Le ragioni del referendum che mira ad abrogare il green pass spiegate dal presidente emerito della Cassazione Paolo Sceusa
bilancia e martello in dissolvenza

Lanciato nei giorni scorsi, il referendum per l'abolizione del Green pass, che ricordiamo è diventato obbligatorio anche in ogni ambito lavorativo a partire dal 15 ottobre e che sta suscitando infinite polemiche da ogni parte d'Italia, vede tra i propri sostenitori e membro del comitato dei garanti anche il presidente emerito della Cassazione, Paolo Sceusa. Docente, fondatore della Scuola superiore di diritto e protezione dei minori ed esimio giurista, Sceusa è da tempo che denuncia la violazione del patto di lealtà tra cittadini e potere ed evidenzia l'"emergenza giuridica prima ancora che sanitaria" cui si sta assistendo.

Presidente, ci spiega le motivazioni che l'hanno portata a prendere questa posizione netta?

Il referendum è una delle tre forme di risposta legale alle norme illegittime sul green pass.

Le altre due sono le manifestazioni pacifiche e le cause giudiziarie.

Alla base delle ragioni del sì al referendum contro il Green Pass c'è la violazione dell'art. 3 della Costituzione, ma non solo. Quali sono le altre violazioni giuridiche perpetrate?

Principalmente il trasformare i diritti umani (lavoro, circolazione, studio), da diritti riconosciuti in diritti concessi.

E per quanto riguarda i minori (dai 12 anni in su), equiparati agli adulti nell'obbligo di esibire il green pass per esercitare attività anche essenziali al loro sviluppo psico-fisico?

Penso che si tratti di un grave abuso che, oltretutto, spacca le coppie genitoriali, spesso in disaccordo sull'opportunità di sottoporre i loro figli più piccoli ai rischi di conseguenze avverse spesso molto più gravi di quelle che, per loro, sussistono in caso di contagio da sars cov2.

Come interpreta i distinguo nell'applicazione della normativa sul green pass? Mi spiego: per votare, nelle recenti amministrative, non è stato reso obbligatorio il certificato verde, in quanto, si è detto, il voto è diritto tutelato dalla Costituzione. Analogamente, il Green pass è richiesto per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza ma non già per i trasporti locali, come ad esempio, la metropolitana…

Si tratta di contraddizioni logiche che quindi non possono costituire la base razionale di distinzioni normative.

Secondo lei, le norme che regolano il green pass potranno esistere anche dopo la fine dello stato d'emergenza (che dovrebbe concludersi a dicembre salvo proroghe?)

Basta allungare con legge quel termine oppure cambiare il tipo di emergenza.

Ora una domanda "delicata". Cosa ha fatto e cosa dovrebbe fare secondo lei il mondo giuridico? Sbaglio se dico che c'è un sostanziale silenzio da parte soprattutto della magistratura, ossia da chi è chiamato a utilizzare le proprie funzioni per disapplicare/correggere norme che sono in contrasto con il dettato costituzionale e con i trattati internazionali?

Dovrebbe smettere di stare a guardare, come le stelle di Cronin, e cominciare a fare il suo lavoro.

Ancora, quel mondo studentesco dove spesso sono nate le maggiori contestazioni contro provvedimenti considerati repressivi delle libertà perché stavolta è pressochè silente?

Non è affatto silente. È solo in minoranza ed è privato di voce e di visibilità dalla stampa.

Faccio io una domanda a lei: Dov'è la stampa? Perché dà solo le versioni gradite al potere politico e nasconde le altre?

Cosa risponde a chi sostiene che il referendum può rivelarsi un "boomerang" e che sarebbe stato preferibile uno sciopero generale?

Ho già risposto sopra. E anche nel video visibile al link https://youtu.be/pmvFKrjAAYA dove mi sono divertito a smontare queste e altre stupidaggini. Inviti i suoi lettori a guardarselo. Si divertiranno.

A proposito di sciopero, come vede la presa di posizione dei portuali, i quali, pur avendo ottenuto la possibilità di tamponi gratuiti, chiedono proprio la revoca del green pass?

La vedo bene, se sarà imitata. Altrimenti la vedo malissimo. "Beh ma non si può sapere in anticipo se non si tenta…"

Appunto, come per il referendum.

Un'ultima domanda, fino a quando si può firmare sia fisicamente che digitalmente?

Ormai è già quasi troppo tardi.

Chi vuole si dia una mossa ora.

La difesa delle libertà richiede che le chiappe si alzino dai divani.

E se alla fine le firme non saranno arrivate a 500.000, il potere politico-mediatico potrà dire: "si vede che i manifestanti messi tutti insieme, evidentemente, sono di meno. Li possiamo internare, perseguitare, massacrare (tra gli applausi di chi si commuove per l'olocausto)".

Bravi geni! Bel lavoro!

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Foto: 123rf.com
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