Tra le principali novità figura il programma straordinario per il recupero dell'edilizia residenziale pubblica, finanziato fino al 2030 con quasi un miliardo di euro. Invitalia gestirà le procedure di selezione dei progetti anche tramite partenariati pubblico-privati.
Il decreto istituisce inoltre un Commissario straordinario con funzioni di coordinamento e un Fondo di garanzia destinato agli inquilini delle case popolari in situazione di morosità incolpevole.
Prevista anche la possibilità di locazione con riscatto degli alloggi sociali e un nuovo "Fondo housing coesione" destinato a sostenere interventi di edilizia accessibile con risorse pubbliche ed europee.
Sul fronte urbanistico vengono accelerate le procedure per demolizioni, ricostruzioni e ristrutturazioni. I termini della conferenza di servizi vengono ridotti a 30 giorni, elevabili a 40 nei casi che coinvolgono interessi sensibili. In caso di mancata risposta delle amministrazioni potrà operare il silenzio-assenso.
Il provvedimento disciplina inoltre il cambio di destinazione d'uso degli edifici e impone vincoli trentennali sugli immobili convenzionati, che dovranno mantenere la destinazione sociale o calmierata prevista dagli accordi con i Comuni.
Particolare attenzione viene riservata alla rigenerazione urbana e al contenimento del consumo di suolo, privilegiando il recupero di edifici esistenti e di aree degradate rispetto a nuove edificazioni.
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