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Daspo ai professionisti per i crediti falsi

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Trenta miliardi da investire in un Piano antievasione per tracciare i pagamenti e impedire le compensazioni indebite. Ma Villarosa (M5S) smentisce il progetto ed il Daspo
mano con divieto di accesso

di Gabriella Lax - Sospensione temporanea o permanente nel caso in cui commercialisti, consulenti del lavoro e altri intermediari abilitati chiamati a certificare il diritto alle compensazioni certificano in modo fraudolento crediti inesistenti. Questo comporterebbero le nuove norme sul Daspo per i professionisti.

  1. Daspo ai professionisti, progetto per il recupero dall'evasione fiscale
  2. Daspo, il no dei commercialisti e le proposte
  3. La smentita di Villarosa: nessun Daspo per i commercialisti
  4. Aidc sulle nuove misure per incentivare pagamenti elettronici

Daspo ai professionisti, progetto per il recupero dall'evasione fiscale

Il progetto, a quanto si apprende, servirebbe a mettere un freno al fenomeno delle compensazioni fraudolente e recuperare tra i 5 ed i 7 miliardi dall'evasione fiscale. Cosa più importante però, alla base del sistema ci sarebbe la creazione di una piattaforma di certificazione dei crediti previdenziali che attesti la fondatezza degli importi utilizzati in compensazione. Un lavoro portato avanti dall'Inps per smascherare i fenomeni fraudolenti come nel caso delle cosiddette società che nascono e muoiono e che creano crediti inesistenti da riutilizzare o cedere ad altri. Il tutto richiede però tempi e modalità che non sono immediatamente realizzabili: intanto per arginare le compensazioni indebite si pensa ad un doppio intervento affinchè il Durc rilasciato sia irregolare o negativo se sono state effettuate compensazioni ad alto rischio di evasione.

Nel mirino ci sono commercialisti e consulenti del lavoro che appongono un visto di conformità "infedele" e certificano in modo fraudolento crediti inesistenti. Il daspo, ossia la loro sospensione potrebbe essere temporanea o permanente in relazione alla gravità della violazione. In ogni caso risulterebbe fondamentale a funzione di vigilanza e sanzionatoria attribuita agli Ordini nei confronti dei propri iscritti in caso di segnalazioni su comportamenti illeciti. Ma il daspo sarebbe solo una parte del Piano antievasione da sviluppare puntando a tracciare i pagamenti da un alto ed impedire le compensazioni indebite. Una lotta ai pagamenti in nero che inevitabilmente deve imporre la tracciabilità degli acquisti.

Daspo, il no dei commercialisti e le proposte

Proprio non ci stanno i commercialisti ad accettare l'ipotesi del daspo e si mettono "sul piede di guerra", non in modo sterile bensì avanzando una serie di proposte per far fronte alla confusione creata dall'utilizzo degli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa).

Proposte che passano dalla «rimozione delle criticità riscontrate nel funzionamento di alcuni indici di anomalia con riferimento a tutti i 175 Isa approvati e non solo per gli 89 Isa in revisione quest'anno», toccano la «codificazione normativa del principio che gli Isa evoluti si applicano, se più favorevoli per il contribuente, anche ai periodi d'imposta precedenti e la sperimentalità degli Isa per il 2018 ai fini della formazione delle liste selettive di controllo». Le proposte sono al vaglio tavolo del ministero dell'Economia dal Consiglio nazionale dei commercialisti, guidato da Massimo Miani.

Lo stesso Miani si era detto sconcertato dalla notizia. «Il Daspo ai commercialisti che rilasciano attestazioni per crediti fiscali inesistenti è una misura inutile - ha spiegato - per il semplice fatto che già ora i commercialisti che così si comportano sono soggetti non solo a sanzioni amministrative, ma anche a responsabilità penali, perché anche di recente la Corte di Cassazione ha affermato che la condotta integra il reato di "dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici", punibile da 1,5 a 6 anni di reclusione ex art. 3 del DLgs. 74/2000 - dunque - come liberi professionisti a cui lo Stato chiede attività di controllo e presidio, gravandoci di stringenti responsabilità anche penali restiamo francamente sconcertati da un approccio enfatico che lascia intendere che fino a oggi queste responsabilità non ci fossero. Come cittadini e contribuenti, manifestiamo invece preoccupazione, perché non è certo con norme inutili a uso e consumo di titolo di giornale che si possono trovare i 7 miliardi che attualmente mancano all'appello nella NaDef. Restiamo come sempre a disposizione delle istituzioni e della politica - conclude Miani - ma chiediamo rispetto». Inoltre, una nota firmata da Adc - Aidc - Anc - Andoc - Fiddoc - Sic - Unagraco - Ungdcec - Unico ribadisce che «Le professioni dei dottori commercialisti e consulenti del lavoro, in quanto professioni ordinistiche, hanno come pilastro della loro esistenza la deontologia. La violazione delle norme deontologiche comporta sanzioni quali la sospensione e la radiazione - dunque - Non esiste nel sistema di norme soggetto diverso dal Consiglio di Disciplina degli Ordini legittimato a sospendere l'attività di un collega, al più organi esterni segnalano al Consiglio dell'Ordine competente il fatto. La potestà del giudizio è però rimessa all'autonomia del Consiglio di Disciplina nominato dal Tribunale».

La smentita di Villarosa: nessun Daspo per i commercialisti

«Non esiste alcuna proposta che voglia mettere un Daspo per i commercialisti nei confronti dei quali esistono già delle sanzioni e delle segnalazioni all'Ordine». Ad affermarlo, come riporta il sito del Cndcec, è sottosegretario al Mef del M5s Alessio Villarosa, che sembra così chiudere, almeno per il momento, la polemica nata dopo che alcune testate avevano anticipato la misura allo studio del Governo. «Non viene da noi questa proposta e non capisco perché venga attribuita al governo» prosegue ricordando l'incontro coi rappresentanti dei commercialisti sugli Indicatori sintetici di affidabilità su cui «abbiamo entrambi proposte in campo che torneremo a verificare nei prossimi giorni».

Aidc sulle nuove misure per incentivare pagamenti elettronici

Alle novità che preoccupano i commercialisti si aggiunge quella che riguarda l'introduzione di specifiche misure per incentivare l'utilizzo dei pagamenti elettronici. L'obiettivo è sempre contrastare l'evasione fiscale da un lato e, dall'altro, favorire l'utilizzo da parte dei consumatori di metodi di pagamento più sicuri. In una nota, l'Associazione italiana dottori commercialisti ribadisce di aver già espresso «preoccupazione per l'estensione alla Gdf della disponibilità dei dati bancari dei contribuenti, nonché per la facoltà delle Fiamme Gialle di chiedere misure cautelari». E, per questo, chiede «Dove stiamo andando? Quale prezzo civile è lecito pagare per sostenere il traballante bilancio dello Stato? mentre piccoli e medi imprenditori e professionisti continuano a chiudere attività e studi».

(06/10/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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