Come consentire al militare di intervenire nel procedimento amministrativo con cui l'Ente militare dispone il trasferimento d'autorità del dipendente
uomo in partenza con valigia
Avv. Francesco Pandolfi - Quando l'amministrazione militare dispone un trasferimento d'autorità nei confronti del proprio dipendente, questi può ricorrere in giudizio:
- lamentando di non aver avuto la possibilità di intervenire attivamente nell'avviato procedimento,
- criticando l'impostazione dell'ordine nei casi ove questo appare privo di una minima motivazione,
- contestando l'eventuale difesa erariale che dovesse risultare impostata su una motivazione postuma del provvedimento dell'ente militare.

Il Tar Lombardia sul trasferimento d'autorità

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Il principio, contenente i criteri orientativi suesposti, è stato fissato dal Tar Lombardia con la sentenza n. 113 del 17 dicembre 2019, pubblicata in data 20 gennaio 2020, non appellata.
Vediamo, in estrema sintesi, ciò che è stato deciso dalla Terza Sezione.
Il militare interessato riferisce di essere stato vittima dell'agire illecito di un suo collega, resosi autore di alcuni reati.
Il Ministero della Difesa gli comunica l'ordine di impiego con cui dispone il suo trasferimento d'autorità, senza intervento alcuno del dipendente nel procedimento e senza motivazione amministrativa circa il repentino provvedimento.
In corso di causa, poi, l'amministrazione documenta che il collega antagonista è stato trasferito ad altra sede per incompatibilità ambientale, mentre non risulta se siano state valutate le ragioni e la reale necessità del trasferimento del militare di cui parliamo.
Per altro, il Collegio giudicante si mostra critico nei confronti dell'Avvocatura dello Stato nel momento in cui questa, mediante motivazione postuma, cerca di introdurre nel giudizio elementi valutativi che dovevano invece essere presenti nel provvedimento impugnato.

Nessuna valida ragione per il trasferimento

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Appurato che il collega dell'interessato era stato l'unico responsabile dei fatti, per i quali era pure stato condannato penalmente e civilmente per l'aspetto risarcitorio, i giudici giungono alla conclusione che riguardo al militare ricorrente non c'era in realtà alcuna valida ragione per trasferirlo in virtù della ritenuta incompatibilità ambientale, se ed ove realmente esistente.

La decisione

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Il ricorso viene accolto e il provvedimento amministrativo annullato, con obbligo dell'Amministrazione a ricollocare l'interessato nella sede di servizio antecedente il trasferimento.

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Si occupa principalmente di Diritto Militare in ambito amministrativo, penale, civile e disciplinare ed и autore di numerose pubblicazioni in materia.
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Foto: 123rf.com
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