Pubblicati dall'Anpal i dati nazionali relativi ai disoccupati registrati ai servizi per l'impiego che hanno rilasciato una Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro
affissioni di avvisi in bacheca lavoro

Dati Anpal sulla disoccupazione

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Fino al 31 dicembre del 2020, 8 milioni e 227mila persone che, al netto delle Did che non presentano movimentazioni negli ultimi 5 anni, si attesta a 5 milioni e 293mila unità. Di questi ultimi, l'82% risultano aver accumulato un'anzianità di disoccupazione di almeno 12 mesi. Sono questi i dati che emergono da "Metodologie e approfondimenti. Disoccupazione amministrativa prima analisi delle Did online" (in allegato). Pubblicati dall'Anpal per la prima volta i dati nazionali relativi ai disoccupati registrati ai servizi per l'impiego che hanno rilasciato una Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did). Colmato un vulnus che negli ultimi 20 anni ha impedito di approfondire il fenomeno della disoccupazione amministrativa in Italia.

Anpal, struttura del report Did

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Numeri venuti fuori grazie alla centralizzazione in Anpal dell'archivio delle Did che dà la possibilità di allargare le analisi e il dibattito sul miglioramento della qualità del dato amministrativo e sul suo utilizzo, per meglio delineare il target dei disoccupati beneficiari, o potenzialmente beneficiari, di politiche attive. Numeri che non depongono a favore delle politiche del lavoro intraprese negli ultimi anni.

Come chiarisce la presentazione del documento sul sito Anpal, si tratta di un risultato ha richiesto un complesso lavoro di trattamento dell'archivio amministrativo che ha permesso di fornire dati statisticamente robusti. Il report parte illustrando la genesi normativa che ha portato all'introduzione della DID online e le principali regole gestionali che governano il funzionamento dell'archivio amministrativo. Successivamente si descrive il processo implementato per passare dal dato amministrativo al dato statistico. Vengono, quindi, illustrati la consistenza e le caratteristiche degli stock e dei flussi di ingresso nella disoccupazione amministrativa. Infine, l'ultimo capitolo è dedicato ad un approfondimento sui disoccupati di lunga durata.

Ricostruzione della corretta sequenza temporale degli eventi

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Dopo aver risolto i casi di incoerenze tra le DID afferenti allo stesso individuo si passa alla verifica e correzione degli eventi registrati per ogni singola DID. Essendo un archivio dinamico aggiornato continuativamente, quelle delle DID, come gran parte degli archivi amministrativi, raccoglie informazioni che possono correggere retroattivamente eventi comunicati in precedenza attraverso un processo denominato di "Roll Back". Ne sono un esempio tipico le DID in stato "Sospesa" che al superamento del 180° giorno, vengono poste in stato "Revocata" con una data uguale alla data di sospensione. Si procede quindi ad eliminare gli eventi invalidati da comunicazioni successive rendendo il susseguirsi degli eventi all'interno delle singole DID cronologicamente coerente.

Al termine delle procedure di verifica di coerenza tra le DID e tra gli stati all'interno delle singole DID che, come abbiamo visto, modificano, integrano o eliminano eventi e le relative date di riferimento, viene ridefinita l'anzianità per ogni evento registrato. A tal fine vengono conteggiati i giorni nei quali la DID permane in stato "Inserita" o "Convalidata"

La disoccupazione amministrativa

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Prima del processo di normalizzazione e pulitura dell'archivio delle DID è possibile procedere all'analisi dei flussi delle dichiarazioni di immediata disponibilità e definire lo stock di disoccupati registrati ai CPI.

Basta richiamare nuovamente l'attenzione sulla gestione della disoccupazione amministrativa correlata allo stato della DID: come già illustrato, un individuo che presenta una dichiarazione di immediata disponibilità permane nella condizione di disoccupato fino a quando non sia interessato da un rapporto di lavoro censito dal sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie. Da quel momento lo stato di disoccupazione viene sospeso e, nel caso l'occupazione si protragga oltre i 6 mesi, la DID viene revocata con data coincidente con quella dell'avvio del rapporto di lavoro che ha dato origine alla revoca stessa.

Va a tal proposito specificato che la revoca può essere determinata anche per effetto della cosiddetta "condizionalità", vale a dire quel meccanismo che prevede che una persona che riceve un sostegno al reddito si impegni a partecipare alle misure di politica attiva del lavoro e accetti un'offerta di lavoro congrua, pena la riduzione o la perdita del sostegno economico e dello stato di disoccupazione stesso (cfr. D.lgs. 150/2015 art. 21).

Per definire lo stock di disoccupati ad una certa data, quindi, occorre individuare le DID che a quella stessa data risultavano essere in stato "Inserita" o "Confermata".

Considerando che ad un dato istante una persona non può avere più di una DID "aperta"6, l'aggregato che si viene così a comporre definisce l'insieme di utenti che, a quella stessa data, si dichiarano disponibili al lavoro.

Si pone, a questo punto, la necessità di affrontare un ulteriore aspetto interpretativo dei dati relativi alla disoccupazione amministrativa, che insiste sulla questione della reale disponibilità al lavoro. Per quanto il termine "disponibilità" caratterizzi la denominazione stessa dello strumento amministrativo che definisce lo stato di disoccupazione, non necessariamente ogni sottoscrittore di una DID è realmente in cerca di un'occupazione o è immediatamente disponibile al lavoro. Il riferimento è alle DID finalizzate all'accesso al sistema di welfare o al progressivo accumulo di anzianità di disoccupazione che, in prospettiva, può risultare utile per l'accesso a incentivi all'assunzione.

Nella fattispecie il d.lgs 150/2015 ha stabilito che le norme nazionali e regionali e i regolamenti comunali che condizionano la prestazione di carattere sociale allo stato disoccupazione debbano essere riferite alla condizione di "non occupazione" e non dovrebbero pertanto, ai sensi dell'attuale normativa, presupporre l'attestazione di disoccupazione. Tale intervento normativo ha sicuramente ridotto l'uso, per così dire, improprio della DID, ma non ne ha comunque annullato completamente l'impatto distorsivo nella quantificazione dello stock di disoccupati.

A ciò va aggiunto che, al netto delle ragioni già richiamate che ne determinano la revoca, la dichiarazione di immediata disponibilità non ha una data di decadenza. In altre parole, una volta sottoscritta, una DID permane "aperta" sino a quando il disoccupato non va incontro ad un'occupazione di durata superiore ai 6 mesi o sia soggetto all'applicazione della condizionalità. In definitiva, quindi, lo stock di disoccupati tende a crescere progressivamente nel tempo e, in assenza di appositi interventi amministrativi di manutenzione e pulizia, accumula al suo interno una quota di popolazione che in realtà andrebbe annoverata tra gli inattivi piuttosto che tra i disponibili al lavoro. Tali aspetti rendono, quindi, alquanto difficile da interpretare il dato di stock.

Scarica pdf rapporto Anpal su Did
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Foto: 123rf.com
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