Cogita denuncia il bando Agcm e scrive al ministro della Giustizia Bonafede: «Ennesimo episodio di svilimento dei laureati in Giurisprudenza, sotto-qualificati»
cappello di laurea sopra pila di libri

di Gabriella Lax - Una sorta di "volontariato qualificato" quello richiesto da un bando Agcm per sedici laureati in legge, con ulteriori competenze specifiche, tra cui l'abilitazione alla professione forense (vai al bando sul sito Agcm). Da qui prende le mosse la lettera di Cogita (Coordinamento giovani giuristi italiani) al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Il bando di Agcm

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Motivo del contendere un bando Agcm che cerca 16 professionisti già abilitati alla professione forense, con i seguenti requisiti:

- aver conseguito una laurea in materie giuridiche, con votazione non inferiore a 105/110, ed aver conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense;

- non avere compiuto l'età di trent'anni alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Avviso relativo alla presente selezione;

- aver maturato esperienze di studio e professionali attinenti agli interessi ed alle competenze istituzionali dell'Autorità;

- non aver frequentato periodi di praticantato con rimborso spese a seguito di selezioni bandite dall'Autorità.

La lettera al ministro Bonafede

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Un bando che si qualifica come «l'ennesimo episodio di svilimento dei laureati in Giurisprudenza, sotto-qualificati rispetto alle competenze possedute ed alle mansioni svolte e sottopagati» scrive il coordinamento nella lettera inviata, oltre che all'Autorità interessata, ai ministri Bonafede e Dadone, al Consiglio Nazionale Forense e all'Ordine degli Avvocati di Roma.

E, sempre in riferimento al bando Agcm «L'episodio appare tanto più grave considerando che l'iniziativa proviene da un ente di indiscusso prestigio come un'Autorità indipendente, per giunta proprio l'Autorità istituzionalmente preposta alla tutela della concorrenza nel mercato: una concorrenza che, nel mercato del lavoro dei giuristi, appare inevitabilmente al ribasso. Come "Coordinamento Giovani Giuristi Italiani" prendiamo decisamente posizione contro ogni forma di sfruttamento e di prevaricazione dei diritti dei giovani colleghi laureati in Giurisprudenza, che intendono affacciarsi al mondo delle professioni legali con dignità. Auspichiamo un ripensamento dell'Autorità in ordine a questa e ad analoghe iniziative»·

Le considerazioni di Cogito

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Secondo il coordinamento dei giovani giuristi sarebbe lo Stato, nel casi di questo bando, ad avallare lo sfruttamento dei laureati in legge che, inoltre, hanno superato con successo l'esame di avvocati. Uno sfruttamento che prevede «un ulteriore periodo di "praticantato": durata massima di diciotto mesi e rimborso spese di 1.000,00 euro lordi (a conti fatti, 800,00 euro netti)». Come testimoniano i giovani giuristi il praticantato «è naturalmente precedente all'abilitazione, e difficilmente si riesce ad immaginare una pratica successiva alla conseguita abilitazione richiesta dal bando in questione». Dal punto di vista retributivo infine «un rimborso spese di 800,00 euro netti è persino inferiore alla già bassa retribuzione media mensile a cinque anni dalla laurea di un laureato in Giurisprudenza, che ammonta a 907,00 euro (dati Unioncamere - ANPAL), e sfiora la soglia di povertà: per giunta ai "praticanti" selezionati è fatto divieto dal bando di svolgere altre attività, anche di lavoro autonomo».

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(04/02/2020 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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