La proposta di Luigi Marattin obbliga alla presentazione di un documento d'identità per aprire profili social. Ma c'era già una proposta in tal senso e, anche in questo caso, non mancano le critiche
Rappresentazione simbolica del socialnetwork

di Gabriella Lax - Chi vuole iscriversi ad un social network dovrà munirsi di carta d'identità. Si eviterebbero così tanti problemi legati a fake news o, peggio, a crimini commessi sotto falsa identità. A rilanciare il tema, già oggetto di una proposta di legge, ci pensa Luigi Marattin di Italia Viva.

Marattin: «Documento identità per aprire profili social»

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La proposta dell'economista renziano arriva su Twitter, rilanciando una frase postata da Gabriele Muccino. «Da oggi al lavoro - scrive - per una legge che obblighi chiunque apra un profilo social a farlo utilizzando un documento d'identità. Poi prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così».

Social network, carta d'identità obbligatoria: la proposta già presentata

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Quella rilanciata da Marattin non è una novità nel campo legislativo. Da tempo si pensa a questa soluzione. Una carta d'identità necessaria per iscriversi ai social network ed ai servizi online è la richiesta contenuta in un disegno di legge presentato al Senato ad ottobre, firmato dai senatori Malan, Damina, Vitali, Aimi, Floris, Pagano, Cangini, Giammanco. La proposta modifica il decreto legislativo n. 70 del 9 aprile 2003 dal titolo "Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al

Guida legale" href="https://www.studiocataldi.it/articoli/23021-come-aprire-un-e-commerce.asp" class="keyword-link">commercio elettronico".

Leggi Social network: arriva la carta d'identità obbligatoria

Perché non servirebbe la carta d'identità per aprire i social

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Ma l'idea della carta d'identità obbligatoria per aprire i social a qualcuno pare superflua e inutile. Perché? È presto detto: intanto oggi non viviamo nell'anonimato sui social. Nel momento in cui si decide di navigare in rete si viene identificati da un indirizzo IP, un acronimo che sta per Internet Protocol, che indica dove si trova il computer o il telefonino collegato alla rete quando mandiamo un messaggio. Così le forze dell'ordine sanno dove eventualmente intervenire. Ma le proposte sono avversate anche per motivi più pratici: i social avrebbero a disposizione un grande archivio con dati sensibili come le copie delle carte d'identità di ogni iscritto, cosa non proprio edificante considerato che si tratta di società commerciali.