Dalle "Considerazioni finali" del Governatore della Banca d'Italia, la situazione italiana post covid-19 per ritrovare la via dello sviluppo
uomini e donne confusi dentro un punto interrogativo
di Roberto Paternicò - Un breve excursus di alcune "Considerazioni finali" del Governatore della Banca d'Italia (in occasione della presentazione della relazione annuale 2019) sugli scenari presenti e le possibili prospettive future per l'Italia. Vengono esaminati i vari aspetti dell'attuale crisi, la terza che l'Italia ha affrontato, nell'ambito dell'Unione europea, nell'arco di poco più di dieci anni e in particolare vengono delineate le prospettive di breve periodo e quelle per ritrovare la via dello sviluppo.
"L'incertezza, oggi, è forte; riguarda non solo l'evoluzione della pandemia ma anche gli effetti sui nostri comportamenti, sulle abitudini di consumo, sulle decisioni di risparmio. Ci si chiede quali nuovi bisogni si affermeranno e quali consuetudini saranno definitivamente superate. E ci si interroga sulle possibili conseguenze, oltre il breve periodo, per l'organizzazione della società e dell'attività produttiva."

Le prospettive di breve periodo per l'Italia

Per contrastare l'epidemia sono state adottate drastiche misure di "distanziamento sociale" e si è decisa la chiusura, per diverse settimane, di interi settori produttivi, che contribuiscono per quasi il 30% al valore aggiunto nazionale e per circa il 35% all'occupazione complessiva. L'impatto è stato, in parte, mitigato dal ricorso al lavoro a distanza.
Nel primo trimestre 2020, il PIL ha registrato una flessione di circa il 5%. Alla metà di maggio il traffico aereo era inferiore di oltre l'80% rispetto allo scorso anno, quello autostradale di quasi il 50%; i consumi di gas per uso industriale di oltre il 15% e quelli elettrici del 6%. Negli ultimi mesi gli indici del clima di fiducia delle imprese e dei responsabili degli acquisti sono crollati. La discesa dei contagi ha consentito di avviare la progressiva riapertura delle attività produttive in questo periodo, ma ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente, diversa da quella precedente.

Due gli scenari

Il primo, vede una flessione dell'attività produttiva nel 2020 pari al 9% circa (superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013), con una previsione di parziale recupero a partire dall'estate, stante la riduzione dei contagi. Il secondo, più negativo, in relazione all'entità del calo del commercio mondiale e all'intensità del deterioramento delle condizioni finanziarie, per cui il PIL si potrebbe ridurre di un 13% quest'anno e la ripresa nel 2021 sarebbe molto più lenta.
Il calo degli investimenti, particolarmente accentuato, risente della forte incertezza delle prospettive economiche.
In breve, l'impatto dell'epidemia sui diversi settori di attività economica non è stato omogeneo. Gli effetti negativi più forti hanno coinvolto i settori dei trasporti, della ristorazione, nelle attività ricettive, in quelle ricreative e culturali, nei servizi alla persona e in larga parte del commercio, a causa della paralisi dovuta dalle misure di contenimento del virus.
Una quota rilevante dell'economia dipende dal turismo, (5% del PIL e oltre il 6% dell'occupazione). Nel commercio si è intensificata la crescita dei canali di vendita digitali. Gli acquisti online sul totale delle spese effettuate con carta elettronica, dal 23% dello scorso anno è salita al 40% nell'aprile 2020, (alimentari +170% rispetto al 2019, poi abbigliamento e vendite al dettaglio di beni a uso personale o domestico). Tendenze che potrebbero proseguire nei prossimi mesi, anche, con modalità miste (tradizionali e per via elettronica). Un processo di transizione per nuove opportunità che potrebbe premiare le aziende più dinamiche e innovative.
La caduta dell'attività economica ha ridotto le nuove opportunità di impiego, in particolare modo, per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro e per le attività stagionali. Sono colpite, con maggiore intensità, le attività tradizionalmente svolte dai lavoratori autonomi.
Nel quadro macroeconomico del Governo si prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4% del PIL e un aumento del debito pubblico al 156%.

