Per la Cassazione, integra reato di abbandono di animali la condotta di chi parte per le vacanze lasciando alle cure dei figli minori tre gatti, di cui uno bisognoso di cure mediche
tre gatti curiosi in cortile

Condanna per abbandono di animali

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La Corte di Cassazione con la sentenza n. 32157/2020 (sotto allegata) chiarisce che commette reato di abbandono di animale chi parte per le vacanze, lasciando tre gatti, di cui uno gravemente malato, alle cure dei figli minori che, per età, non possono considerarsi adeguati all'impegno, viste le condizioni degli animali riscontrate dai carabinieri e dalla guada zoofila al momento del sopralluogo nell'appartamento della proprietaria. Per capire meglio però come la Corte sia giunta a tale conclusione vediamo che cos'è successo nello specifico.

Il Tribunale dichiara l'imputata responsabile del reato di abbandono di animali in concorso perché la stessa deteneva tre gatti in condizioni di scarsa igiene, ciotola per abbeverarli con acqua stagnante e sporca e presenza di escrementi e urina su vecchi giornali sparsi per il pavimento. Reato per il quale veniva condannata alla pena dell'ammenda di 1500 euro e al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita.

C'è abbandono se un gatto viene lasciato solo per qualche giorno?

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L'imputata ricorre in Cassazione lamentando la violazione della norma che dispone il reato di abbandono in quanto la stessa, prima di partire per le vacanze, aveva delegato la cura dei suoi gatti ad una conoscente, che inizialmente aveva accettato, ma in seguito si era rifiutata di occuparsi degli animali tanto che la stessa si rivolgeva ai figli per sopperire alle cure. La donna faceva presente che pere comune esperienza un gatto non può considerarsi in stato di abbandono se viene lasciato solo alcuni giorni, inoltre la sporcizia presente nell'appartamento era attribuibile soprattutto al caldo umido della stagione e a un furto subito proprio nei giorni in cui la stessa era in vacanza.

Nel caso di specie quindi, non possono ravvisarsi né l'elemento oggettivo, né quello soggettivo del reato di abbandono di animali il quale, ai sensi dell'art 727 così dispone: "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze."

Reato affidare tre gatti ai figli minori, perché inadeguati a curarli

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La Cassazione con la sentenza n. 32157/2020 dichiara il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato perché nella nozione di gravi sofferenze degli animali sono ricompresi anche i meri patimenti. Rilevano ai fini del reato anche le condotte che incidono sulla sensibilità psico fisica dell'animale che gli procurano dolore afflizione. Il reato di abbandono è stato considerato integrato infatti anche quando l'animale è stato privato del cibo, dell'acqua, della luce o quando è stato trovato in condizioni precarie di salute e di igiene.

L'elemento oggettivo della fattispecie che contempla il reato di abbandono, ossia la grave sofferenza dell'animale "deve essere desunta dalle modalità della custodia che devono essere inconciliabili con la condizione propria dell'animale in situazione di benessere."

Passando al caso di specie la Cassazione rileva che il Tribunale ha messo in evidenza che nel corso del sopralluogo nell'appartamento dell'imputata ad opera dei Carabinieri e della guardia zoofila i mobili erano ricoperti di urine ed escrementi, i gatti rinchiusi in una stanza erano affamanti e uno di loro presentava un'escrescenza sul muso che, una visita veterinaria rivelava essere un tumore, tanto che lo stesso, dopo due interventi chirurgici veniva soppresso. "La detenzione in tali condizioni di gatti domestici della ricorrente, costretti in un luogo ristretto e malsano per lungo periodo e senza adeguate cure, deve ritenersi certamente incompatibile con la loro natura e produttiva di gravi sofferenze per gli stessi; gravi sofferenze ancora più evidenti per uno dei gatti che era affetto da una grave patologia e, quindi bisognevole di adeguate cure veterinarie."

L'elemento soggettivo del reato inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, non viene meno per il fatto che gli animali sono stati affidati inizialmente alla cura di una terza persona, che poi ha negato il proprio supporto e in seguito ai figli, che essendo minorenni non risultano adeguati ad adempiere al compito loro assegnato anche perché in grado di recarsi nell'abitazione a giorni alterni perché conviventi con il padre e i nonni.

La condotta esigibile quindi in caso del genere sarebbe stata quella di affidare i gatti ad una struttura di custodia e cura. Adeguata e logica quindi la motivazione della sentenza del Tribunale, che pertanto non può essere messa in discussione in sede di legittimità.

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Foto: 123rf.com
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