La pronuncia della Corte costituzionale ha lasciato alle Camere l'onere di intervenire sulla legislazione relativa alla diffamazione a mezzo stampa
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di Gabriella Lax - Sul carcere ai giornalisti ci vorrà ancora tempo per avere delle risposte. La Corte costituzionale ha rinviato di un anno la trattazione della questione di costituzionalità sollevata dai tribunali di Salerno e Bari in relazione norme che puniscono con il carcere i giornalisti condannati per diffamazione per dare il tempo al Parlamento di intervenire con una nuova disciplina, considerato il fatto che sul tema ci sono vari progetti di legge.

Consulta: «Necessario un bilanciamento»

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Secondo la Consulta è necessaria una complessa operazione di bilanciamento «tra la libertà di manifestazione del pensiero e la tutela della reputazione della persona, diritti entrambi di importanza centrale nell'ordinamento costituzionale». Quel che certo è la necessità di una rimodulazione del bilanciamento, improcrastinabile in relazione alle indicazioni della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

I vari progetti di legge all'esame in Parlamento

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Decisione della Corte costituzionale, considerata la pendenza in Parlamento di vari progetti di legge in materia, ha stabilito di rinviare la trattazione delle questioni all'udienza pubblica del 22 giugno 2021, in modo da dare la possibilità Camere di intervenire sul tema con una nuova disciplina della materia.

Tuttavia, mentre si aspetta la Consulta, rimangono sospesi i procedimenti penali nell'ambito dei quali sono state sollevate le questioni di legittimità discusse oggi.

Verna: «Serve un segnale forte»

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Sulla vicenda è intervenuto il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna, sottolineando «Quando si parla di una così intollerabile e anacronistica sanzione come il carcere ai giornalisti ci vorrebbe una cancellazione secca della norma, ma il segnale della Corte Costituzionale è molto forte». Ha soddisfatto la «perentorietà con cui i giudici delle leggi hanno investito il Parlamento. Questa deve essere l'occasione per una nuova legislazione per il giornalismo che sanzioni anche le iniziative giudiziarie temerarie contro la libertà di stampa».

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