L'articolo sintetizza alcuni aspetti fondamentali del patto matrimoniale mettendo in guardia i coniugi sulle cause che possono portare al tradimento delle promesse matrimoniali

Il matrimonio non è un sogno da realizzare ma un progetto da concretizzare per il quale non occorrono tanto preparativi quanto preparazione. Eppure ci vuole tanto per prepararsi, poco per separarsi.

Indipendentemente dalla fede religiosa professata e dal rito del matrimonio, non ci si può sposare già con la riserva di separarsi in caso di problemi o arrivare alla separazione nell'arco di poco tempo rispetto alla celebrazione del matrimonio perché non si prova più lo stesso sentimento. Il matrimonio non è un contratto ma un impegno, una promessa che si fa pubblicamente perché produce effetti anche verso terzi.

Occorre la consapevolezza che la coppia è come una cellula soggetta a cambiamenti e invecchiamento.

Il sociologo Francesco Belletti scrive: "In primo luogo "quel pezzo di carta non cambia niente nella verità della nostra storia d'amore": le persone oggi vivono le relazioni di coppia soprattutto nella dimensione affettiva ed emotiva, affidano la forza del legame solo ai sentimenti e alle sensazioni, in modo individualistico e fortemente privatizzato. L'idea che sia utile (e necessario) rendere il rapporto di coppia formale, riconoscibile dagli altri, collegato a diritti e doveri verso la società, come fa il matrimonio, sembra per molti totalmente fuori dal tempo. Che c'entra il Sindaco (o il prete) con il nostro rapporto" Eppure la famiglia è anche un'istituzione, ha a che fare con la comunità, e il legame nella coppia si rinforza anche attraverso la consapevolezza che in esso ci sono diritti e doveri, come chiariscono bene gli articoli del codice civile che si leggono agli sposi. In fondo l'amore che ci si promette e ci si scambia nella coppia dovrebbe essere un'alleanza e una promessa di cura reciproca, di progetto comune, di solidarietà nelle difficoltà (nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia…), e la sua formalizzazione davanti a testimoni e a pubblici ufficiali ha proprio questa valenza: inserire e rafforzare nella comunità l'impegno che prendo reciprocamente. E proprio grazie a questa formalizzazione del legame si dovrebbe diventare titolari di diritti verso la società, in quanto famiglia" (in un articolo del 23 luglio 2024). Il matrimonio non è né un contratto né un pezzo di carta ma un'assunzione di responsabilità, innanzitutto verso se stessi, espressione della propria personalità e libertà. Bisogna rispettarlo considerando anche tutta la sua storia attraverso la storia dell'umanità e la sua tutela giuridica, anche nell'art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Ottavio De Bertolis, autore di filosofia del diritto: "Possiamo anche osservare che in tutti i tempi e in tutte le culture è sempre esistito un tempo di frequentazione amorosa, il fidanzamento, distinto dal tempo del matrimonio. Di fatto, questa parola è in gran parte scomparsa, perché la sua stessa realtà quasi non esiste più. Il che è una novità importante, ed è la più profonda ragione per la quale il matrimonio come tale è spostato senza scadenza, oppure non è comunemente desiderato: si fa vita di coppia, pur se la coppia stessa non è ancora verificata e matura.

Non va dimenticato, poi, il ruolo che la precarietà lavorativa e l'assenza di sbocchi professionali debitamente remunerati hanno nel favorire tali situazioni". La parola "fidanzamento" deriva dal verbo latino "fidere", "aver fede" e, pertanto, fidarsi, confidare: quella fase che, oggi, manca e la cui mancanza si riflette nelle prime crisi di coppia, che si rivelano sempre più spesso irrimediabili. La coppia non nasce tale ma si costruisce nel tempo e col tempo conoscendosi e fidandosi e affidandosi l'un l'altra (significativamente il matrimonio è suggellato dallo scambio delle fedi). Tutto ciò è importante non "per retorica" ma perché la sana o non sana vita di coppia si riverbera anche sugli altri.

Il matrimonio (o rapporto di coppia) non è basato (solo) sul sesso o sul compro-messo (che tale non è) ma sul con-sesso e sul con-senso da rinnovare continuamente (si legga l'art. 143 cod. civ.).

Edoardo e Chiara Vian, esperti di famiglie in difficoltà, dichiarano: "In ogni matrimonio ci sono aspetti da tagliare e altri da potare". Il matrimonio è una vigna che comporta tempo, fatica, esperienze, competenze, fallimenti, stagioni, sacrifici. E le principali "istruzioni per l'uso" degli attrezzi del mestiere o di concimi o altro sono indicate negli artt. 143 e ss. cod. civ..

Edoardo e Chiara Vian si chiedono: "Siamo proprio certi che il non avvertire più sentimenti per il proprio coniuge sia un fatto definitivo e assoluto" E se fosse semplicemente un momento difficile che, come l'inverno, prelude a una nuova primavera" […] Come scriveva Christiane Singer [scrittrice francese], tutti gli alberi da frutto durante l'inverno assomigliano più a scope di saggina con il manico piantato a terra, che a quello che solitamente i nostri occhi riconoscono come albero. Se cedessimo alla logica dei sensi, potremmo dire che l'unica cosa sensata da fare sia tagliarli. Ma se avremo la pazienza di aspettare, le leggi della natura hanno previsto qualcosa di irragionevole, riportare in vita quello che sembrava ormai morto, e potremmo ancora godere di germogli, fiori e frutti". "Matrimonio" cambiando una lettera diventa "patrimonio": entrambi sono soggetti a usura e "corruzione".

