Il ministro all'economia Gualtieri spiega la prossima riforma del Fisco che potrebbe valere fino a 10 miliardi e contempla il taglio dell'Irpef
imprenditori che crescono di misura evoca aumento aliquote Irpef in base ai redditi

Irpef e maxi riforma fiscale

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Era nell'aria da tempo: il Governo sta lavorando per portare avanti una maxi riforma fiscale. Ed è lo stesso ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ad affermarlo, dopo aver superato la scadenza del 20 luglio. «Stiamo lavorando a un modello che prevede una riduzione dell'Irpef, che ricordo il governo ha già avviato quest'anno, e l'assegno unico per i figli da finanziare in parte con una riforma delle detrazioni e dei sussidi ambientali dannosi e in parte col contrasto all'evasione e che potrà essere implementato gradualmente per garantire l'equilibrio della finanza pubblica. Io apprezzo il modello tedesco di progressività con aliquota continua ma su questo non abbiamo ancora deciso».

Riforma fiscale sull'esempio tedesco?

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E, in tema di Irpef, non nasconde il ministro la propensione al modello tedesco, caratterizzato da una forma di progressività con aliquota continua. Tuttavia, a tal proposito, niente è deciso.

Nel nostro Paese, invece attuali cinque aliquote, ci sarebbe una sola aliquota "personalizzata". Il meccanismo potrebbe diventare iperprogressivo al crescere del reddito, con un tetto al 43%,l'attuale aliquota massima. Così si potrebbe evitare il problema principale del sistema attuale: ossia il salto di aliquota con straordinari o aumenti contrattuali o il caos delle detrazioni decrescenti in presenza di aliquote crescenti al salire del reddito.

Aliquote Irpef, le critiche di Uniconsum

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L'Unione Nazionale Consumatori interviene sull'argomento «L'Irpef è l'unica imposta progressiva rimasta. Considerato che per l'art. 53 della Costituzione il nostro sistema tributario dovrebbe essere informato a criteri di progressività, ridurre la curva di progressività dell'unica imposta che ancora rispetta questo principio di equità sarebbe l'opposto di quello che serve al Paese». Chiarisce il presidente Massimiliano Dona.

Dunque «Più che ritoccare l'Irpef, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l'Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l'aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona. Se proprio si vuole toccare l'Irpef, è la prima aliquota del 23% o la seconda del 27% che andrebbero ridotte, abbassamento di cui comunque si avvantaggerebbero anche i ceti più abbienti, non certo quella intermedia del 38%, sia per un fatto di giustizia sociale sia perché i redditi medio bassi hanno una propensione marginale al consumo maggiore rispetto ai ceti medio alti, e quindi, aumentando il loro reddito disponibile si avrebbe un maggior effetto sui consumi».

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Foto: 123rf.com
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