Romantic scam: è reato mentire sui propri sentimenti e sulle proprie difficoltà economiche, facendo credere alla vittima di volere una vita insieme per indurla a dare denaro
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Falso profilo Facebook per fare innamorare la vittima per denaro

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Il Tribunale di Catania, con la sentenza n. 3562/2021 (sotto allegata) in ben 26 pagine motiva la condanna degli imputati per i reati di truffa, tentata truffa aggravata e tentata estorsione aggravata, ai danni di un povero, ingenuo e debole assistente amministrativo dal quale, inventando un finto profilo Facebook e una storia lacrimevole, si sono fatti versare centinaia di migliaia di euro, ricavati dalla vendita di alcuni beni immobili del malcapitato ricevuti in eredità.

Un tipico esempio di romantic scam, che si realizza quando il soggetto agente, mentendo sui propri sentimenti, nutriti fintamente nei confronti della vittima, opera sulla psiche di quest'ultimo, inducendolo a compiere atti di disposizione patrimoniale in proprio favore.

I fatti

Ecco che cosa è accaduto nel dettaglio. La persona offesa narra che dai primi mesi del 2018 fino all'aprile del 2019, quando decide di sporgere querela, lo stesso intrattiene un'amicizia virtuale su Facebook con una certa "Angela".

La donna gli racconta di trovarsi in Germania, di fare la badante, di avere problemi di salute, di essere trattata male dai suoi datori di lavoro e di sentirsi sola. Con il passare del tempo la donna, con il proprio atteggiamento, fa credere alla vittima del raggiro di essersi innamorata di lui e di desiderare un futuro insieme.

A un certo punto però "Angela" non si fa più viva per due settimane, per poi ripresentarsi di nuovo nella vita della vittima e la sua situazione lo impietosisce talmente che, su richiesta della sua "innamorata" virtuale, inizia a versare somme di denaro dalle 200 alle 500 euro.

"Angela" riferisce in seguito alla persona offesa di essere riuscita a scappare dalla Germania, di essere arrivata a Roma, ma di trovarsi in ospedale perché ferita nel corso di una rapina. Con questa nuova scusa inizia a chiedere altro denaro per curarsi. Questa volta però le somme per le cure che chiede al povero innamorato sono ben più alte delle precedenti, ed è in questo momento che entra in scena l'altro imputato che, fingendosi amico di "Angela" e anche della vittima ovviamente, mette a disposizione di quest'ultimo una postepay Gold con cui può inviare all'innamorata somme d'importo superiore a 500 euro.

A un certo punto della vicenda entra in scena anche il fantomatico "Avv. Catania", che "Angela" chiede alla persona offesa di contattare per provvedere al pagamento di multe salatissime prese dalla stessa mentre si trovava in Germania. È così che, spaventato dalle conseguenze che gli vengono prospettate dall'"Avvocato" la persona offesa inizia a pagare multe di 25.000, 36.000 e 46.000 euro, somme che si procura grazie alla vendita degli immobili ereditati.

Finite tutte le risorse economiche a sua disposizione però, a un certo punto, la persona offesa si rifiuta di vendere anche la casa in cui vive e decide finalmente di rivolgersi a un legale.

I tentativi da parte degli imputati di sottrarre altro denaro alla persona offesa però non finiscono. Ad un certo punto infatti iniziano le minacce telefoniche da parte dell' "Avv. Catania" che agitano a tal punto la vittima da temere per la sua vita. Nel giugno del 2019 "Angela" sparisce.

Tipico esempio di romantic scam

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Nel corso dell'udienza del 5 giugno 2020 viene sentito come teste un appartenente alla polizia postale, il quale chiarisce che la fattispecie nella prassi è nota come "romantic scam". La truffa romantica viene messa in atto da soggetti che adescano soggetti deboli su Facebook, creando false identità e iniziano a scambiare con le vittime messaggi lunghi e lusinghieri per diversi mesi con lo scopo di carpirne la fiducia, per poi inventare storie di difficoltà economiche con l'obiettivo di farsi versare somme di denaro anche importanti.

Il truffatore in pratica gioca con i sentimenti della persona, facendola sentire appagata dalla relazione, per convincerla in seguito ad aiutarla economicamente. Il teste riferisce di aver ricevuto la denuncia della persona offesa, di aver effettuato diversi riscontri sul caso, rilevando parecchi ammanchi dal conto corrente e di aver scoperto che "Angela Giuffrida" in realtà è un' invenzione.

Il profilo Facebook della truffatrice infatti presentata le foto di un'altra donna, che tra l'altro ha sporto denuncia per sostituzione di persona. Il teste riferisce di aver raccolto durante la fase delle indagini anche chat e file audio da cui emerge anche l'inesistenza dell'"Avv. Catania".

Dal contenuto di alcune telefonate degli imputati intercettate e poi analizzate è emerso soprattutto il progetto truffaldino messo in atto ai danni della vittima "segno inequivocabile della sussistenza del dolo del concorso in capo a tutti e tre i concorrenti della truffa."

Romantic scam: truffa, tentate truffa e estorsione aggravate

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Per tutte le condotte suddette i due imputati devono quindi essere condannati per il reato di truffa in concorso perché "ciascuno con un ruolo preciso e predeterminato ma finalizzato al raggiungimento dello scopo finale (arricchimento ai danni della vittima) posto in essere spregiudicatamente e per oltre un anno e mezzo con artifizi di varia natura come la creazione di un falsa identità digitale, l'inoltro di messaggi di testo e vocali tesi e l'invio di fotografie artatamente create per far si, da una parte che la vittima si innamorasse della finta donna virtuale e, dall'altra, che la stessa si muovesse a pietà per la situazione dell'amata tale da essere indotto con finte promesse e piagnistei a sborsare ingenti somme di denaro. Artifizi che hanno ingenerato nella vittima una falsa rappresentazione della realtà si da fargli credere che la donna avrebbe lasciato la Germania grazie al suo denaro e si sarebbe stabilita presso di lui per convivere come una coppia di innamorati e procurandosi così un ingiusto profitto pari a circa 440.000 euro con pari danno per la vittima."

Come chiarito dalla Cassazione "la truffa non si apprezza tanto per l'inganno in sé riguardante i sentimenti dell'agente rispetto a quelli della vittima, ma perché la menzogna circa i propri sentimenti è intonata con tutta una situazione atta a far scambiare il falso con il vero operando sulla psiche del soggetto passivo."

Condanna anche per il reato di tentata truffa aggravata in capo ai due imputati in relazione alle finte multe per le quali è stato richiesto alla vittima il versamento di 41.000 euro, attraverso il ricorso ad artifizi e raggiri aventi lo scopo d'ingenerare nella vittima il timore di essere arrestato o sottoposto a procedimento penale in caso di mancato pagamento.

Condanna infine per tentata estorsione aggravata in capo all' "Avv. Catania" per aver minacciato di morte la vittima, telefonicamente e telematicamente, di fronte al suo primo e fermo rifiuto, dall'inizio della vicenda.

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Scarica pdf Tribunale Catania n. 265/2020
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Foto: 123rf.com
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