Ritrovare la via dello sviluppo

"L'economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata.
L'incertezza è una ragione in più per rafforzare da subito la nostra economia, per muoversi lungo quel disegno organico di riforme già per molti aspetti tracciato."
Nel 2012 le nostre esportazioni hanno registrato forti avanzi commerciali e grazie a questi risultati, la posizione netta sull'estero ha raggiunto un sostanziale equilibrio. Le condizioni finanziarie delle banche e delle imprese sono migliori oggi che nel 2007.
La ricchezza netta, reale e finanziaria, delle famiglie italiane è ancora pari a 8,1 volte il reddito disponibile contro il 7,3 nella media dell'area dell'euro e il debito familiare a fine 2019, dal confronto internazionale, ammontava a poco meno del 62% del reddito disponibile, contro il 95% della media dell'area dell'euro (con una punta di oltre il 200% nei Paesi Bassi), il 96% negli Stati Uniti e il 124% nel Regno Unito.
Alla fine del 2019 il debito delle imprese italiane era pari al 68% del PIL, contro il 108% dell'area dell'euro e sino al 150% in Francia e nei Paesi Bassi.
Questi dati, più confortanti, potrebbero sostenere la capacità di ritornare a una crescita sostenuta ed equilibrata per offrire una nuova situazione alle generazioni future, tenendo conto che la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni si potrebbe ridurre di oltre 3 milioni nei prossimi 15 anni.
Necessario recuperare il ritardo accumulato nelle infrastrutture, sia quelle tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, sia quelle ad alto contenuto innovativo, come le reti di telecomunicazione, necessarie per sostenere la trasformazione tecnologica della nostra economia
Migliorare la qualità del "capitale umano", affrontando i problemi di fondo del sistema scolastico, dell'università e della ricerca per cui una migliore istruzione rende di più in un paese che innova per creare migliori e più diffuse opportunità di lavoro.
Le famiglie italiane dovrebbero investire di più in conoscenza (siamo al penultimo posto nell'Unione europea per quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo di studio terziario e al primo per incidenza di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano). Lo Stato investe nelle università circa 8 miliardi, la metà in rapporto al PIL di quanto fanno i paesi a noi più vicini.
Le imprese per essere competitive devono investire in nuove tecnologie e in innovazione, aprendosi a capitali e professionalità esterne nonché curare la formazione del personale.
La crisi del settore turistico ha evidenziato la rilevanza economica del patrimonio naturale e storico-artistico, identità stessa del nostro paese, che va preservato e reso sempre più fruibile affinché possa contribuire allo sviluppo.
Le risorse pubbliche necessarie per finanziare tutti questi interventi possono derivare da una ricomposizione del bilancio pubblico con un recupero di base imponibile, una riduzione dello spread sui titoli di Stato e un uso pragmatico e accorto dei fondi europei. Al netto degli interessi pagati, la spesa pubblica italiana sarebbe in linea con quella media dell'area dell'euro, anche se quella pensionistica è più elevata e destinata a crescere ulteriormente per l'invecchiamento della popolazione.
Le entrate fiscali sono, sostanzialmente, allineate alla media degli altri paesi, ma è più elevato il cuneo fiscale sul lavoro. Ciò che soprattutto ci differenzia dalle altre economie avanzate è l'incidenza dell'economia sommersa e dell'evasione che si traduce in una pressione fiscale troppo elevata per quanti rispettano le regole.
Il debito pubblico è, quindi, sostenibile, ma l'alto livello dipende dal basso potenziale di crescita dell'Italia.
Tutti gli obiettivi sono perseguibili con un forte aumento dell'accumulazione di capitale (fisico e immateriale), con una crescita dell'efficienza produttiva e sciogliendo i nodi strutturali che, per tanti anni, non sono stati allentati pesando in modo crescente nel nuovo contesto tecnologico e d'integrazione internazionale.
Assibot
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Foto: 123rf.com
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