Sono state inviate alle Commissioni d'esame dei diversi distretti italiani, le linee generali da utilizzare per la formulazione dei quesiti che fanno parte della prima prova orale per l'abilitazione alla professione forense

Linee generali per gli esami d'avvocato 2022

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Sono state inviate alle Commissioni d'esame dei diversi distretti italiani, le linee generali (in allegato) da utilizzare per la formulazione dei quesiti che fanno parte della prima prova orale per l'abilitazione alla professione forense (sessione 2021). Per l'omogeneità delle prove si punta di fornire delle indicazioni per la formulazione dei quesiti su oggetto, struttura e materie. Le linee sono state adottate dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia e predisposte ai sensi dell'articolo 6, comma 4 del decreto-legge n. 139 del 2021, sentita la Commissione centrale per l'esame di avvocato, costituita presso il Ministero.

Esame avvocato, le caratteristiche della prima prova orale

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La prima prova orale dell'esame di abilitazione alla professione forense ha ad oggetto l'esame e la discussione di una questione pratico-applicativa, nella forma della soluzione di un caso, che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, in una materia scelta preventivamente dal candidato tra le seguenti: materia regolata dal codice civile; materia regolata dal codice penale; diritto amministrativo. Per lo svolgimento della prima prova orale è assegnata complessivamente un'ora dal momento della fine della dettatura del quesito, suddivisa in trenta minuti per l'esame preliminare del quesito e trenta minuti per la discussione. Durante l'esame preliminare del quesito il candidato può consultare i codici, anche commentati esclusivamente con la giurisprudenza, le leggi e i decreti dello Stato.In particolare, il quesito deve avere ad oggetto una questione pratico-applicativa ed essere formulato nella forma della soluzione di un caso.l quesito non deve essere meramente teorico e non deve implicare l'esposizione a tema su un argomento, svincolata da un caso concreto. Il caso deve essere formulato in modo tale da consentire il riferimento a uno o più istituti di diritto sostanziale e di diritto processuale. Il quesito non deve essere meramente sostanziale né esclusivamente processuale; deve infatti valorizzare sia il profilo sostanziale sia il profilo processuale. I quesiti dovranno presentare una struttura uniforme costituita da una breve esposizione di un caso prospettabile nell'esperienza professionale; un'indicazione, nella descrizione della fattispecie concreta, di circostanze utili a individuare i profili/elementi rilevanti per il diritto sostanziale e processuale, i nodi problematici e gli istituti coinvolti; posizione del quesito al candidato, che assume le vesti del legale. A tal proposito le guide riportano alcuni quesiti-tipo, relativi a diverse materie (diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo).

Prima prova orale, oggetto e discussione

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Per quanto riguarda il diritto civile e il diritto penale, la disciplina dell'esame fa riferimento a una "materia regolata dal codice civile" e "dal codice penale". Il quesito non può pertanto avere ad oggetto materie disciplinate nell'ambito delle leggi complementari al codice civile e al codice penale.

Quanto al diritto amministrativo, la disciplina dell'esame fa riferimento, in assenza di un codice, a una "materia regolata dal diritto amministrativo". È opportuno che i quesiti siano formulati facendo riferimento, oltre che ai principi fondamentali, ai testi normativi comunemente inclusi nei compendi della legislazione in materia. Una volta concluso l'esame preliminare del caso, il candidato deve presentare alla commissione e argomentare la propria proposta di soluzione, che presuppone l'individuazione delle questioni coinvolte, degli istituti e delle norme applicabili. In sede di discussione, la commissione potrà porre domande al candidato, al fine di chiarire la soluzione prospettata.

Valutazione della prima prova

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La prova dovrà verificare: la capacità del candidato di inquadrare ed elaborare in tempo breve il caso proposto e di individuarne gli eventuali rimedi a disposizione, con il supporto dei testi di legge, annotati con la sola giurisprudenza; la capacità del candidato di discutere il caso in modo sintetico ed efficace, mostrando l'attitudine a individuare i problemi posti dal caso concreto e a prospettare, anche alternativamente, soluzioni che si prospettano plausibili alla luce della normativa e della giurisprudenza e che si rivelano pertanto meritevoli di un ideale approfondimento da parte del professionista.

Ecco allora i criteri di valutazione ai quali le commissioni d'esame dovranno attenersi:

correttezza della forma espositiva, anche sotto il profilo grammaticale e sintattico, padronanza nell'uso del linguaggio giuridico;

- chiarezza, logicità, completezza, sinteticità, rigore metodologico dell'esposizione;

- - capacità di individuare i nuclei problematici, le questioni di diritto, gli istituti sostanziali e processuali coinvolti, la disciplina applicabile, gli eventuali orientamenti giurisprudenziali e dottrinali;

- - dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati, strettamente pertinenti al quesito da risolvere;

- - capacità di stabilire nessi tra gli istituti sostanziali e processuali che vengono in rilievo;

- - dimostrazione di concreta capacità di prospettare soluzioni plausibili di problemi giuridici, sulla base del diritto sostanziale e del diritto processuale, anche attraverso riferimenti essenziali agli orientamenti giurisprudenziali e ad eventuali esperienze maturate durante la pratica professionale;

- - dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarità;

- - capacità di argomentare adeguatamente e in modo persuasivo la soluzione del caso prospettata all'esito dell'esame preliminare.

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