Il Ddl Zan contro l'omofobia che infiamma gli animi di tutta Italia: ecco cosa contiene e a che punto è la sua approvazione
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Ddl Zan calendarizzato al Senato

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Non si placano le discussioni intorno al D.D.L. Zan, il provvedimento contro l'omotransfobia "bloccato" al Senato da diversi mesi, balzato recentemente agli onori delle cronache grazie alla campagna di comunicazione che, trasmodando l'ambiente squisitamente politico, ha coinvolto influencer e celebri personalità del mondo della musica, dello moda, dello spettacolo e della cultura.

La battaglia per i diritti civili, passata attraverso l'hashtag #diamociunamano e l'esibizione della propria mano con su scritto "Ddl Zan", ha raggiunto anche il palco del concertone del 1° maggio, con un monologo del rapper Fedez che, tra le altre cose, ha criticato aspramente le frasi altamente omofobe pronunciate da esponenti della Lega e l'ostruzionismo al disegno di legge operato dai senatori del Carroccio.

Infatti, in prima fila tra i partiti contrari al provvedimento c'è proprio il partito guidato da Matteo Salvini che in diverse occasioni ha sottolineato come le priorità sarebbero altre e di considerare il provvedimento "non essenziale". In realtà, il disegno di legge ha un raggio di azione molto più ampio rispetto a quanto emerso nel corso del dibattito accentuatosi negli ultimi mesi: il testo, infatti, quanto ha l'obiettivo di combattere ogni forma di discriminazione e non parla solo di omotransfobia, ma bensì anche di tematiche come la violenza di genere e la discriminazione nei confronti dei disabili.

Cos'è il Ddl Zan?

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Il disegno di legge n. 2005 (qui sotto allegato), di iniziativa tra gli altri di Laura Boldini e dal ministro Roberto Speranza, è stato ribattezzato con il cognome del relatore alla Camera, il deputato dem Alessandro Zan, e reca "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità".

All'interno del d.d.l. sono confluite diverse proposte analoghe e la Camera ha approvato un testo unificato il 4 novembre 2020 che poi è stato trasmesso il 5 novembre 2020 al Senato e qui assegnato alla Commissione Giustizia. Da quel momento l'iter ha subito una brusca frenata, con continui rinvii, rimpalli e discussioni da parte delle forze politiche che hanno rallentato la sua calendarizzazione, decisa solo lo scorso 28 aprile 2021, nonostante la situazione appaia "tesa" e la maggioranza spaccata (13 sì e 11 no): da una parte M5S, PD, Leu e Italia Viva, partiti promotori che intendono portare fino in fondo questa "battaglia di civiltà", e dall'altra il centrodestra che ha già preannunciato una "discussione lunga e approfondita".

L'avvio dei lavori è atteso per giovedì 6 maggio e relatore del provvedimento sarà il presidente della Commissione Giustizia, Andrea Ostellari, esponente della Lega e accusato da più fronti di aver contribuito all'"impasse" creatasi in Senato, ostacolando in diversi modi la calendarizzazione della discussione.

"Il regolamento prevede che il relatore di ciascun disegno di legge sia il presidente della commissione, che ha la facoltà di delegare questa funzione ad altri commissari. Poiché sono stato confermato presidente, grazie al voto della maggioranza dei componenti della Commissione, per garantire chi è favorevole al ddl e chi non lo è, tratterrò questa delega" ha dichiarato il senatore leghista.

In realtà, notizia dell'ultim'ora, lo stesso Ostellari ha anche confermato che sarebbe "pronto un testo della Lega che mira a tutelare tutte le persone più vulnerabili, ampliando la sfera rispetto al testo Zan". Una decisione che ha scatenato forti reazioni, in particolare tra Dem e Cinque Stelle: il vicepresidente dei senatori PD in Senato, Franco Mirabelli, accusa la Lega di voler "impedire la discussione del ddl Zan" e di aver "preso in ostaggio la commissione Giustizia del Senato". La collega di partito, Monica Cirinnà, invece, suggerisce ddi "portare direttamente il testo in Aula con un accordo di maggioranza. Come accaduto per le unioni civili" qualora la commissione resti un pantano.

