Il decreto Milleproroghe sposta in avanti di un altro anno il definitivo passaggio al mercato libero per le bollette di luce e gas
punto interrogativo su fogli di carta

Passaggio a libero mercato solo per le piccole imprese

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Il libero mercato per le bollette di luce e gas viene spostato in avanti di un altro anno. Le commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera hanno approvato un emendamento al decreto Milleproroghe che mantiene il mercato di maggior tutela per un altro anno. Uno slittamento che porta il cronoprogramma dal 2022 al 1° gennaio 2023. Da ricordare però che il passaggio al mercato libero è già avvenuto, da gennaio, per tutte le piccole imprese, quelle per intenderci con un numero di dipendenti tra 10 e 50 e/o fatturato annuo tra 2 e 10 milioni di euro. Imprese che devono essere titolari di punti di prelievo in "bassa tensione", e per le microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro, quelle cioè che risultano titolari di almeno un punto di prelievo con potenza contrattualmente impegnata superiore a 15 kilowatt.

Maggior tutela, ennesima proroga

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Si tratta dell'ennesima proroga dell'entrata in vigore del mercato libero dell'energia. E sono stati i deputati del Movimento 5 Stelle Davide Crippa, capogruppo pentastellato a Montecitorio, e Luca Sut, capogruppo in commissione Attività produttive a spiegare come già nel 2019 «le famiglie che hanno aderito al mercato libero e hanno pagato l'energia elettrica in media il 26% in più rispetto a quelle che sono ancora nel mercato di maggior tutela: con il nostro intervento abbiamo evitato che nel 2022, oltre alle conseguenze della pandemia, famiglie e microimprese debbano anche subire un pesante aumento delle bollette" hanno concluso i due parlamentari.

Le caratteristiche del mercato libero

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Il mercato libero dà la possibilità ai consumatori di poter cambiare in qualsiasi momento il fornitore di luce e gas, confrontando le offerte dei vari operatori e scegliendo quella più conveniente. Come chiariscono i dati dell'Arera il 14,3% dei clienti domestici ha sostituito nel 2019 il vecchio fornitore con uno nuovo almeno una volta. I numeri parlano di una scelta fatta da oltre 4 milioni di famiglie italiane. L'anno precedente era successo con il 9% dei consumatori di energia.

Comunque anche nel caso di mancato abbandono del regime di maggior tutela la continuità della fornitura sarà garantita ai clienti di piccola dimensione che non avranno ancora un contratto nel mercato libero. Quando individueranno l'offerta in grado di intercettare le proprie esigenze, i clienti stipuleranno un nuovo contratto di fornitura che sostituirà il precedente. Dovrà essere il nuovo venditore a inoltrare la richiesta di risoluzione del vecchio contratto (recesso) al venditore precedente. E il recesso potrà scattare in qualsiasi momento senza oneri aggiuntivi e lo stop della fornitura in corso.

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Foto: 123rf.com
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