Secondo gli esperti Vian: "Ascoltare davvero è molto più difficile che parlare, presume un atteggiamento umile, da povero, che non ha risposte, soluzioni, strategie... e allora accoglie. Quante persone, nel mezzo di una crisi matrimoniale, si rifiutano di farsi aiutare dichiarando che loro non hanno nulla da imparare da qualcun altro, e si tappano le orecchie andando avanti nello stesso identico modo di sempre"". L'amore non è un semplice sentimento ma è soprattutto esercizio dell'arte dell'ascolto e si scopre di non amare più l'altro, di non sentire più nulla per l'altro, di non riconoscerlo più, di aver sbagliato persona quando non ci si mette più nel reciproco ascolto ma si sentono solo le proprie sensazioni o esigenze temporanee, come per esempio essere valorizzati, corteggiati di nuovo, compresi, aiutati trascurando che anche l'altro può provare lo stesso disagio. L'amore non è un mero sentimento individuale che l'uno prova per l'altro/a, non è solo un fatto ormonale ma anche razionale perché è una scelta che comporta successive e continue scelte, aspettative, promesse, da cui scaturiscono obblighi, cura, responsabilità. Non a caso sono richieste condizioni necessarie per contrarre il matrimonio (artt. 84 e ss. cod. civ.), tra cui la maggiore età e la sanità mentale, e uno dei motivi di nullità del matrimonio è l'errore sull'identità della persona o errore essenziale su qualità personali dell'altro coniuge (art. 122 cod. civ.).

Ancora i Vian: "Anche nella relazione di coppia le avide logiche economiche penetrano e pervertono quello che dovrebbe essere un luogo di dono, di fiducia, di gratuità, di generosità. Quante coppie mantengono i conti correnti separati perché «io devo avere i miei soldi e tu i tuoi», «perché non mi fido, perché magari poi spendi i miei guadagni». Poi si decide di mantenere le proprietà immobiliari distinte perché così «se un giorno ci separiamo, non mi porti via quello che è mio», coltivando una cultura egocentrica mortifera". In passato il matrimonio era considerato un contratto, una sistemazione. Oggi ci si sposa con la riserva mentale "finché dura". Nel codice civile tanto il matrimonio quanto la famiglia non sono definiti ma sono disciplinati gli aspetti fondamentali, perché il matrimonio e la famiglia sono qualcosa di altro e alto rispetto alla loro dimensione giuridica. Bisognerebbe ripartire dal significato di "coniugi", "consorti", "sposi", "marito" e "moglie" che si è dal momento della celebrazione del matrimonio e non solo in quel momento o quando si rivendicano i diritti in caso di separazione/divorzio.

Edoardo e Chiara Vian aggiungono: "[…] anche oggi i tradimenti non sono passati di moda e continuano a consumarsi tra le coppie. Ma il rapporto sessuale extraconiugale non è il solo modo che abbiamo per tradire il nostro partner. Sono un traditore ogni volta che rinnego, nei fatti, il giuramento assunto nel giorno del mio matrimonio di amare e onorare mia moglie nella salute e nella malattia, nel bene e nel male. Ogni volta che perdo la pazienza con lei sono un adultero, ogni volta che non la ascolto attentamente, ogni volta che non tengo conto di lei mettendo prima i miei bisogni sono un adultero". "Sposi" deriva etimologicamente da "promettere formalmente, solennemente" e si è sposi non solo il giorno delle nozze ma anche dopo, per cui venir meno a quelle promesse è una forma di tradimento. È necessario che i coniugi si "confrontino" continuamente sui loro reciproci diritti e doveri (art. 143 cod. civ.) per varare e virare l'indirizzo concordato della vita familiare (art. 144 cod. civ.), come quando si organizza un viaggio o le ferie.

Gli esperti chiosano: "Quando il coniuge non soddisfa il nostro bisogno di amore e di riconoscimento, la tentazione è quella di ricorrere a facili soluzioni, pretendendo che l'altro si conformi alle nostre esigenze più profonde". In un matrimonio (o in una convivenza) si deve essere consapevoli della distinzione tra l'io e il noi (che non è la somma di 1 + 1) e che questa dimensione è da costruire continuamente, anche in armonia con l'io di ciascuno. In caso di difficoltà bisogna saper chiedere aiuto e a persone competenti, come era stato già previsto dal legislatore della riforma di famiglia del 1975 nell'art. 144 cod. civ. rubricato "Intervento del giudice".

Lo psicologo Simone Olianti chiosa: "Da soli non si può essere felici. Eppure ai giorni nostri c'è chi si sposa con se stesso, con tanto di abito nuziale, foto ricordo, rito e formule varie. È il fenomeno che si sta diffondendo anche da noi della «sologamia»". Ormai non si ha più il senso di responsabilità, la consapevolezza che ogni gesto, ogni scelta ha ripercussioni sulla salute, sulla vita degli altri, in particolare dei più piccoli (altro che orientamento e consigli di cui all'art. 5 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia). La libertà si sostanzia nel rapporto con gli altri e non in se stessi.

Lucida e illuminante l'analisi fatta dallo studioso gesuita Marc Rastoin: "Il livello delle aspettative nei confronti della vita di coppia è aumentato e, in fondo, è una cosa positiva: non ci si può più accontentare di alcuni criteri minimi («Non alza le mani, non tradisce e non beve»). Dobbiamo vivere lo scambio gratuito, la comunicazione, considerare l'altro come un dono, non essere gelosi del coniuge, trovare spazi di respiro e di comunione. La sfida è immensa, ma bella. Sposarsi è diventato una scelta davvero libera, a cui nessuno è obbligato. […] Occorre evitare l'eccesso di idealizzazione" (nel saggio "Sfide e opportunità per la famiglia in Europa", marzo 2026).


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