Nonostante questo continuo braccio di ferro sul D.D.L. Zan, destinato a non placarsi facilmente, ora spetta alla Commissione definire nel dettaglio il calendario delle varie tappe riguardanti la discussione del provvedimento: al successivo incardinamento del disegno di legge Zan, infatti, dovranno seguire le audizioni e il dibattito sulle proposte emendative. Si temono, però, tempi davvero lunghi (forse lunghissimi) per arrivare al varo della legge.

Cosa prevede il ddl contro l'omofobia

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Il disegno di legge si compone di 10 articoli e in qualche modo si riallaccia a quanto previsto dalla Legge Mancino-Reale (n. 205/1993) che punisce in maniera aggravata i reati commessi per finalità di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Il d.d.l. Zan mira a inserire "il genere, l'orientamento sessuale e l'identità di genere" nell'impianto normativo che a oggi tutela le discriminazioni, l'odio o la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi. In particolare, si ritiene che per contrastare i reati motivati da stigma sessuale (in particolar modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali), sia più efficace prevedere l'estensione dei reati puniti dalla legge Mancino-Reale anche alle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere della vittima.

Si tratta di una previsione contenuta in numerose proposte di legge già depositate in Parlamento nelle precedenti legislature. All'interno del d.d.l. si precisa come, ai fini del provvedimento:
a) per "sesso" si intende il sesso biologico o anagrafico;
b) per "genere" si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;
c) per "orientamento sessuale" si intende l'attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;
d) per "identità di genere" si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dal l'aver concluso un percorso di transizione.

Reati e sanzioni

Il d.d.l. Zan interviene sui reati di istigazione a commettere atti discriminatori o violenti (cfr. art. 604-bis c.p.) e sul compimento di quei medesimi atti per condotte motivate dal genere, dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, estendo anche ai reati comuni commessi per le stesse ragioni l'aggravante prevista dall'articolo 604-ter del codice penale.

In conseguenza delle novelle proposte all'art. 604-bis c.p., per le discriminazioni per motivi di sesso, di genere, di orientamento sessuale, di identità di genere o di disabilità sono previste le seguenti pene:
- reclusione fino ad un anno e 6 mesi o multa fino a 6.000 euro per chiunque istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su tali motivi (primo comma, lett. a);
- reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per tali motivi (primo comma, lett. b).

Introdotto anche il divieto di associazionismo basato sull'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi di genere. Il medesimo divieto si applica a coloro che, in qualsiasi forma, partecipano, promuovono, dirigono o prestano assistenza alle attività di tali gruppi o associazioni. La pena prevista in tali casi va da uno a sei anni di reclusione. Con una modifica all'art. 604-ter c.p. viene integrata l'aggravante di discriminazione con i motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità.

Pluralismo delle idee e libertà delle scelte

Particolarmente interessante, alla luce del recente dibattito, la previsione di cui all'art. 4 del d.d.l. che fa salve "la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti"-

Si richiama sostanzialmente quanto espresso dal principio costituzionale di cui all'articolo 21, primo comma, della Costituzione secondo il quale "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Giornata nazionale contro l'omofobia

Il testo prevede l'Istituzione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, il giorno 17 maggio, dedicata alla promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione nonché al contrasto dei pregiudizi, delle discriminazioni e delle violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.

Le scuole, nel rispetto del PTOF e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche sono chiamate a organizzate attività, cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità suddette.

Si interviene anche sul codice di procedura penale per inserire le persone offese da reati commessi con odio fondato sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere, tra i soggetti in condizione di particolare vulnerabilità, che giustifica nell'ambito del procedimento penale l'adozione di specifiche cautele soprattutto nell'assunzione delle prove.

Ancora, nel d.d.l. trovano spazio l'integrazione del catalogo delle competenze dell'Ufficio per il contrasto delle discriminazioni della Presidenza del Consiglio (UNAR), che provvederà all'elaborazione triennale di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere, e l'affidamento all'ISTAT del compito di svolgere indagini (con cadenza almeno triennale) sulle discriminazioni, sulla violenza e sulle caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio, al fine di verificare l'applicazione della riforma e implementare le politiche di contrasto delle discriminazioni motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere.
Scarica pdf Disegno Legge Omofobia
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